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PSICOARITMETICA: LAVORO CON NUMERI E GETTONI (MARCHETTE)

ETA’
Dai 4 anni.

DESCRIZIONE
Si lavora sul tappeto. Una scatola divisa in due scomparti: a sinistra 10 tessere numerate in rosso da 1 a 10, a destra 55 gettoni di colore rosso.

PRESENTAZIONE
Una volta che il bambino ha scelto o dimostrato interesse per questo lavoro, si trasporta la scatola fino al tappeto scelto per lavorare, e la si appoggia a terra. Ci si siede alla destra del bambino.
Si dispongono in ordine crescente e ugualmente distanziati tra di loro i numeri contandoli ad alta voce.
Si afferra il primo gettone e lo si colloca sotto al n.1 nominandolo, poi due gettoni per il n.2, tre per il n.3, ecc. I gettoni vanno collocati (come nell’immagine) in “coppia” verticalmente, mettendo in posizione centrale il singolo gettone quando si tratta di numero dispari. in questo modo il bambino si rende conto istintivamente della nozione di numero pari e dispari e della loro differenza.

Questo esercizio è una prova per verificare se si conoscono i numeri nella loro successione numerica e le quantità da esse rappresentate.

Questo lavoro contiene in sè la lezione psicologica dei tre tempi.
Infatti: nel PRIMO tempo si dà la rappresentazione dell’oggetto in se stesso (quantità e simboli numerici).
Nel SECONDO tempo si domanda qual è la quantità corrispondente a ciascun simbolo.
Nel TERZO tempo si domanda sia la successione dei numeri, sia la quantità ad essi corrispondente.

Il lavoro contiene il controllo dell’errore: quando il lavoro è terminato la scatola dei gettone deve essere vuota.

Il bambino può scegliere di ripetere il lavoro tutte le volte che gli è necessario.

Al termine del lavoro, le tessere numerate e i gettoni, andranno ricollocati nei relativi scomparti e riposto il tutto sul ripiano dove era stato preso.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
lavoro tratto da IL MONTESSORI A CASA di Alessia Salvini

RISPETTIAMO I TEMPI DEL BAMBINO?

Questa mattina scelgo di condividere con voi parte di un’intervista a Grazia Honegger Fresco, che, per chi non lo sa, è una delle ultime allieve di Maria Montessori e autrice di interessanti e utili libri sul metodo.
Il tema trattato è il rispetto dei tempi dei bambino, così diversi dai nostri..

(..)”Altro aspetto importante è quello della VELOCITA’ DEL NOSTRO VIVERE: il bambino piccolo è in uno stato di lentezza incredibile, ha bisogno di tempi lunghissimi per costruire il suo mondo interno, non è che sia vuoto, perché nasce con un patrimonio di neuroni incredibile, ma deve costruire le immagini interne di quello che gli succede; ci vuole un tempo lungo per noi adulti per conoscere una cosa nuova, figurarsi per un bambino, che parte da una base molto limitata di conoscenza. E’ normale dunque che i bambini ricevono forti contraccolpi dalla frettolosità degli adulti andando contro il loro bisogno di continuità e di protezione. Protezione, continuità, lentezza, sono proprio come dire le basi, il fondamento della costruzione mentale di un bambino, e allora, diversamente, vuol dire non permettere al bambino di vivere secondo il suo ritmo personale. C’è anche da dire che ogni bambino è unico, diverso da ogni altro, nel presente, nel passato e nel futuro, perché questo è il gioco dei cromosomi, delle mescolanze tra gli esseri umani. Invece noi ci comportiamo come se i bambini fossero vuoti. Vi consiglio di leggere i libri di Alice Miller, una grande studiosa tedesca che ha analizzato le radici della violenza, vi consiglio in particolar modo “Le radici della violenza” sulla storia di Hitler dove si cerca di analizzare che cosa c’è alla base del comportamento di una persona malata come lo è stato Hitler che ha rovesciato tutto questo suo odio nel mondo. Non voglio entrare nel merito, ma vorrei arrivare alla radice, come ad esempio chiedendosi, rispetto alla ragazzina che si distrugge con la droga, cosa gli è successo dentro… perché è arrivata a quel punto… Questo è un grosso problema che ci dobbiamo porre! I risultati del nostro modo di porci nei confronti dell’infanzia ne fa conseguire che i bambini sono sempre più irritabili, si notano sempre più degli accenni di depressione nei bambini di 2 anni, senza tenere conto che il passaggio tra i 2 e i 3 anni è delicatissimo, mentre noi ci andiamo così, a cuor leggero, dicendoci finalmente sta in piedi, corre, gioca.. Li riempiamo di giocattoli che non hanno nessun significato, montagne di peluche e plastica con cui i bambini non fanno niente, si annoiano; in questo modo il loro cervello che è ricchissimo e che ha fame di esperienze e di esplorazione, sta nel vuoto, aggrediti dall’inutilità degli oggetti perché se il bambino piglia il cestino delle mele e le tira fuori e fa dentro e fuori, subito gli dicono: no non si tocca, le cipolle no per carità, non si tocca, apre lo sportellino: no fermo che me lo ammacchi… Ma che deve fare questo bambino? Siccome sono così agitati, poi non dormono più, rifiutano il cibo, vanno dal pediatra che gli da il Nopron e poi diventano ancora più agitati, vanno a scuola non hanno concentrazione e non stanno mai fermi.”(..)

Parole a tratti un po’ dure, ma in alcuni casi ancora tristemente reali e attuali. Vi auguro una buona lettura e delle buone riflessioni.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

ATTIVITA’ MONTESSORI: IL MOMENTO DEL PASTO (dai 7 mesi in poi)

– DESCRIZIONE
– un vassoio o cestino contenente tutto l’occorrente per il pranzo
– una tovaglietta
– un bavaglino
– una ciotola o piccolo piatto in ceramica
– un piccolo bicchiere di vetro
– due cucchiaini in acciaio, uno per il bambino e uno per l’adulto
– una eventuale spugnetta per raccogliere il cibo che cade

ATTIVITA’
Una volta che il bambino è seduto a tavola (o al suo tavolino), si trasporta il vassoio pronto, con il cibo, al tavolo e si appoggia lentamente.
Ci si siede di fronte al bambino, si estrae la tovaglietta e si stende davanti al bambino. “Adesso indossiamo il bavaglino” e si aiuta il bambino a indossare il bavaglino.
Si posiziona la ciotola al centro della tovaglietta e si pone un cucchiaio alla nostra destra e l’altro alla destra del bambino.
Molto lentamente si prende un po’ di cibo dal piatto e lo si offre al bambino, è importante cercare e comprendere il ritmo del bambino senza insistere.
“Hai sete?” si offre dell’acqua al bambino porgendogli il bicchiere.
Si mantiene il contatto visivo con il bambino che se desidera potrà prendere il suo cucchiaio e provare a portare il cibo alla bocca da sè. Se il bambino sperimenta di toccare il cibo con le mani, lo lasciamo fare.
Quando il bambino ci sembra sazio, o allontana la ciotola in segno di rifiuto, la prendiamo la rimettiamo sul vassoio insieme alle posate. Togliamo il bavaglino al bambino, sempre descrivendogli i movimenti che si compiono.
Arrotoliamo la tovaglietta e la ritiriamo. Ci si alza, si riordina la sedia. Si prende il vassoio e lo si porta in cucina.
A seconda dell’età del bambino il momento del pasto sarà molto differente, egli diventerà sempre più partecipativo ed indipendente.

SCOPO DIRETTO
Cura di sè nel momento del pasto.

SCOPO INDIRETTO
Sviluppare l’indipendenza.
Favorire la relazione con il bambino.
Sviluppare il linguaggio.
Stimolare la concentrazione.

PUNTO D’INTERESSE
Il cibo

(attività tratta dal mio Album come Educatrice Montessori)

Alessia Salvini TataFamilyCoachMontessori

PERCHÉ LA SCUOLA FALLISCE?

“Nella scuola gli educatori di solito richiedono e accettano prestazioni meccaniche, ritualistiche o convenzionali, quelle che gli studenti offrono quando semplicemente rispondono, nel sistema simbolico desiderato, buttando fuori i particolari complessi dei fatti, concetti o problemi che sono stati loro insegnanti”. (H. Gardner)
Secondo Gartner bisognerebbe prendere molto sul serio la risposta che spesso i genitori si sentano dare dei propri figli a ritorno da scuola: “Che cosa hai fatto stamattina?”; la risposta è spesso “Niente”. Non è solo lo schernirsi o il non voler parlare, forse è vera alla lettera. Forse questo accade perché a scuola nessuno gli pone più l’altra domanda: “Ma tu hai capito veramente?”. L’approssimazione, la semicomprensione, oltre alla noia intellettuale proliferano; poca è la competenza come capacità di trasferire in contesti nuovi gli strumenti concettuali che si sono acquisiti. Così quando gli studenti escono da scuola, di fronte a banali problemi di fisica o di matematica, ma anche di lingua e di storia, nei quali non hanno saputo riconoscere le tematiche studiate a scuola, ricadono in modi di ragionare ingenui, dove dominano le spiegazioni elaborate intuitivamente dalla mente del bambino piccolo, quei copioni iniziali e quelli stereotipi imparati da bambino. E questo accade perché gli insegnamenti scolastici vengono sopraffatti dagli apprendimenti della mente non scolarizzata. Secondo Gardner: “Non ci siamo resi conto che in quasi tutti gli studenti c’è la mente non scolarizzata di un bambino di cinque anni che lotta per emergere e per esprimersi”.
La scuola, anche quando sembra funzionare con successo, ma anche proprio obiettivi più importanti, che sono la comprensione adeguata di contenuti e concetti.
Quando va bene, e non sempre succede, il bambino apprende una serie di conoscenze che poi non riesce ad utilizzare in contesti nuovi e più ampi, appare come intrappolato nella logica del compromesso delle risposte corrette.
Gardner si pone una importante domanda: “Perché i membri di una specie capace di impadronirsi con tanta facilità di certi concetti e di certe abilità vanno incontro a difficoltà così notevoli quando si tratta di far proprie quelle abilità e quelle capacità di comprendere che la scuola nelle sue espressioni migliori cerca di trasmettere loro?”. É la stessa domanda della Montessori!!
Se sistemi educativi molto diversi danno risultati molto simili e tutt’altro che apprezzabili, e se ciò accade proprio nel momento in cui c’è stata la massima forma di investimento statale nell’istruzione, vuol dire che siamo non di fronte ad una crisi congiunturale, ma strutturale, di sistema. Oramai i palliativi e gli inseguimenti delle riforme hanno deluso le aspettative; se continuano ad esistere ancora speranze affidate a parole magiche come “autonomia”, “progetto”, ecc., questo accade per una forma di inerzia intellettuale.
La cosa più sorprendente è però costituita dal fatto che le scoperte montessoriane sono state confermate solo dalla ricerca psicologica del nostro secolo quindi il paradigma montessoriano è ancora vero.

Maria Montessori fece una straordinaria e “naturale” scoperta nel bambino: la presenza di insospettate energie psichiche latenti, che si sono mostrate attraverso un fenomeno di polarizzazione dell’attenzione.
Essa stessa dice:”Io cominciai la mia opera come un contadino che avesse a parte una buona semente di grano e al quale fosse stato offerto un campo di terra feconda per seminarvi liberamente. Ma non fu così: appena mossi le zolle di quella terra, io trovai oro invece che grano: le zone nascoste nascondevano un prezioso tesoro”.
L’incredulità e la sorpresa iniziale della Montessori si trasformarono in una vera e propria teoria della mente e della personalità infantile ed in un’organica proposta educativa. Il tesoro nascosto, il capitale invisibile contenuto in ogni generazione di figli dell’uomo può essere messo a disposizione dell’umanità.
Ma se la mente del bambino è così potente perché allora nella scuola i risultati sono così scarsi e si fa tanta fatica ad insegnare e ad apprendere?
Lascio a voi tutti, soprattutto a chi “lavora” quotidianamente con bambini e ragazzi, questa profonda riflessione e l’eventuale ardua risposta.
(bibliografia: R. Regni – “Infanzia e società in Maria Montessori”)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

L’ATTENZIONE È UNA RISORSA TERRIBILMENTE IMPORTANTE, MA ANCHE TERRIBILMENTE SCARSA

Sia dal punto di vista psicologico che da quello economico, l’attenzione è una risorsa terribilmente importante ma anche terribilmente scarsa. Oggi l’attenzione è una risorsa sempre più scarsa. Gli stimoli, l’informazione senza forma, le notizie orfane che penetrano in noi continuamente attraverso la nostra quotidiana esposizione ai mass-media ci rubano l’attenzione oltre che il tempo.
È per questo che è necessario riempire d’oro invece che di rifiuti la nostra attenzione, soprattutto quella dei bambini il cui potenziale di apprendimento è infinitamente superiore a quello dell’adulto. L’economia, scienza della ricchezza ma anche scienza della povertà, perché ha a che fare con risorse limitate o scarse, ci ricorda che il tempo non solo ha un costo come ogni altra cosa, ma è una risorsa limitata; se lo si dedica ad attività irrilevanti, a ricevere informazioni insignificanti poi non ne resta abbastanza per volgere la nostra attenzione, per acquisire quegli schemi concettuali e quelle informazioni di base che sono le vere nozioni che renderebbero comprensibili proprio quei resoconti e quelle notizie transitorie che riceviamo a migliaia ogni giorno. Siamo così abituati al consumo di informazioni che ci occupiamo più delle novità dei fatti che accadono che della loro comprensione.
Come scrive una psicologo, premio Nobel per l’economia,”sebbene nella nostra società sia abbastanza diffusa la critica alla marea di informazioni da cui si è subissati, ben pochi sono gli esempi di persone che deliberatamente hanno assunto atteggiamenti difensivi per proteggersi dall’effimero e dall’evanescente. A molta gente sembrerà un’idea da romanzo che le notizie non debbano essere ingerite semplicemente perché sono lì”.
L’ambiente, soprattutto l’ambiente dell’informazione con cui oggi i bambini hanno a che fare ogni giorno, promette divertimento ma educa alla disattenzione, e la disattenzione è una malattia dell’attenzione. Oggi, il richiamo montessoriano sul valore della concentrazione mentale appare, come molti degli aspetti del messaggio pedagogico di Maria Montessori, di grande attualità, anzi, più urgente oggi di quanto non lo fosse agli inizi del secolo. I bambini sembrano molto più restii a concentrarsi in un compito continuativo, ad ordinarsi interiormente . Perché in un mondo ricco, in una società affluente come la nostra esiste questa povertà di risorse dell’attenzione? È uno dei paradossi educativi del nostro tempo, che si ritrova poi ai vari livelli scolastici e che è forse una delle cause del calo della qualità dell’apprendimento che numerose ricerche fatte nei paesi industrializzati e numerosi indicatori internazionali cominciano a registrare.
Lo osserva anche Gardner (confrontando la sua esperienza di studente con quella dei bambini e dei giovani da lui avvicinati decorso delle sue ricerche): “Spero di nome romanticizzare il mio passato, ma ho l’impressione che un tale continuativo impegno e piacere fossero più comuni nell’America di trenta-quarant’anni fa che non oggi. Ho osservato che oggi, mentre i bambini possono scegliere fra molte attività, pochi di loro rimangono immersi in un particolare compito abbastanza a lungo dai raggiungere la competenza e il piacere cui mi riferisco. Forse ci sono troppe opportunità, forse la durata dell’attenzione è stata erosa dai tempi concitati della televisione e dei video games, forse il ritmo della vita è troppo affrettato o forse lo spartiacque consiste in una combinazione di tutti questi fattori”.

Maria Montessori dice: “Il fenomeno della concentrazione ha guidato fin da principio la costruzione di questo metodo, se può chiamarsi questo un metodo. La concentrazione avviene quando i bambini si occupano con un materiale, sempre con un materiale, mai senza un materiale”. La mente per concentrarsi ha bisogno di oggetti, “senza oggetti il bambino non si può concentrare”; l’oggetto, sia sul piano cognitivo che affettivo, è un mediatore tra l’interno e l’esterno.
(R. Regni)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

ATTIVITÀ’ MONTESSORI: CLASSIFICARE PIETRE (dai 24 mesi)

DESCRIZIONE
Vassoio contenente tre ciotole uguali più piccole vuote, e una ciotola più grande contenente tre varietà di oggetti, almeno cinque per tipo (esempio: pietre bianche, nere e verdi).

PRESENTAZIONE
Si prende il vassoio con entrambe le mani.
Si porta il lavoro sul tavolo.
Si invita il bambino a sedersi.
Ci si siede alla destra del bambino.
Si lavora direttamente nel vassoio.
Si afferra una pietra utilizzando la presa a pinza: “Pietra bianca”.
La si appoggia in una delle tre ciotole vuote.
Si afferra una pietra nera: “Pietra nera”.
La si appoggia in una delle due ciotole rimaste vuote.
Si prende una pietra di colore verde: “Pietra verde”.
E la si appoggia nell’ultima ciotola rimasta vuota.
Si prende una seconda pietra bianca e la si tiene in mano per qualche secondo, nel frattempo con l’altra mano si riprende la pietra bianca precedentemente appoggiata nella ciotola e le accosto, lasciando che il bambino colga il concetto di uguaglianza.
Si appoggia prima l’una e poi l’altra nella ciotola.
Si prende una pietra nera, la si accosta a quella precedentemente afferrata e si fa notare l’uguaglianza.
Ugualmente si procede con la pietra di colore verde.
Si ripetono così le azioni classificando le pietre senza più accostarle a quelle precedenti, fino ad esaurire le pietre.
Si chiede al bambino se desidera partecipare al lavoro: “Adesso tu?”
Si lascia il bambino libero di esplorare il materiale, e che si dedichi all’attività senza intervenire.
Quando il bambino ha terminato il lavoro, lo si invita a riporre il materiale. Se il bambino non é in grado di trasportare lavoro lo si accompagna.

SCOPO DIRETTO
Coordinazione oculo-manuale.
Sviluppare la presa a pinza.
Sviluppare il concetto di classificazione.

SCOPO INDIRETTO
Favorire la concentrazione e l’indipendenza.

PUNTO D’INTERESSE
Riuscire a creare la prima coppia di oggetti nella ciotola.

VARIANTI
Si possono variare i tipi di oggetti da dividere.
Si può aumentare il numero di oggetti per categoria.
Si può inserire un elemento da utilizzare per il lavoro di classificazione, per esempio una pinza.

LE MIE OSSERVAZIONI, IERI, IN UNA SCUOLA PRIMARIA MONTESSORI DI MILANO

Sono le 9.30 in punto e, col mio sgabello in mano, entro nel largo corridoio che porta alle classi della primaria Montessori.
Scelgo inizialmente di entrare nella classe di matematica che accoglie circa 18 bambini di 1* e 2* elementare; e qui l’emozione e il profondo rispetto per il bambino arrivano fino ai miei occhi, che si illuminano e non si stancherebbero mai di osservare questo “bambino libero e felice di lavorare, conoscere, imparare e sperimentare a scuola”.
Vedere per credere, anche se Maria Montessori diceva “Credere per vedere!”
Inizia la mia osservazione, prendo nota, scrivo dei lavori che vedo, dei bambini, dell’organizzazione del lavoro, dell’adulto, dell’ambiente, ma soprattutto di “come” avviene tutto questo, di quello che sento e percepisco in queste aule insieme a tutti questi bambini.
I bambini al lavoro con le Tavole di Seguin, le perle, unità, decine, centinaia, migliaia, i cartoncini con i problemi, il lavoro delle moltiplicazioni, divisioni, somme e sottrazioni, il disegno dei solidi….il tutto rigorosamente da toccare, maneggiare, contare anche in collaborazione con un compagno…sul tavolo o a terra su un tappeto.
Mi sposto nella classe sempre di 1* e 2* , ma d’italiano. Qui vi sono circa 21 bambini con una maestra e si lavora all’alfabetario mobile, alle nomenclature dei pesci e dei fiori, all’analisi grammaticale, la divisione in sillabe, ecc…
Ed è bello osservare i dettagli: un bambino fermo in mezzo alla classe assorto dalla lettura di un vocabolo ritrovato sul dizionario; cinque bambini seduti a un tavolo lavorano ognuno al proprio lavoro, ugualmente c’è aiuto, si scambiano qualche breve parola, socializzano, poi passa la maestra e chiede come stanno procedendo i lavori; un bambino da solo ad un altro tavolo legge tranquillamente un libro.
Arriva l’ora del merenda del mattino: pane e banana, ognuno riceve il suo tovagliolo di carta, si siedono tutti in cerchio a terra e mangiano; al termine ogni bambino va a gettare la buccia di banana in un contenitore apposito e il tovagliolo (raccolto dai quattro angoli: dettaglio Montessoriano) nel cestino della carta.
Ognuno torna al suo lavoro e i bambini instancabili ritornano a concludere le loro attività e poi subito dalla maestra ( seduta a un tavolo con altri bambini) per mostrare il tutto ed avere altro lavoro da svolgere…..e se la maestra è impegnata con un altro bimbo è naturale attendere con educazione il proprio turno.
Poi sono passata nella classe di matematica di 3* 4* e 5* e qui da restare a bocca aperta! Sentire i bambini di 5* in collaborazione con la maestra, enunciare teoremi, formule e ragionamenti impensabili per quell’età!!
Se l’ho visto è perché esiste…e se c’è qualcuno che non crede a ciò che ho scritto, lo invito con tutto il mio cuore a partecipare come genitore a una giornata di scuola aperta in una scuola Montessoriana.
Poi rispondetemi e scrivetemi, sarà un piacere leggere e condividere i vostri pensieri!

Alessia Salvini – Educatrice Montessori
Tatafamilycoach Montessori

METODO MONTESSORI: COS’È LA MENTE ASSORBENTE?

Esistono diversi tipi di mente e psiche nei diversi periodi della vita. Questi periodi sono nettamente distinti tra di loro ed è curioso constatare che coincidono con le diverse fasi dello sviluppo fisico.
Il primo di questi periodi va dalla nascita ai 6 anni, ed ha due distinte sotto fasi: la prima da 0 a 3 anni (sulla quale l’adulto non può esercitare un’influenza diretta), la seconda da 3 a 6 anni (in cui il bambino comincia ad essere influenzabile in modo parziale). Dai 6 ai 12 anni è un periodo di crescita, ma non di trasformazioni. Il terzo e ultimo periodo è quello che va dai 12 hai ai 18 anni, un altro periodo di trasformazioni da ricordare il primo…
Dalle età di 6 anni quando i bambini cominciano ad andare a scuola trascorrono molto tempo ad “ascoltare” la parola dell’adulto, del maestro, e ascoltare non forma l’uomo, soltanto il lavoro pratico ed esperienza conducono i giovani alla maturità.
Nel bambino da 0 a 6 anni avviene una vera e propria creazione, una conquista meravigliosa che non è prodotta dalla mente conscia. Gli adulti sono coscienti: se noi vogliamo imparare qualcosa ci accingiamo a farlo, nel bambino non esiste né coscienza, né volontà, poiché entrambe devono essere create.
I primi 3 anni di vita del bambino:”I dimenticati, indimenticabili”.
Se il nostro tipo di mente è cosciente, quella del bambino dovrebbe essere chiamata mente inconscia (che non vuol dire inferiore).
Il bambino compie le sue meravigliose conquiste a cominciare dalla conoscenza del suo ambiente: un potere di sensibilità così intenso che le cose che lo circondano risvegliano in un interesse e un entusiasmo che sembrano penetrare la sua stessa vita.
Le mani sono suo strumento di intelligenza umana.
Quindi il bambino subisce una trasformazione: le impressioni non solo penetrano nella sua mente, ma la formano. Esse si incarnano in lui. Questo tipo di mente viene chiamata da Maria Montessori “Mente Assorbente”, una forma di mente privilegiata, poiché tutto il sapere entra nella mente semplicemente vivendo.
La mente assorbente del bambino è diretta dei periodi sensitivi, non dalla sua volontà, e dura solo da 0 a 3 anni. Poi si chiuderà ma mano e diventerà totalmente cosciente. Il compito dell’adulto quindi non è insegnare, ma aiutare la mente infantile nel suo lavoro di sviluppo e alle energie creative del bambino.
Che cosa si intende allora per Mente Assorbente del bambino?
E’ la sua mente inconscia che crescendo “assorbe” il suo ambiente. Egli apprende tutto inconsapevolmente (da qui l’importanza di “cosa” si offre al bambino), passando poco a poco dall’inconscio alla coscienza.
La consapevolezza umana a noi pare una grande conquista. Ma questa conquista noi la dobbiamo pagare, poiché, non appena diveniamo coscienti, ogni nuova acquisizione di sapere ci è causa di duro lavoro e fatica.

“Per mezzo del lavoro diviene cosciente e costruisce l’Uomo. Le mani sono lo strumento dell’intelligenza umana”. (M.Montessori)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

METODO MONTESSORI: I DONI DEI NOSTRI BAMBINI

Maria Montessori scriveva: “Il bambino solo può rivelarci i segreti della vita dell’uomo spirituale”.

Fermiamoci ad osservare i nostri bambini mentre giocano o svolgono un’attività, notiamo in loro spontaneità, entusiasmo e creatività.
E l’entusiasmo  è una dimensione divina: essere entusiasti significa essere in Dio…

I bambini sono straordinari in tutto ciò che fanno, nel senso che sanno osservare le cose con meraviglia, con lo stupore e l’amore che noi abbiamo dimenticato; per esempio osserviamo il loro sguardo quando in mezzo a un prato si soffermano a osservare un piccolo insetto su un filo d’erba…
I nostri bambini vivono perfettamente nel “qui ed ora”, per loro non ci sono passato e futuro, c’è un eterno presente. Il bambino ci indica quella che per noi è la strada “corretta” da seguire, quella che noi a volte non riusciamo a vedere e che invece è proprio davanti ai nostri occhi.

I nostri bambini ci insegnano l’attenzione, la fiducia, la trasparenza, la spontaneità e l’amore. Diventando genitori, il bambino ci regala il dono di vivere e crescere con lui, riscoprendo la pazienza e il ritrovare piccole grandi gioie nella routine quotidiana, perfino aprirci alla felicità e riscrivere la nostra vita. Inevitabilmente con la loro straordinaria vitalità, la nostra vita cambia!
Gesù diceva: “Se non diventerete come i fanciulli non entrerete nel Regno dei Cieli”, la meta del nostro viaggio, della nostra vita, è proprio quella di ritornare bambini con la consapevolezza di chi siamo.
Il bambino diverrà uomo attraverso un intenso lavoro su di sè che segue direttive interiori e secondo Natura. Ecco perchè il Metodo Montessori funziona, perchè è l’educazione che vorrebbe sia il bambino che Madre Natura.

Il biografo Standing quando scrive di Maria Montessori dice: “come Colombo ha scoperto un mondo nuovo, un mondo dentro l’anima del bambino. E’ questa scoperta che l’ha resa famosa, non il suo metodo. Il suo metodo è la conseguenza della sua scoperta”.

A questo punto non mi resta che concludere dicendovi che, per ogni genitore, crescere più consapevolmente il proprio bambino, è il dono più grande che gli si possa fare.

“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini – gli “Incontri” e la “Consulenza personalizzata”
Alessia Salvini – Tata&Family Coach Montessori