Quale atteggiamento è importante tenere, che tipo di approccio è utile mettere in atto quando un bambino si rivolge nei nostri confronti o nei confronti di altri, in maniera violenta?

Leggendo e studiando alcuni testi di Grazia Honegger Fresco, ho estrapolato alcuni consigli molto utili e di immediata praticità

  • E’ nostro compito aiutare il bambino a esprimere la propria volontà, la propria collera, senza però ferire gli altri.
  • Dobbiamo cercare di calmare la sua tensione trasmettendogli fermezza e comprensione, sia con il linguaggio verbale che con quello del nostro corpo. 
  • A volte un pizzico di umorismo può riuscire a trasformare in gioco ciò che prima era un contrasto, anche questo può servire ad allentare la tensione.
  • Le minacce, i castighi, i divieti non servono, anzi possono solo peggiorare la situazione.
  • Il “gioco dei ruoli” può distogliere dall’attacco dell’ira: anche la bambola, l’orsacchiotto piangono, se picchiati.
  • Potete invitare il bambino a leggere una storia, oppure a fare insieme un disegno.
  • Una passeggiata all’aria fresca riesce, il contatto con la natura, riesce sempre a calmare i bollenti spiriti.
  • Stiamo molto attenti: a volte noi adulti interveniamo troppo precipitosamente nella schermaglia.
  • Dovremmo, invece, farci avanti solo quando il bisticcio si fa pericoloso. Spesso la pace è fatta prima ancora che l’ultima lacrima si sia asciugata.
  • Giochiamo dapprima a urlare fortissimo e poi a sussurrare; dapprima a lanciare e poi ad appoggiare piano piano: è un gioco molto efficace nella comprensione dei vari contrasti.
  • Il bambino morde con facilità? Tanti genitori si preoccupano di questo, forse eccessivamente e il più delle volte è un gesto temporaneo semplicemente legato ad una forte emozione del bambino.
  • E’ però vero che le morsicature sono dolorose. Spiegategli in modo energico e chiaro che non si mordono mai le persone!
  • Se continua, dategli una mela o altro in sostituzione della guancia del compagno di gioco e spiegategli che cosa vuol dire mordere.
  • Chiedetegli: “Sei arrabbiato/a?” Provando anche a chiederne i motivi: “Forse non volevi che Paolo giocasse con Marta?”
  • Provate a comunicare con lui/lei per aiutarlo/a  poco alla volta a tradurre in parole i propri sentimenti.

La rabbia è un’emozione e come tale va riconosciuta, è anche una forma di energia che deve essere lasciata andare; noi adulti la riconosciamo e sappiamo darle la giusta etichetta, il bambino ancora non lo sa fare, ed ecco che esterna quella forte emozione con i soli mezzi che conosce e che ha a sua disposizione. Aiutiamolo/a a comprendere che ci sono altri modi.

Questo aiuto è fondamentale per il bambino: è importante spiegarglielo, ma è altrettanto importante mostrarglielo con il nostro esempio, ogni volta che viviamo questo tipo di emozioni.

Noi adulti dobbiamo sempre tenere a mente un fattore importante: noi stessi nell’educazione che abbiamo ricevuto abbiamo interiorizzato il concetto di “azione violenta=azione sbagliata, da non fare, altrimenti chissà cosa pensano gli altri”.
Dobbiamo cominciare, un passo dopo l’altro, a lasciar andare questo preconcetto, l’azione violenta di un bambino non può essere paragonata alla violenza in generale.

Proviamo a pensare in questi termini: e se quell’azione violenta del mio bambino è per lui in quel momento una forma di linguaggio?

Pensate un momento a questa visione e vedrete che il vostro approccio sarà verso il vostro bambino più aiutante e non bloccante.

Perchè vi spiego dettagliatamente questo passaggio?

Perchè ciò che proverete (come emozione) dentro di voi quando lui o lei agirà in maniera violenta, sarà quello che vi ritornerà come risposta. Il bambino è il nostro specchio: ci rimanda sempre ciò che noi diamo a lui.

Osservate, osservatevi, ascoltatevi e…buon Montessori a voi tutti.

Alessia Salvini