IL BAMBINO PICCOLO COSTRUTTORE DELL’INTELLIGENZA (2°parte)

Da sempre, nella crescita del bambino, le prime parole e i primi passi, hanno avuto il valore di simboliche pietre miliari, vengono sempre considerati i primi progressi fondamentali. Le prime parole implicano lo sviluppo del linguaggio, i primi passi, la possibilità di camminare. Di conseguenza sono avvenimenti molto importanti per la famiglia, e la madre accorta e intelligente ne segnerà la data sul suo diario.
Ma camminare e parlare sono conquiste piuttosto difficili. Occorrono molti sforzi prima che il bambino riesca a tenere in equilibrio il suo corpicino goffo, con la testa troppo pesante, sulle sue gambette corte. La parola stessa è un mezzo di espressione molto complesso. Quindi non è possibile che queste due siano le prime conquiste nella vita di un bambino.
La sua intelligenza e il suo senso di equilibrio devono aver già compiuto un lungo cammino, saper parlare e saper camminare dritti non rappresentano che le tappe più evidenti. Ma la strada seguita per arrivare a queste conquiste merita tutta la nostra attenzione. Per la madre è un compito al quale ella deve consacrare molta pazienza e molto amore; deve nutrire contemporaneamente il corpo e l’anima del suo bambino; tuttavia, l’anima deve avere la precedenza su un corpo. Le si chiede di trascurare solo temporaneamente alcuni principi, talune molto lodevoli, come per esempio quello della pulizia, poiché in quel momento essi non hanno che un’importanza di secondo piano. Il bambino che comincia a mangiare da solo non è ancora capace, ovviamente, e si sporca. Bene! Bisogna sacrificare la pulizia per il suo bisogno giustificato di attività. Durante la crescita il bambino perfezionerà i suoi movimenti e imparerà a mangiare senza sporcarsi. La pulizia acquisita sarà un autentico progresso, un trionfo per lo spirito del bambino. Lo sforzo di volontà di cui è capace si rivela attraverso una serie di attività razionali che compie continuamente.
Così, molto tempo prima di parlare o di camminare, verso la fine del primo anno di vita, il bambino comincia ad agire, come se obbedisse ha una voce interiore.
I suoi tentativi di mangiare da solo, impadronendosi del cucchiaio, sono commoventi. Non riesce a portare alla bocca la minestra di cui ha voglia, ha fame, eppure respinge tutti quelli che vogliono aiutarlo. È solo dopo aver placato il suo bisogno di attività che accetta l’aiuto della madre. È spaventosamente sporco ma il suo visetto brilla di contentezza e di intelligenza. Ora che i suoi sforzi sono stati coronati da successo, si lascia imboccare tutto sorridente. E constatiamo meravigliati che un bambino educato in questo modo riesce fin dal primo anno di vita a servirsi e a mangiare da solo. Non sa ancora parlare ma capisce molto bene ciò che gli si dice e cerca di compiere gesti che possono corrispondere alle nostre parole.
Il terzo principio afferma che poiché il bambino è sensibile più di quanto si creda alle influenze esterne, dobbiamo essere molto prudenti nelle nostre relazioni con lui.
Se non abbiamo abbastanza esperienza o amore per riconoscere tutte le espressioni importanti e delicate della vita infantile, se non siamo capaci di rispettarle, ci accorgeremo soltanto di quelle che si manifesteranno in maniera violenta, e a quel punto il nostro aiuto arriverà troppo tardi.
Inoltre, alcuni genitori hanno principi pedagogici differenti: non si preoccupano del pianto dei loro figli, sapendo bene, per esperienza, che poi alla lunga smetteranno di piangere e si calmeranno da soli. Dicono che se interveniamo per consolarli con le carezze, I bambini piangeranno apposta per farsi consolare tutti diventeranno schiavi di bambini così viziati. Bisogna rispondere loro che tutti i pianti che sembrano non avere senso compaiono molto prima che il bambino si sia abituato alle nostre carezze. Il pianto esprime un malessere reale che turba il suo animo. Per costruire la sua vita interiore, il bambino ha bisogno di pace e di tranquillità. Noi, invece, lo disturbiamo continuamente con il nostro intervento brutale. In più sabbatte su di lui una valanga di impressioni che si susseguono con rapidità tale da non lasciargli il tempo di assimilarle.
Allora il bambino piange come quando un pasto eccessivo gli provoca difficoltà a digerire. Se lasciamo che il bambino asciughi da solo le sue lacrime, trascuriamo i suoi bisogni. La ragione essenziale del suo pianto ci sfugge perché troppo sottile e, tuttavia, è in essa che si trova la spiegazione di tutto. La nostra comprensione lo consola, lo aiuta a capire le sue osservazioni e a sviluppare il suo istinto sociale.
Non diciamogli “Non è niente” quando afferma di provare una qualche sofferenza, dobbiamo accogliere la sua sensazione di disagio e cercare di consolarlo con tenerezza, senza dare, tuttavia, troppa importanza al fatto.
Dire “Non è niente” a un bambino che non si sente bene significa confonderlo perché è come negare una sua sensazione proprio nel momento in cui vorrebbe riceverne una conferma da noi. Invece, la nostra partecipazione lo incoraggia a raccogliere altre esperienze mostrandogli al tempo stesso come partecipare al dolore degli altri.
(da “Scritti e documenti inediti e rari“, Roma, Opera Nazionale Montessori)

Alessia Salvini Tata&FamilyCoach Montessori
“IL MONTESSORI A CASA”

IL BAMBINO PICCOLO COSTRUTTORE DELL’INTELLIGENZA (1° parte)

La peculiarità dell’educazione nuova è di OSSERVARE il bambino e di individuare i più piccoli segni di fioritura della sua personalità. Proviamo ad elencare i principi che possono aiutare la madre nella ricerca della via migliore.
Il punto più importante è rispettare e comprende tutte le forme relazionali di attività del bambino.
Il più delle volte le espressioni della vita infantile in grado di svelare la sua potenza interiore sfuggono alla nostra comprensione; ora, poter dare una risposta alle esigenze profonde alle quali esse corrispondono aiuterebbe propriamente il bambino a sviluppare le sue energie. Quando parliamo di “attività infantile” pensiamo generalmente a qualche particolare episodio, osservato poiché esso ha colpito la nostra avara attenzione. Forse si può trattare di qualche reazione negativa di una devianza psichica causata da mancanza di attività o dall’esplosione di un’energia repressa troppo lungo.
Ma i segni dell’autentica attività infantile non sono facili da scoprire, bisogna credere in questo bene nascosto nel bambino e prepararsi a coltivarlo con amore. Soltanto così saremo in grado di apprezzarlo in tutto il suo valore. È in questo modo che genitori dovrebbero prepararsi se vogliono arrivare a comprendere chiaramente le manifestazioni normali.
Ecco la storia di una bambina di tre mesi che aveva appena scoperto l’esistenza delle proprie mani: si sforzava per osservare bene ma le sue braccia erano troppo corte per riuscire a vederle doveva sgranare gli occhi. Quindi, era in grado di compiere un autentico sforzo. C’erano molte cose intorno a lei che avrebbe potuto osservare ma solo le sue mani la interessavano. I suoi sforzi erano la manifestazione di un istinto che le faceva sacrificare la sua comodità per la soddisfazione di un desiderio interiore. In seguito venne dato a questa bambina un oggetto da toccare. Teneva questo oggetto con indifferenza. Apparentemente non la interessata. Allora apriva la mano e lo lasciava cadere senza più curarsene.
Invece, il suo visino assumeva un’espressione intelligente ogni qual volta si sforzava per afferrare qualcosa con le mani, spesso inutilmente, da vicino o da lontano. Se le osservava con aria interrogativa come per dirsi: “perché certe volte ci riesco e certe altre no?”.
All’età di sei mesi lei venne dato un sonaglio d’argento. Le venne posto tra le mani aiutandola a scuoterlo per farlo suonare. Dopo qualche minuto lo lasciò cadere. Il sonaglio venne raccolto e le venne restituito, e così di seguito per più volte. Sembrava che la bambina avesse uno scopo buttando a terra il sonaglio e sforzandosi per riprenderlo immediatamente dopo. Un giorno, mentre teneva ancora quest’oggetto, anziché aprire la mano come al solito, cominciò a sollevare un dito, prima uno, poi un altro, un altro ancora, poi l’ultimo….e il sonaglio cadde a terra. La piccola osservava le sue dita con immensa attenzione. Ripeté il movimento continuando ad osservare le sue piccole dita. È evidente che ciò che le interessava non era il sonaglio ma il gioco, la “funzione” delle sue dita, capace di tenere un oggetto: questa scoperta la riempiva di gioia. All’inizio questa bambina aveva lottato per arrivare a osservare la sua mano, ora ne studiava il funzionamento. La madre, intelligente, si accontentava di raccogliere pazientemente il sonaglio e di restituirglielo. In questo modo partecipava alla attività della figlia e capiva quanto fosse importante per lei la ripetizione di questo esercizio. Non è che un piccolo episodio, che spiega però i bisogni più semplici di un bambino in tenera età. Se questa bambina non fosse stata ben osservata, le avrebbero tolto il sonaglio affinché non lo buttasse più atterra apposta, e tutto ciò che abbiamo appena descritto sarebbe passato inosservato.
Così, si sarebbe soppresso un metodo molto efficace per sviluppare la sua intelligenza. Anziché riempirsi di gioia, la bambina sarebbe scoppiata a piangere, proprio questi pianti, apparentemente immotivati, dei quali non ci curiamo, gettando dalla nascita un velo di incomprensione tra noi e la sua anima. Forse molti non sospettano l’esistenza di questa vita interiore nei bambini molto piccoli. Bisogna certamente imparare a capire il linguaggio dell’anima che si sveglia in loro, come ogni altro linguaggio, se vogliamo comprendere i loro bisogni profondi e convincerci della loro importanza per lo sviluppo della vita. Il rispetto della libertà del bambino consiste nell’aiutarlo nei suoi sforzi per crescere. Il secondo principio insiste sulla necessità di assecondare per quanto possibile il desiderio di attività del bambino: non servirlo ma iniziarlo all’indipendenza.
(da “Scritti e documenti inediti e rari“, Roma, Opera Nazionale Montessori)

Alessia Salvini Tata&FamilyCoach Montessori
“IL MONTESSORI A CASA”

LAVORO MONTESSORI: SETACCIARE

ETA’
Dai 24 mesi
DESCRIZIONE
Un vassoio di legno contenente tre ciotole di ceramica: due dello stesso colore e una diversa: le due uguali sono posizionate appaiate davanti e sono vuote; quella di colore diverso dietro è riempita per metà di semolino e piselli verdi secchi mescolati insieme.
Davanti alle ciotole, vi sono appoggiati, orizzontalmente (col manico dalla parte destra), un cucchiaino e un piccolo setaccio (col manico rivolto verso sinistra).
PRESENTAZIONE
Dopo che il bambino ha preso il lavoro e lo ha portato al tavolo, lo si invita a sedersi e ci si siede alla sua destra: “Ti faccio vedere come si setaccia”.
Si afferra e si tiene fermo con la mano sinistra il setaccio.
Con la destra si afferra il cucchiaino con la sua presa specifica.
Si solleva il cucchiaino, lo si porta sopra la ciotola col semolino e ve lo si affonda dentro.
Se ne prende una quantità, si solleva il cucchiaino, lo si sposta fin sopra la ciotola col setaccio, lo si abbassa poggiandolo dentro e vi si rovescia il semolino con i piselli.
Con un gesto rotatorio si “passa” il tutto nel setaccio, facendo in modo che il semolino ricada nella tazza sottostante e i piselli rimangano nel setaccio.
A questo puntosi toglie il cucchiaino dal setaccio, con la mano sinistra su solleva quest’ultimo, lo si porta sopra la ciotola vuota e vi si rovesciano dentro i piselli secchi.
Se il bambino ha pazienza si ripete questa operazione fino a travasare l’ultimo granello di semola, altrimenti lo si coinvolge nella presentazione.
Una divisi nelle due tazze il semolino e i piselli, si appoggiano sul vassoio il cucchiaino e il setaccio e, con entrambe le mani si afferrano prima la tazza di sinistra (col semolino), poi la tazza di destra (con i piselli) e si rovesciano nella tazza rimasta vuota.
Si lascia che il bambino si dedichi all’attività liberamente per il tempo che desidera, ritirandoci con discrezione.
Quando il bambino avrà esaurito il suo interesse per l’attività lo si inviterà a riporre il materiale: “Mettiamo a posto il vassoio? Vuoi trasportarlo tu?” Se il bambino lo desidera, gli lasciamo riporre il vassoio al suo posto.
SCOPO DIRETTO
Coordinazione oculo-manuale e dei movimenti.
Raffinamento psico-motorio.
Setacciare.
SCOPO INDIRETTO
Esplorazione sensoriale di un oggetto di vita quotidiana.
Sviluppare la concentrazione e favorire l’indipendenza.
PUNTO D’INTERESSE
La resistenza esercitata dalle maglie del piccolo setaccio verso l’elemento più grande.
Il rumore prodotto dallo sfregamento tra cucchiaino e passino e dal materiale che cade nella tazza vuota.

(tratto da “IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori)

Felice lavoro e Voi tutti….e raccontatemi le vostre esperienze!

Alessia Salvini