UN’ATTESA RAGIONEVOLE E’ UN’ESPERIENZA FORMATIVA – MONTESSORI

Questa capacità primordiale, presente già nel lattante, è agli albori del pensiero e si sviluppa, si arricchisce attraverso l’attesa, quel tanto che può sopportare senza sofferenza.
Questo non significa ‘non lasciar mai piangere un bambino’, ma solo essere pronti, senza addirittura anticipare i suoi desideri.
Significa allenarsi ad ascoltare i vari significati che il suo pianto può avere, ma non bloccarlo a ogni costo (con il seno, il succhiotto o più tardi con i dolciumi..)
Il pianto di un bambino ci angoscia. Le sue frequenze sonore, come quelle del pigolio di un pulcino o del mugolio di un cucciolo, servono per tenere all’erta la madre. Non si tratta di sfuggire a esso, di impedirlo, quanto invece di ‘leggere’ il desiderio che esprime, identificandosi, se possibile, con i bisogni del figlio.
Tra lasciarlo urlare a lungo in modo punitivo e prevenire ogni minima richiesta c’è il ruolo positivo dell’attesa, di quella frustrazione minima (“Non c’è, ma adesso arriva”) riempita a volte dalla voce della mamma (“Adesso vengo da te!”).
Accontentare ‘tutto e subito’.E’ una sorta di risposta onnipotente che, alla lunga, non regge e che ritarda per il bambino la capacità di separarsi dalla madre.
La relazione positiva tra loro due cresce con il tempo se i genitori restano vigili davanti alla richiesta del ‘tutto e subito’ che un piccolo esprime, se lo aiutano a realizzare piccoli rinvii, ad aspettare un ‘dopo’ che non sia troppo lontano, ad accettare una spiegazione semplice e ripetuta di un ‘no’ che comunque lo rassicura perchè il genitore è con lui e gli parla.
Oggi c’è l’abitudine di distrarre o di sostituire un oggetto con un altro per il timore che soffra, e se ne abusa, mentre si trascura la condivisione emotiva della sofferenza e delle paure.

Il piccolo che si dispera perchè si è fatto male cadendo va consolato con tanto di cerotto e coccole, senza negare il dolore (“Non è niente”), ma dicendogli: “Lo so che stai male, per questo ti tengo tra le braccia e ti aiuto”.
La bimba che vuole a ogni costo la bambola costosa come quella dell’amica non va distratta con qualcosa di sostitutivo o, peggio, subito accontentata, ma aiutata a capire il ‘no’ della madre con efficaci, tenere quanto ferme, spiegazioni.
Non trasformiamo i nostri bambini i avidi consumatori e ricordiamo che la frustrazione non negativa ma elaborata può essere la molla che aiuta a trovare creativamente soluzioni nuove, una spinta anche futura per l’individuo a ‘tirarsi fuori’ con i propri mezzi.
(G. Honegger Fresco)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
dal mio progetto per genitori e non… “IL MONTESSORI A CASA”.

LE REGOLE PER SCEGLIERE UNA SCUOLA DELL’INFANZIA

Durante i lavori di consulenza con le mamme e attraverso i messaggi e le mail che ricevo, una domanda risuona spesso tra le diverse richieste di informazioni: “Come faccio a scegliere la scuola dell’infanzia per mio figlio o mia figlia?

A prescindere che la scuola sia a metodo Montessori oppure no, quindi che si tratti di una tradizionale Scuola Materna o una Casa dei Bambini, ecco qui di seguito le azioni corrette da fare per una scelta più consapevole di una Scuola dell’infanzia per i vostri bambini.

Chiedete di visitarla quando ci sono i bambini. Entrate in modo discreto parlando a bassa voce, ma evitando di interrogare i piccoli. Poi iniziate ad osservare:

– se il clima sonoro della classe e della scuola è discreto o se gli adulti usano voci molto elevate;

– se le stanze appaiono ordinate, armoniose o con molti ornamenti sospesi;

– se i bambini hanno o no libero accesso all’acqua, alla terra, alla sabbia;

– se ci sono animali e piante e i bambini coinvolti nella loro cura;

– se il disegno è davvero libero o si usano schede di prescrittura da colorare;

– se si usano le forbici per varie attività di ritaglio;

– se si prevedono attività di cucina o di artigianato (come tessitura, cucitura, intrecci, collages, piegature con la carta, creta);

– quali e quanti sono gli oggetti e i giochi offerti alla libera scelta dei bambini;

– quanto è lasciato alla loro iniziativa;

– se possono giocare a terra (ci sono tappeti?)

– se si fa musica e si canta; che tipo di canzoni;

– se c’è abbondanza di libri di vario tipo;

– se il pranzo avviene in modo raccolto, quieto e se i bambini partecipano in qualche modo alla sua preparazione, allo svolgimento e al riordino;

– se i più piccoli, abituati in famiglia a dormire, possono riposare anche a scuola;

– se si esce regolarmente in giardino, in città o paese in piccoli gruppi e se si programmano le gite in pulmino;

– se il gioco della casa è curato nei particolari, con proposte diversificate;

– se vi è un orto didattico;

– se è previsto un periodo iniziale di ambientamento e se, almeno nei primi tempi, si può lasciare il bambino solo per mezza giornata.

Alessia Salvini Tata Family Coach Montessori
“IL MONTESSORI A CASA”

(bibliografia: Grazia Honegger Fresco)

(immagine della Scuola Bilingue Montessori Milano)

ATTIVITA’ MONTESSORI: IL MOMENTO DEL PASTO (dai 7 mesi in poi)

– DESCRIZIONE
– un vassoio o cestino contenente tutto l’occorrente per il pranzo
– una tovaglietta
– un bavaglino
– una ciotola o piccolo piatto in ceramica
– un piccolo bicchiere di vetro
– due cucchiaini in acciaio, uno per il bambino e uno per l’adulto
– una eventuale spugnetta per raccogliere il cibo che cade

ATTIVITA’
Una volta che il bambino è seduto a tavola (o al suo tavolino), si trasporta il vassoio pronto, con il cibo, al tavolo e si appoggia lentamente.
Ci si siede di fronte al bambino, si estrae la tovaglietta e si stende davanti al bambino. “Adesso indossiamo il bavaglino” e si aiuta il bambino a indossare il bavaglino.
Si posiziona la ciotola al centro della tovaglietta e si pone un cucchiaio alla nostra destra e l’altro alla destra del bambino.
Molto lentamente si prende un po’ di cibo dal piatto e lo si offre al bambino, è importante cercare e comprendere il ritmo del bambino senza insistere.
“Hai sete?” si offre dell’acqua al bambino porgendogli il bicchiere.
Si mantiene il contatto visivo con il bambino che se desidera potrà prendere il suo cucchiaio e provare a portare il cibo alla bocca da sè. Se il bambino sperimenta di toccare il cibo con le mani, lo lasciamo fare.
Quando il bambino ci sembra sazio, o allontana la ciotola in segno di rifiuto, la prendiamo la rimettiamo sul vassoio insieme alle posate. Togliamo il bavaglino al bambino, sempre descrivendogli i movimenti che si compiono.
Arrotoliamo la tovaglietta e la ritiriamo. Ci si alza, si riordina la sedia. Si prende il vassoio e lo si porta in cucina.
A seconda dell’età del bambino il momento del pasto sarà molto differente, egli diventerà sempre più partecipativo ed indipendente.

SCOPO DIRETTO
Cura di sè nel momento del pasto.

SCOPO INDIRETTO
Sviluppare l’indipendenza.
Favorire la relazione con il bambino.
Sviluppare il linguaggio.
Stimolare la concentrazione.

PUNTO D’INTERESSE
Il cibo

(attività tratta dal mio Album come Educatrice Montessori)

Alessia Salvini TataFamilyCoachMontessori

QUAL E’ IL TUO SCOPO COME “GENITORE MONTESSORIANO”?

Servono oggetti semplici per preparare un ambiente montessoriano, predisporre i lavori nell’ambiente e…attendere l’interesse del bambino attraverso la sua libera scelta; un momento decisivo anche per noi adulti: attendere, un passaggio che non siamo più abituati a fare.

E quando tutto questo accade, è perché abbiamo dato fiducia al bambino, in lui si compie il miracolo della concentrazione, esso sperimenta, ripete per tutto il tempo che ritiene necessario, si autocorregge fino a possedere l’abilità desiderata, interiorizzando concetti astratti e maturando una importantissima e unica fiducia in se stesso….tutto questo ascoltando il suo “maestro interiore” con accanto un adulto discreto e attento, non più “direttivo” ma “in ascolto” dei suoi bisogni, accanto a lui.

Come cambia la figura dell’adulto nell’ambito scolastico montessoriano?
La maestra perde quel ruolo direttivo, ordinante e diretto, nei confronti del bambino, e acquisisce un nuovo ruolo che non sarà più un semplice “Fare”, ma sarà un “Essere”! Un “Essere maestra” in modo discreto ponendo attenzione all’osservazione del bambino, preparando per lui lavori rispondenti, predisporli in un ambiente a sua misura e attendere….attendere che sia il bambino ad andare al lavoro. Questo “piccolo” dettaglio.. è quello che “cambia tutto”, dietro questo c’è da parte dell’adulto la fiducia nel bambino e la libera scelta in un ambiente preparato con delle regole ben chiare e definite.

Solo in questo modo può nascere la concentrazione quella vera, quella che si ripete per volere del bambino stesso; e solo in questo modo il bambino riuscirà a vivere vere esperienze di “Libera Scelta”, di Libertà, che esercitata in questo modo, tutti i giorni, lo porterà ad essere più facilmente un essere pensante e agente liberamente, con più potere decisionale e quella sensazione di “libertà di scelta” che si porterà dietro per tutta la vita.
Certo crescerà, gli ambienti che frequenterà saranno diversi, scuola, lavoro, socializzazione, ma quella libertà lui l’avrà fatta sua ne periodo più importante della sua vita, nei suoi primi 3 anni, in quel momento dove la sua mente assorbente “incarnava” tutto ciò che viveva, tutto ciò che era esperienza.
Quindi GRAZIE a quegli adulti che oggi scelgono fin dalla nascita dei loro bambini questa filosofia di vita o metodo educativo che sia….insomma il Montessori.

Oggi è dura, a volte durissima, l’ho visto in primis da mamma, e lo vedo con tutti i genitori con i quali lavoro. Ma vi rassicuro, il raccolto di questa grande semina, lo raccoglierete, eccome se lo raccoglierete, lo vedo personalmente dopo quasi 10 anni di “educazione e approccio Montessoriano” dove, grazie a mia figlia sono “cresciuta tanto” anch’io….abbiate fede, una grande fede nei vostri bambini e in voi stessi.
E un giorno, quando lasceremo nelle mani dei nostri figli questo mondo, potremmo pensare e comprendere che uno degli scopi più importanti della nostra vita lo abbiamo assolto…e bene!
Buona vita e buon Montessori a voi tutti!

Alessia SalviniTataFamilyCoach Montessori

MONTESSORI – ATTIVITA’ DEL PRANZO: PREPARARE LA SPREMUTA

ATTIVITA’ DEL PRANZO MONTESSORI: PEPARARE LA SPREMUTA.

– Età
Dai 24 mesi

– Descrizione
Tavolino lavabile
Vassoio
Spremiagrumi dotato di contenitore raccogli succo
Piatto contenente gli agrumi tagliati a metà
Bicchiere
Contenitore per gli agrumi spremuti
Cucchiaino
Grembiule per le attività di cucina
Piccolo straccio per asciugare il tavolo

– Presentazione
Quando il bambino ha mostrato interesse per questo tipo di attività lo si invita al tavolino, nominando il lavoro che si andrà a svolgere. Si aiuta il bambino a indossare il grembiule.
Con la mano destra si afferra la metà dell’agrume e si va ad appoggiare la faccia tagliata facendo coincidere il centro con la punta dello spremiagrumi, si preme con forza, si lascia leggermente la presa e si fa ruotare la mano più volte fino a che l’agrume sarà tutto spremuto.
Si mette l’agrume spremuto nell’apposito contenitore.
Con la mano sinistra si tiene lo spremiagrumi, con la mano destra si afferra il cucchiaino e, facendolo girare sulla polpa spremuta, si fa scendere l’eventuale succo residuo.
Si toglie la parte superiore dello spremiagrumi.
Si invita il bambino (se lo desidera) a versare il liquido spremuto nel bicchiere.
Col cucchiaino si svuota la parte residua della polpa rimasta solo spremiagrumi nel contenitore delle grucce spremute.
Si va al lavandino a lavare lo spremiagrumi e lo si asciuga.
E infine si pulisce il tavolo.

– Scopo diretto
Coordinazione oculo-manuale.
Sequenzialità delle azioni.

– Scopo indiretto
Concentrazione.
Sviluppo dell’autonomia.

– Punto d’interesse
Premere con forza l’agrume sullo spremi agrumi.
Vuotare il succo spremuto nel bicchiere.

(Attività tratta dal mio Album di Educatrice Montessori)

Alessia Salvini TataFamilyCoachMontessori