QUANDO E’ IL MOMENTO DI PROPORRE IL VASINO?

OSSERVIAMO PRIMA DI TUTTO IL NOSTRO BAMBINO
Dobbiamo valutare la situazione nel suo complesso quando ci viene la tentazione di affrettare i tempi (causando senza dubbio un danno) chiedendoci:
– gli piace lavarsi?
– gli piace giocare con la terra?
– mangia da solo con sicurezza?
– accetta la separazione da persone o da cose per lui significative?
– ha superato la fase del ‘no’? Riesce a sopportare brevi attese o rinvii?
Se la risposta a tutte queste domande è positiva, è tempo di incominciare.

QUALE VASINO?
– Scegliete un modello di vasino che sia molto comodo e stabile.
– La vostra bambina o il vostro bambino preferisce forse il sedile riduttore da applicare al gabinetto? tanti piccoli, infatti, sono fieri di usare il gabinetto dei grandi.
– Altri bambini invece si sentono insicuri e temono di cadere nel ‘vuoto’ oppure sono dispiaciuti di non poter osservare il risultato del loro sforzo.
– Il maschietto magari vorrebbe imitare il papà (e perchè non permetterglielo?).
– Posate vicino al vaso del gabinetto uno sgabello ben stabile e lasciatelo fare.
– Non aspettatevi comunque che non bagni fuori!

Il processo che porta al controllo degli sfinteri coinvolge facoltà importantissime dell’evoluzione personale.
– L’INTELLIGENZA (il bambino impara a comprendere cosa c’è all’interno e all’esterno del suo corpo, impara a trattenere; a mandare fuori; a dar via e a regalare; a dire di sì e a dire di no).
– LA CAPACITA’ DI RELAZIONE (la gioia condivisa con i genitori quando le cose vanno bene)
– LA CAPACITA’ DI INTEGRAZIONE NELLA COMUNITA’ (i bambini piccoli accompagnano volentieri la mamma o il papà al gabinetto e così imparano come si fa).
– IL SUO LIVELLO DI AUTONOMIA (vestirsi da solo, girare autonomamente nell’ambiente, sa farsi capire chiaramente quando vuole qualcosa).
(G.H.Fresco)

Come sempre rispettando i suoi tempi e mettendoci nella condizione di ‘aiuto’ alla sua crescita…buon lavoro e buon MONTESSORI A CASA a voi tutti!

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

LE 6 STRATEGIE DEL “NO MONTESSORIANO” E LE REGOLE

Come utilizzare i NO e limitare le lotte di potere.

1) Offrite alternative a vostro figlio. Quando è possibile permettetegli di scegliere tra due alternative accettabili. Per esempio, sta lavorando a un travaso con le mani di nocciole da un contenitore ad un altro, improvvisamente comincia a lanciare nell’ambiente le nocciole. Anzichè intervenire in modo autoritario con un “No” imperativo e quasi giudicante; ci rivolgeremo a lui con tono fermo e deciso (senza urlare) dicendogli: “Queste sono le nocciole del travaso, non possiamo lanciarle, cosa vuoi fare: vuoi continuare a travasare le nocciole o andare a tirare le palline contro i birilli?”.
A questo punto il bambino si sentirà “accolto e ascoltato”, con la possibilità di una scelta, ovviamente data in base a ciò che stiamo osservando, e non semplicemente “bloccato”!

2) Insegnategli/mostrategli a dire “NO” con educazione (noi dobbiamo essere il primo esempio per lui da emulare).
I bambini sono lo specchio di ciò che “assorbono” dall’adulto (o dagli adulti) che si occupano di lui. Quindi qualsiasi cosa ci capita di osservare nei nostri bambini, se non ci piace, deve essere un “campanello dall’allarme” per fare meglio noi, come adulti, la prossima volta o per migliorare quel particolare “atteggiamento” nei suoi confronti.

3) Regola importante: “La gentilezza e la cortesia sono valori importanti e fondamentali tra marito e moglie, tra mamma e papà, tra genitori e figli…in famiglia.

4) Non limitatevi a cedere. Fate un passo indietro con garbo. Spesso, trovando un compromesso, voi e vostro figlio otterrete tutto ciò che volete o quasi. A volte può essere utile anche una breve e semplice spiegazione in merito alla scelta che stiamo facendo.

5) Potete ridurre le lotte di potere concedendo al bambino un grado ragionevole di indipendenza e responsabilità. Così si sentirà “grande” e dotato di una certa autonomia.

6) Riservate i “NO” ai casi veramente importanti, per esempio vietando un’attività che potrebbe nuocere a vostro figlio o agli altri o provocare danni.

7) Noi adulti cerchiamo di non “prendere sul personale” gli atteggiamenti o le risposte dei nostri bambini.

E ricordatevi, anche se immagino che lo sappiate, che anche noi adulti sbagliamo, e più spesso di quanto possiamo credere. Questo è “buono” quando ce ne accorgiamo e siamo consapevoli di “cosa abbiamo fatto” e di “come avremmo potuto fare”. Bene! Questo è il punto di partenza per ammettere i nostri errori, chiedere “scusa” e spiegare l’errore che abbiamo commesso nei confronti dei nostri bambini (in questo modo interiorizzeranno anche loro questo concetto). E da qui partire per un, sicuramente impegnativo, ma meraviglioso lavoro di crescita e di miglioramento personale di noi stessi come adulti nei confronti dei nostri bambini.

Grazie ai nostri bambini….i nostri maestri.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

dal mio progetto “IL MONTESSORI A CASA”.

RISPETTIAMO I TEMPI DEL BAMBINO?

Questa mattina scelgo di condividere con voi parte di un’intervista a Grazia Honegger Fresco, che, per chi non lo sa, è una delle ultime allieve di Maria Montessori e autrice di interessanti e utili libri sul metodo.
Il tema trattato è il rispetto dei tempi dei bambino, così diversi dai nostri..

(..)”Altro aspetto importante è quello della VELOCITA’ DEL NOSTRO VIVERE: il bambino piccolo è in uno stato di lentezza incredibile, ha bisogno di tempi lunghissimi per costruire il suo mondo interno, non è che sia vuoto, perché nasce con un patrimonio di neuroni incredibile, ma deve costruire le immagini interne di quello che gli succede; ci vuole un tempo lungo per noi adulti per conoscere una cosa nuova, figurarsi per un bambino, che parte da una base molto limitata di conoscenza. E’ normale dunque che i bambini ricevono forti contraccolpi dalla frettolosità degli adulti andando contro il loro bisogno di continuità e di protezione. Protezione, continuità, lentezza, sono proprio come dire le basi, il fondamento della costruzione mentale di un bambino, e allora, diversamente, vuol dire non permettere al bambino di vivere secondo il suo ritmo personale. C’è anche da dire che ogni bambino è unico, diverso da ogni altro, nel presente, nel passato e nel futuro, perché questo è il gioco dei cromosomi, delle mescolanze tra gli esseri umani. Invece noi ci comportiamo come se i bambini fossero vuoti. Vi consiglio di leggere i libri di Alice Miller, una grande studiosa tedesca che ha analizzato le radici della violenza, vi consiglio in particolar modo “Le radici della violenza” sulla storia di Hitler dove si cerca di analizzare che cosa c’è alla base del comportamento di una persona malata come lo è stato Hitler che ha rovesciato tutto questo suo odio nel mondo. Non voglio entrare nel merito, ma vorrei arrivare alla radice, come ad esempio chiedendosi, rispetto alla ragazzina che si distrugge con la droga, cosa gli è successo dentro… perché è arrivata a quel punto… Questo è un grosso problema che ci dobbiamo porre! I risultati del nostro modo di porci nei confronti dell’infanzia ne fa conseguire che i bambini sono sempre più irritabili, si notano sempre più degli accenni di depressione nei bambini di 2 anni, senza tenere conto che il passaggio tra i 2 e i 3 anni è delicatissimo, mentre noi ci andiamo così, a cuor leggero, dicendoci finalmente sta in piedi, corre, gioca.. Li riempiamo di giocattoli che non hanno nessun significato, montagne di peluche e plastica con cui i bambini non fanno niente, si annoiano; in questo modo il loro cervello che è ricchissimo e che ha fame di esperienze e di esplorazione, sta nel vuoto, aggrediti dall’inutilità degli oggetti perché se il bambino piglia il cestino delle mele e le tira fuori e fa dentro e fuori, subito gli dicono: no non si tocca, le cipolle no per carità, non si tocca, apre lo sportellino: no fermo che me lo ammacchi… Ma che deve fare questo bambino? Siccome sono così agitati, poi non dormono più, rifiutano il cibo, vanno dal pediatra che gli da il Nopron e poi diventano ancora più agitati, vanno a scuola non hanno concentrazione e non stanno mai fermi.”(..)

Parole a tratti un po’ dure, ma in alcuni casi ancora tristemente reali e attuali. Vi auguro una buona lettura e delle buone riflessioni.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini