PERCHÉ LA SCUOLA FALLISCE?

“Nella scuola gli educatori di solito richiedono e accettano prestazioni meccaniche, ritualistiche o convenzionali, quelle che gli studenti offrono quando semplicemente rispondono, nel sistema simbolico desiderato, buttando fuori i particolari complessi dei fatti, concetti o problemi che sono stati loro insegnanti”. (H. Gardner)
Secondo Gartner bisognerebbe prendere molto sul serio la risposta che spesso i genitori si sentano dare dei propri figli a ritorno da scuola: “Che cosa hai fatto stamattina?”; la risposta è spesso “Niente”. Non è solo lo schernirsi o il non voler parlare, forse è vera alla lettera. Forse questo accade perché a scuola nessuno gli pone più l’altra domanda: “Ma tu hai capito veramente?”. L’approssimazione, la semicomprensione, oltre alla noia intellettuale proliferano; poca è la competenza come capacità di trasferire in contesti nuovi gli strumenti concettuali che si sono acquisiti. Così quando gli studenti escono da scuola, di fronte a banali problemi di fisica o di matematica, ma anche di lingua e di storia, nei quali non hanno saputo riconoscere le tematiche studiate a scuola, ricadono in modi di ragionare ingenui, dove dominano le spiegazioni elaborate intuitivamente dalla mente del bambino piccolo, quei copioni iniziali e quelli stereotipi imparati da bambino. E questo accade perché gli insegnamenti scolastici vengono sopraffatti dagli apprendimenti della mente non scolarizzata. Secondo Gardner: “Non ci siamo resi conto che in quasi tutti gli studenti c’è la mente non scolarizzata di un bambino di cinque anni che lotta per emergere e per esprimersi”.
La scuola, anche quando sembra funzionare con successo, ma anche proprio obiettivi più importanti, che sono la comprensione adeguata di contenuti e concetti.
Quando va bene, e non sempre succede, il bambino apprende una serie di conoscenze che poi non riesce ad utilizzare in contesti nuovi e più ampi, appare come intrappolato nella logica del compromesso delle risposte corrette.
Gardner si pone una importante domanda: “Perché i membri di una specie capace di impadronirsi con tanta facilità di certi concetti e di certe abilità vanno incontro a difficoltà così notevoli quando si tratta di far proprie quelle abilità e quelle capacità di comprendere che la scuola nelle sue espressioni migliori cerca di trasmettere loro?”. É la stessa domanda della Montessori!!
Se sistemi educativi molto diversi danno risultati molto simili e tutt’altro che apprezzabili, e se ciò accade proprio nel momento in cui c’è stata la massima forma di investimento statale nell’istruzione, vuol dire che siamo non di fronte ad una crisi congiunturale, ma strutturale, di sistema. Oramai i palliativi e gli inseguimenti delle riforme hanno deluso le aspettative; se continuano ad esistere ancora speranze affidate a parole magiche come “autonomia”, “progetto”, ecc., questo accade per una forma di inerzia intellettuale.
La cosa più sorprendente è però costituita dal fatto che le scoperte montessoriane sono state confermate solo dalla ricerca psicologica del nostro secolo quindi il paradigma montessoriano è ancora vero.

Maria Montessori fece una straordinaria e “naturale” scoperta nel bambino: la presenza di insospettate energie psichiche latenti, che si sono mostrate attraverso un fenomeno di polarizzazione dell’attenzione.
Essa stessa dice:”Io cominciai la mia opera come un contadino che avesse a parte una buona semente di grano e al quale fosse stato offerto un campo di terra feconda per seminarvi liberamente. Ma non fu così: appena mossi le zolle di quella terra, io trovai oro invece che grano: le zone nascoste nascondevano un prezioso tesoro”.
L’incredulità e la sorpresa iniziale della Montessori si trasformarono in una vera e propria teoria della mente e della personalità infantile ed in un’organica proposta educativa. Il tesoro nascosto, il capitale invisibile contenuto in ogni generazione di figli dell’uomo può essere messo a disposizione dell’umanità.
Ma se la mente del bambino è così potente perché allora nella scuola i risultati sono così scarsi e si fa tanta fatica ad insegnare e ad apprendere?
Lascio a voi tutti, soprattutto a chi “lavora” quotidianamente con bambini e ragazzi, questa profonda riflessione e l’eventuale ardua risposta.
(bibliografia: R. Regni – “Infanzia e società in Maria Montessori”)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

ATTIVITA’ MONTESSORI: SACCHETTI CON OGGETTI CLASSIFICATI E NON CLASSIFICATI DA APPAIARE (dai 16 mesi del bambino)

DESCRIZIONE
Due sacchetti di stoffa contenenti oggetti classificati o non classificati tra loro (cioè appartenenti o non appartenenti ad un unico tema) che il bambino già conosce.
Si lavora terra su di un tappeto.

PRESENTAZIONE: Coppia di sacchetti contenenti oggetti non classificati.
Quando il bambino mostra interesse per questo materiale lo si invita a lavorare (si può presentare anche a più bambini insieme volendo) .
Si prende uno dei due sacchetti e lo si appoggia sul tappeto.
Si mostra al bambino come si apre e come si chiude lentamente, ripetendolo più volte.
Si invita il bambino o i bambini uno alla volta, ad aprire e chiudere il sacchetto.
Si apre nuovamente il sacchetto e si guarda cosa c’è dentro.
Si estrae il primo oggetto dicendo: “Ora cerco…. un cucchiaino.” Si estrae dal sacchetto il cucchiaino e lo si appoggia sul tappeto.
Si prende l’altro sacchetto, si infila dentro la mano e con aria interessata si dice: “Adesso cerco anche qua un cucchiaino ….eccolo!”
Lo si estrae dal sacchetto e lo si posiziona sul tappeto accanto all’altro uguale.
Si continua nello stesso modo per gli altri oggetti contenuti nei sacchetti invitando il bambino o i bambini a partecipare (se lo desiderano), dando eventualmente un sacchetto a uno di loro. Una volta estratti tutti gli oggetti, si mostra ai bambini il sacchetto vuoto e si dice: “Li rimettiamo nel sacchetto?”
Ora, volendo, si invita il bambino, o i bambini uno alla volta, a riporre l’oggetto che si nomina ad alta voce fino a rimettere tutti gli oggetti nei sacchetti.
A questo punto i sacchetti vengono chiusi e rimessi al loro posto.

SCOPO DIRETTO
Ampliamento e fissazione del vocabolario.
In questa attività il bambino compie un lavoro di abbinamento del senso esterno in ostico e con linguaggio.

SCOPO INDIRETTO
Aiutare il bambino nel processo di simbolizzazione e di classificazione del reale attraverso l’arricchimento linguistico e l’esplorazione sensoriale degli oggetti.

(tratto dal mio Album come Educatrice Montessori)
Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

L’ATTENZIONE È UNA RISORSA TERRIBILMENTE IMPORTANTE, MA ANCHE TERRIBILMENTE SCARSA

Sia dal punto di vista psicologico che da quello economico, l’attenzione è una risorsa terribilmente importante ma anche terribilmente scarsa. Oggi l’attenzione è una risorsa sempre più scarsa. Gli stimoli, l’informazione senza forma, le notizie orfane che penetrano in noi continuamente attraverso la nostra quotidiana esposizione ai mass-media ci rubano l’attenzione oltre che il tempo.
È per questo che è necessario riempire d’oro invece che di rifiuti la nostra attenzione, soprattutto quella dei bambini il cui potenziale di apprendimento è infinitamente superiore a quello dell’adulto. L’economia, scienza della ricchezza ma anche scienza della povertà, perché ha a che fare con risorse limitate o scarse, ci ricorda che il tempo non solo ha un costo come ogni altra cosa, ma è una risorsa limitata; se lo si dedica ad attività irrilevanti, a ricevere informazioni insignificanti poi non ne resta abbastanza per volgere la nostra attenzione, per acquisire quegli schemi concettuali e quelle informazioni di base che sono le vere nozioni che renderebbero comprensibili proprio quei resoconti e quelle notizie transitorie che riceviamo a migliaia ogni giorno. Siamo così abituati al consumo di informazioni che ci occupiamo più delle novità dei fatti che accadono che della loro comprensione.
Come scrive una psicologo, premio Nobel per l’economia,”sebbene nella nostra società sia abbastanza diffusa la critica alla marea di informazioni da cui si è subissati, ben pochi sono gli esempi di persone che deliberatamente hanno assunto atteggiamenti difensivi per proteggersi dall’effimero e dall’evanescente. A molta gente sembrerà un’idea da romanzo che le notizie non debbano essere ingerite semplicemente perché sono lì”.
L’ambiente, soprattutto l’ambiente dell’informazione con cui oggi i bambini hanno a che fare ogni giorno, promette divertimento ma educa alla disattenzione, e la disattenzione è una malattia dell’attenzione. Oggi, il richiamo montessoriano sul valore della concentrazione mentale appare, come molti degli aspetti del messaggio pedagogico di Maria Montessori, di grande attualità, anzi, più urgente oggi di quanto non lo fosse agli inizi del secolo. I bambini sembrano molto più restii a concentrarsi in un compito continuativo, ad ordinarsi interiormente . Perché in un mondo ricco, in una società affluente come la nostra esiste questa povertà di risorse dell’attenzione? È uno dei paradossi educativi del nostro tempo, che si ritrova poi ai vari livelli scolastici e che è forse una delle cause del calo della qualità dell’apprendimento che numerose ricerche fatte nei paesi industrializzati e numerosi indicatori internazionali cominciano a registrare.
Lo osserva anche Gardner (confrontando la sua esperienza di studente con quella dei bambini e dei giovani da lui avvicinati decorso delle sue ricerche): “Spero di nome romanticizzare il mio passato, ma ho l’impressione che un tale continuativo impegno e piacere fossero più comuni nell’America di trenta-quarant’anni fa che non oggi. Ho osservato che oggi, mentre i bambini possono scegliere fra molte attività, pochi di loro rimangono immersi in un particolare compito abbastanza a lungo dai raggiungere la competenza e il piacere cui mi riferisco. Forse ci sono troppe opportunità, forse la durata dell’attenzione è stata erosa dai tempi concitati della televisione e dei video games, forse il ritmo della vita è troppo affrettato o forse lo spartiacque consiste in una combinazione di tutti questi fattori”.

Maria Montessori dice: “Il fenomeno della concentrazione ha guidato fin da principio la costruzione di questo metodo, se può chiamarsi questo un metodo. La concentrazione avviene quando i bambini si occupano con un materiale, sempre con un materiale, mai senza un materiale”. La mente per concentrarsi ha bisogno di oggetti, “senza oggetti il bambino non si può concentrare”; l’oggetto, sia sul piano cognitivo che affettivo, è un mediatore tra l’interno e l’esterno.
(R. Regni)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

ATTIVITÀ’ MONTESSORI: CLASSIFICARE PIETRE (dai 24 mesi)

DESCRIZIONE
Vassoio contenente tre ciotole uguali più piccole vuote, e una ciotola più grande contenente tre varietà di oggetti, almeno cinque per tipo (esempio: pietre bianche, nere e verdi).

PRESENTAZIONE
Si prende il vassoio con entrambe le mani.
Si porta il lavoro sul tavolo.
Si invita il bambino a sedersi.
Ci si siede alla destra del bambino.
Si lavora direttamente nel vassoio.
Si afferra una pietra utilizzando la presa a pinza: “Pietra bianca”.
La si appoggia in una delle tre ciotole vuote.
Si afferra una pietra nera: “Pietra nera”.
La si appoggia in una delle due ciotole rimaste vuote.
Si prende una pietra di colore verde: “Pietra verde”.
E la si appoggia nell’ultima ciotola rimasta vuota.
Si prende una seconda pietra bianca e la si tiene in mano per qualche secondo, nel frattempo con l’altra mano si riprende la pietra bianca precedentemente appoggiata nella ciotola e le accosto, lasciando che il bambino colga il concetto di uguaglianza.
Si appoggia prima l’una e poi l’altra nella ciotola.
Si prende una pietra nera, la si accosta a quella precedentemente afferrata e si fa notare l’uguaglianza.
Ugualmente si procede con la pietra di colore verde.
Si ripetono così le azioni classificando le pietre senza più accostarle a quelle precedenti, fino ad esaurire le pietre.
Si chiede al bambino se desidera partecipare al lavoro: “Adesso tu?”
Si lascia il bambino libero di esplorare il materiale, e che si dedichi all’attività senza intervenire.
Quando il bambino ha terminato il lavoro, lo si invita a riporre il materiale. Se il bambino non é in grado di trasportare lavoro lo si accompagna.

SCOPO DIRETTO
Coordinazione oculo-manuale.
Sviluppare la presa a pinza.
Sviluppare il concetto di classificazione.

SCOPO INDIRETTO
Favorire la concentrazione e l’indipendenza.

PUNTO D’INTERESSE
Riuscire a creare la prima coppia di oggetti nella ciotola.

VARIANTI
Si possono variare i tipi di oggetti da dividere.
Si può aumentare il numero di oggetti per categoria.
Si può inserire un elemento da utilizzare per il lavoro di classificazione, per esempio una pinza.

LE MIE OSSERVAZIONI, IERI, IN UNA SCUOLA PRIMARIA MONTESSORI DI MILANO

Sono le 9.30 in punto e, col mio sgabello in mano, entro nel largo corridoio che porta alle classi della primaria Montessori.
Scelgo inizialmente di entrare nella classe di matematica che accoglie circa 18 bambini di 1* e 2* elementare; e qui l’emozione e il profondo rispetto per il bambino arrivano fino ai miei occhi, che si illuminano e non si stancherebbero mai di osservare questo “bambino libero e felice di lavorare, conoscere, imparare e sperimentare a scuola”.
Vedere per credere, anche se Maria Montessori diceva “Credere per vedere!”
Inizia la mia osservazione, prendo nota, scrivo dei lavori che vedo, dei bambini, dell’organizzazione del lavoro, dell’adulto, dell’ambiente, ma soprattutto di “come” avviene tutto questo, di quello che sento e percepisco in queste aule insieme a tutti questi bambini.
I bambini al lavoro con le Tavole di Seguin, le perle, unità, decine, centinaia, migliaia, i cartoncini con i problemi, il lavoro delle moltiplicazioni, divisioni, somme e sottrazioni, il disegno dei solidi….il tutto rigorosamente da toccare, maneggiare, contare anche in collaborazione con un compagno…sul tavolo o a terra su un tappeto.
Mi sposto nella classe sempre di 1* e 2* , ma d’italiano. Qui vi sono circa 21 bambini con una maestra e si lavora all’alfabetario mobile, alle nomenclature dei pesci e dei fiori, all’analisi grammaticale, la divisione in sillabe, ecc…
Ed è bello osservare i dettagli: un bambino fermo in mezzo alla classe assorto dalla lettura di un vocabolo ritrovato sul dizionario; cinque bambini seduti a un tavolo lavorano ognuno al proprio lavoro, ugualmente c’è aiuto, si scambiano qualche breve parola, socializzano, poi passa la maestra e chiede come stanno procedendo i lavori; un bambino da solo ad un altro tavolo legge tranquillamente un libro.
Arriva l’ora del merenda del mattino: pane e banana, ognuno riceve il suo tovagliolo di carta, si siedono tutti in cerchio a terra e mangiano; al termine ogni bambino va a gettare la buccia di banana in un contenitore apposito e il tovagliolo (raccolto dai quattro angoli: dettaglio Montessoriano) nel cestino della carta.
Ognuno torna al suo lavoro e i bambini instancabili ritornano a concludere le loro attività e poi subito dalla maestra ( seduta a un tavolo con altri bambini) per mostrare il tutto ed avere altro lavoro da svolgere…..e se la maestra è impegnata con un altro bimbo è naturale attendere con educazione il proprio turno.
Poi sono passata nella classe di matematica di 3* 4* e 5* e qui da restare a bocca aperta! Sentire i bambini di 5* in collaborazione con la maestra, enunciare teoremi, formule e ragionamenti impensabili per quell’età!!
Se l’ho visto è perché esiste…e se c’è qualcuno che non crede a ciò che ho scritto, lo invito con tutto il mio cuore a partecipare come genitore a una giornata di scuola aperta in una scuola Montessoriana.
Poi rispondetemi e scrivetemi, sarà un piacere leggere e condividere i vostri pensieri!

Alessia Salvini – Educatrice Montessori
Tatafamilycoach Montessori

IL GIOCO É UNA COSA SERIA – Il Montessori a casa

IL GIOCO É UNA COSA SERIA
#montessori

Il gioco è il lavoro del #bambino. Il lavoro è l’azione dell’uomo diretta a produrre: un pane ben cotto, un poema, la pulizia di una stanza, la confezione di un abito, un raffinato congegno elettronico….

Il lavoro del bambino (il gioco) dà il prodotto più pregiato e importante: un individuo pensante, con un’intelligenza creativa e mani abili a costruire, a sperimentare. Dà o dovrebbe dare: questo dipende dalle esperienze che vengono consentite al bambino, dalle risposte ai suoi bisogni che sappiamo offrirgli al momento opportuno.

Il bambino si sviluppa solo agendo da protagonista! È un esploratore instancabile, confronta gli oggetti fra loro, a suo modo li misura, li disfa, li ricompone. È un vagabondo assetato di nuovo, girella qua e là apparentemente senza pensieri e si lascia affascinare dalle forme, dai colori, dai suoni, dai congegni.
Ama le cose semplici e le azioni semplici, quelle che si possono ripetere.
Il filo dell’acqua che cola dal rubinetto, due bicchieri, una sedia per arrampicarsi ed ecco un gioco che dura ore: ripetitivo, carico di attenzione.

“Gioco stupido”, dicono alcuni adulti che pure impiegano ore e denaro con le carte da gioco o per collezionare cose diverse. “Gioco inutile”, dicono altri che, maestri sul valutare in termini di produttività (“A che serve? È roba da bambini!”) non sanno più concentrarsi, salvo quando si immobilizzano davanti a un televisore: il gioco per delega…

“Il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione”
(Maria Montessori)

Il bambino non ancora condizionato è ricchissimo di potenzialità e affamato di scoperte. Gli oggetti che gli offriamo dovranno essere preparati secondo una sigla “magica” O.C.C.I., come la chiama la pedagogista italo-americana Vincenza Fretta:

– #ordine
– #concentrazione
– #coordinazione
– #indipendenza

ORDINE
Gli oggetti razionalmente disposti, senza nulla di estraneo all’agire stesso che confonderebbe, adatti per dimensione, stabilità, qualità al bambino cui si propongono; egli stesso agisce l’ordine!

CONCENTRAZIONE
Gli oggetti preparati con cura in base ai bisogni relativamente osservati, favoriscono la concentrazione, l’abbandono di stare al gioco, la partecipazione profonda all’azione di cui il bambino è protagonista. La concentrazione si manifesta soprattutto nelle attività individuali e si sviluppa, quale facoltà essenziale per la vita adulta, solo se sufficientemente protetta.

COORDINAZIONE
Gli oggetti siano tali da favorire la relazione occhio-mano o, in senso più lato, la circolarità tra sensi-mano-sviluppo psichico, tra il passaggio dall’esperienza al concetto astratto (solo se faccio capisco) e di qui alla ricerca di nuove esperienze.

INDIPENDENZA
Ogni lavoro o gioco davvero interessante rende il bambino più sicuro, più forte; gli pone problemi e lo spinge a risolverli attraverso il piacere di giocare e lo rende meno legato all’adulto.

(Fresco – Sala – Soru)

Buon lavoro e Felice #Montessori a casa con i vostri bambini!

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

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ATTIVITÀ MONTESSORI: LAVARE ED ASCIUGARE UN TAVOLO (20 mesi)

DESCRIZIONE MATERIALE
Grembiule, spugna, sapone di marsiglia, secchiello con manico, bacinella, brocca, manopola, straccio, tavolino.

PRESENTAZIONE
Su di un banchetto, andiamo a posizionare la brocca, la bacinella, a fianco il piattino con dentro sapone, la spugna, la manopola e uno straccio asciutto piegato.
Avendo compreso che il bambino é interessato al lavaggio del tavolo, lo invitiamo a questo lavoro: “Vuoi lavare il tavolo?” Si trasporta il tavolino vicino al panchetto facendosi aiutare dal bambino.
Si indossa il grembiule.
Si invita il bambino ad andare in bagno a prendere l’acqua con la brocca.
Si versa metà dell’acqua nella bacinella.
Si prende la spugna, la si immerge nell’acqua e la si strizza. Si afferra il sapone e lo si strofina più volte sulla spugna. Si appoggia la spugna sul tavolo, la si afferra e si stringe. Si passa la spugna sul tavolo facendo dei movimenti circolari antiorari, si passano anche i bordi del tavolo.
Si sciacqua, si strizza la spugna e la si ripassa sul tavolo per togliere la schiuma e lo sporco…. “Era proprio sporco!”
Si controlla che il tavolo sia ben pulito.
Si sciacqua la spugna, la si strizza e la si pone nel piattino. Si ripeterà l’operazione fino a quando ci sarà schiuma.
Si sciacqua la spugna, si strizza e si ripone al suo posto.
Si prende lo straccio, lo si posa sul tavolo lo si piega lo si afferra al centro e si asciuga il tavolo con movimenti da sinistra verso destra…. “Adesso é proprio pulito!”
Si ripone lo straccio.
Si prende la bacinella e si versa l’acqua sporca fino all’ultima goccia dentro il secchiello.
Si afferra la brocca per il manico e tenendola con l’altra mano alla base, si versa l’acqua rimasta nella bacinella.
Si rimette a posto la brocca.
Si afferra la bacinella e tenendola bene contro corpo, facendo dei movimenti circolari, si stacca bene lo sporco e la schiuma dalle pareti.
Si getta l’acqua sporca nel secchiello.
Si prende la manopola, la si infila e si asciuga la bacinella e se é necessario anche panchetto.
Si ripone la manopola.
Si va a gettare l’acqua del secchiello nel water e lo si ripone.
Si trasporta il tavolo al suo posto, facendosi aiutare dal bambino.
Si procede ad asciugare eventualmente il pavimento.
Si toglie e lo si ripone.

SCOPO DIRETTO
Sviluppare l’attenzione la concentrazione.
Sviluppare la coordinazione dei movimenti e la coordinazione oculo-manuale.
Sviluppare il senso dell’ordine.

SCOPO INDIRETTO
Favorire l’indipendenza e l’amore per l’ambiente.

PUNTO D’INTERESSE
La schiuma prodotta da sapone.
La scomparsa dello sporco.

ESTENSIONE
Con lo stesso materiale è possibile allargare l’attività per pulire altro arredo presente, si può per esempio pulire uno specchio o dei vetri ed inserire l’utilizzo di un nebulizzatore.

(tratto dall’Album di Alessia Salvini come Educatrice Montessori)
Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori