PERCHÈ “PORTO IL MONTESSORI” IN QUESTO MODO NELLE FAMIGLIE: LA CRESCITA DI UN BAMBINO…LA RINASCITA DI UN ADULTO

“La psicologia moderna e specialmente la psicoanalisi, scienza di moda oggi, seguono il metodo di indagare nell’anima dell’adulto, quasi si può dire applicando una sonda, per rintracciare le cause profonde che, nella lontana infanzia, hanno potuto dare origine ai suoi presenti difetti di carattere, ai suoi per turbamenti, ai suoi squilibri fisici e mentali.
Per curare l’uomo, cioè, si è pensato di ricercare come era da bambino, perché nel bambino si formano quei difetti, che viziano quasi sempre irreparabilmente, la personalità dell’adulto. La scienza moderna ha confermato quanto io vado dicendo da molti anni, e, cioè, che soltanto attraverso lo studio delle facoltà del bambino, che è un nucleo vitale e dinamico, si può arrivare a comprendere e ad aiutare l’adulto. Un esame approfondito del problema, ci porta naturalmente a considerare la necessità di adottare il procedimento inverso a quello cui abbiamo accennato.
Si è sempre detto che è l’umanità che deve aiutare il bambino, l’essere debole, privo di intelligenza e di forze. Ma noi pensiamo, invece, che l’umanità debba ricorrere al bambino per farsi aiutare da lui, per orientarsi, per trovare la strada giusta. Solo il bambino può aiutare l’umanità a risolvere una grande quantità di problemi sociali ed individuali.
Il bambino non è debole e povero: il bambino è il padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione. Questa non è una esaltazione fuori misura dell’infanzia: è una grande verità.

La mente del bambino prende le cose dall’ambiente e le incarna in se stesso. Questa “mente assorbente” non assorbe, però, come una spugna che lascia passare l’acqua e non la trattiene; la mente del bambino assorbe definitivamente, e così facendo crea il carattere dell’uomo.
E questo non avviene per eredità, ma per effetto di una potenzialità creatrice del bambino. Tutti i bambini della terra seguono questa legge, allo stesso modo, con la stessa intensità e la stessa forza. Questa facoltà di creazione non è la prerogativa di una razza, piuttosto che di un’altra, ma è inerente alla natura del bambino.
Ecco il punto importante: i caratteri psichici, che oggi dividono l’umanità e causano tante lotte, sono stabili, sì, ma non immutabili. È il bambino che li crea.
E poiché noi abbiamo il modo di guidare il bambino, è chiaro che la formazione dell’uomo è nelle nostre mani: per questa via siamo in grado di formare il cittadino del mondo. Lo studio del bambino piccolo è fondamentale per il progresso e per la pace dell’umanità.”
Concludo sottolineando la grande responsabilità che noi genitori o adulti, che abbiamo l’opportunità di essere d’aiuto alla crescita dei nostri bambini, abbiamo oggi per l’uomo o la donna adulti che saranno domani: più fiduciosi in loro stessi, più sicuri di loro, più creativi, più liberi di scegliere e più liberi dal giudizio degli altri!
Come dice una mia carissima amica nonché formatrice…. Accorgiamoci!
Buon lavoro a voi tutti…

Alessia Salvini TataFamilyCoachMontessori
IL MONTESSORI A CASA di Alessia Salvini

ATTIVITA’ MONTESSORI: INSERIRE ED ESTRARRE STUZZICADENTI (dai 30-36 mesi)

ETA’:
Dai 30-36 mesi.

DESCRIZIONE:
Preparare un vassoio contenente un bicchierino in vetro (in legno o plastica dura) con all’interno degli stuzzicadenti (questi ultimi dovrebbero sporgere una piccola parte fuori dal bicchierino) e un recipiente simile a una saliera o per spargere cacao o zucchero a velo; in vetro trasparente e con la parte superiore forata e svitabile.

PRESENTAZIONE:
Una volta che il bambino ha dimostrato interesse verso questo lavoro, lo aiutiamo (solo se necessario) a trasportare il vassoio con entrambe le mani sul tavolino. Lasciamo che il bambino si sieda e noi ci sediamo alla sua destra e gli diciamo: “Ti mostro come si usa questo lavoro…”.
In silenzio e con lentezza nei movimenti afferro con la mano destra prima il bicchierino, poi la saliera, e li “estraggo” dal vassoio ponendoli davanti a noi (allontano un po’ il vassoio verso l’angolo in alto a sinistra del tavolo).
Con la mano sinistra afferro uno stuzzicadenti dal bicchierino (presa a pinza) e lo sollevo orizzontalmente.
Con la mano destra (con presa a principe) lo afferro all’altra estremità e lo porto verticalmente sopra la saliera. Con l’indice della mano sinistra indico un foro della saliera in cui inserirò lo stuzzicadenti.
Lentamente avvicino la punta dello stuzzicadenti in concomitanza del foro indicato, ne inserisco una parte, mi soffermo un istante, guardo il bambino negli occhi, “mettendo attenzione all’azione che sto compiendo”, e termino di inserire lo stuzzicadenti nella saliera.
Ripeto questa operazione ancora un paio di volte.
Termino il lavoro svitando il coperchio della saliera, rovesciando gli stuzzicadenti nel bicchierino e riavvitando il coperchio sulla saliera.
A questo punto chiedo al bambino se vuole lavorarci lui ora.
Quando anche il bambino avrà terminato il suo lavoro, riporrò il bicchierino con gli stuzzicadenti e la saliera nel vassoio, e inviterò il bambino a riporre il vassoio nel luogo dove si era preso.

SCOPO DIRETTO
Sviluppare la coordinazione oculo-manuale.

SCOPO INDIRETTO
Favorire la concentrazione. Preparazione alle abilità della scrittura (presa a principe e lavoro da sinistra a destra).

PUNTO D’INTERESSE
Riuscire ad inserire ed estrarre stuzzicadenti da una saliera.

LA SOLIDARIETÀ’: UNA PROFONDA GRATITUDINE – Maria Montessori

Cosa pensava e diceva la Montessori in merito a un concetto così tanto importante è problematico per noi ancora oggi?
“L’uomo ha raggiunto una grandissima meta, realizzando un’armonia di scambi quasi perfette, pari alla circolazione del sangue nel corpo mano.
Perché, dunque, continuiamo a dire che bisogna educare gli uomini all’unione universale? Questa unione nel mondo c’è già, esiste! Bisogna, dunque, fare il possibile per rendere gli uomini coscienti di questa realtà, sostituendo all’idea della necessità di realizzazione la unione fra gli uomini la constatazione dell’esistenza reale e profonda di questi legami di interdipendenza e di solidarietà sociale fra i popoli di tutta la terra.
Si tratta, quindi, di cambiare sostanzialmente il modo di considerare questi rapporti e di influire sulla coscienza degli uomini, al fine di dar loro ideali nuovi, di combattere l’indifferenza e l’incomprensione, di far nascere nelle loro anime un sentimento di GRATITUDINE verso gli uomini. Questo si può fare anche con i fanciulli. Anzi si deve cominciare dai bambini, facendoli riflettere sul valore sociale del lavoro, sulla bellezza del lavoro compiuto per gli altri, al fine che lo sforzo comune arricchisca la vita di tutti.

Per mia esperienza personale, ho visto che i bambini rispondono perfettamente a questi richiami che sono pronti ad afferrare con gioia l’idea della solidarietà umana. Io credo che la vita sarebbe molto più facile e serena se tutti gli uomini si sentissero uniti fra di loro da questo senso di profonda gratitudine, che non è altro che un modo di partecipare al divino potere della creazione e della bontà universale.
Dobbiamo essere grati alla provvidenza che ha favorito l’evoluzione di questi rapporti di interdipendenza, in modo che gli uomini devono vivere con l’aiuto degli altri uomini, per tutte le cose necessarie alla vita, partecipando così al bene universale.
È necessario, però, penetrare molto a fondo nel significato di questo aiuto: non si tratta di un “atto di carità”, atto di carità al quale si risponde anche con la gratitudine. L’atto di carità riguarda di solito i casi patologici della vita e deve essere considerato come una medicina data a chi soffre. Questa cooperazione fra gli uomini, alla quale ho inteso riferirmi, deve rappresentare la norma corrente di vita, la regola, non l’eccezione e rendere possibile la partecipazione all’universalità del bene.

Se attraverso l’opera educativa vogliamo moltiplicare le facoltà intellettuali e sensitive dei bambini che ci sono affidati, dobbiamo moltiplicare anche le nostre facoltà. E in questo campo non dobbiamo mai separare l’insegnamento delle varie cognizioni scientifiche, geografiche, storiche, ecc., dall’opera appassionata dell’uomo, che con il suo lavoro, la sua dedizione il suo sacrificio, ha portato luce di nuove verità in questo campo, altrimenti non faremmo altro che inaridire la nostra anima e quella dei piccoli che vogliamo formare alla vita.
È sotto questo aspetto che dobbiamo considerare i rapporti umani per creare un’umanità migliore, degna di arrivare alla comprensione delle verità più nobile nella luce dell’amore universale che viene da Dio agli uomini tutti, come una pioggia di benedizioni.”

Parole di Maria Montessori in un suo discorso di quasi cent’anni fa…ancora oggi attualissime e soprattutto da mettere in atto da parte nostra come genitori e adulti che si occupano della crescita e dell’educazione dei bambini.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
da “IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

MONTESSORI: LA QUALITÀ’ DELL’INTERVENTO DELL’ADULTO

Metodo Montessori: La qualità dell’intervento dell’adulto.

“Maria Montessori suggeriva:
– Essere sempre pronti ad aiutare chi ha bisogno di sostegno per diventare attivo è indipendente.
– Sapersi ritirare a tempo e astenersi dall’intervento quando il bambino è già in grado di agire da solo con un minimo di autocontrollo su di sè”.

Esempi:

  • Laura di 22 mesi getta i giochi a terra dallo scaffale, non rinuncia al succhiotto, vuole stare in braccio, mentre Mimmo di 19 mesi, sebbene non del tutto stabile sulle sue gambe, prende un gioco dopo l’altro, concentrandosi e rimettendoli al loro posto. È chiaro che dei due è Laura che ha bisogno di aiuto, ma non nel senso che lei chiede. Piuttosto si proceda per tentativi, per successive offerte di giochi diversi tra loro: la si metterà in condizione di scoprire che cosa le piace fare da sé.(…)
  • Stefania di 22 mesi, inserita da poco nel nido, sa mangiare molto bene da sola con il cucchiaio, ma a casa chiede sempre di essere imboccata. Ora ha gettato via il cucchiaio e mangia con le mani il passato di carote. Va a cercare il succhiotto (che di solito si prende al momento del sonno), se lo mette in bocca e intanto con le mani spalma il resto del passato sul tavolo. Poi ci versa l’acqua dal bicchiere e continua nel suo gioco. Qui l’adulto avrebbe dovuto intervenire con garbo quando si è alzata da tavola.

    << È una buona regola restare seduti durante il pasto: per questo non vanno bene le lunghe attese mettendoli a tavola troppo in anticipo. >>

    È tornata con il succhiotto: l’interesse per il cibo è finito, subentra quello della manipolazione.
    Stefania ci dice dunque un suo bisogno, ma è l’adulto che deve aiutarla a distinguere. Il cibo non è fatto per giocare, tuttavia il bisogno chiede soddisfazione. L’intervento deve essere dunque delicato, tranquillo.
    Il piatto va tolto, il tavolo pulito, ma nel pomeriggio o l’indomani mattina prepareremo un gioco o un’attività che risponda al bisogno.

    << Spesso si parla del bambino come di un “pasticcione”, qualunque cosa faccia. >>

    È una definizione ingiusta. Egli utilizza ciò che ha a disposizione: anche le feci, se non ha altro di “plastico” da manipolare. La nostra esperienza è che quanto meno conflittuale è il rapporto con gli adulti e quanto più ricche sono le esperienze durante la giornata, tanto meno “pasticci” il bambino fa a tavola e altrove, perché non ha bisogno di sfidare continuamente gli adulti.

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