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PSICOARITMETICA: LAVORO CON NUMERI E GETTONI (MARCHETTE)

ETA’
Dai 4 anni.

DESCRIZIONE
Si lavora sul tappeto. Una scatola divisa in due scomparti: a sinistra 10 tessere numerate in rosso da 1 a 10, a destra 55 gettoni di colore rosso.

PRESENTAZIONE
Una volta che il bambino ha scelto o dimostrato interesse per questo lavoro, si trasporta la scatola fino al tappeto scelto per lavorare, e la si appoggia a terra. Ci si siede alla destra del bambino.
Si dispongono in ordine crescente e ugualmente distanziati tra di loro i numeri contandoli ad alta voce.
Si afferra il primo gettone e lo si colloca sotto al n.1 nominandolo, poi due gettoni per il n.2, tre per il n.3, ecc. I gettoni vanno collocati (come nell’immagine) in “coppia” verticalmente, mettendo in posizione centrale il singolo gettone quando si tratta di numero dispari. in questo modo il bambino si rende conto istintivamente della nozione di numero pari e dispari e della loro differenza.

Questo esercizio è una prova per verificare se si conoscono i numeri nella loro successione numerica e le quantità da esse rappresentate.

Questo lavoro contiene in sè la lezione psicologica dei tre tempi.
Infatti: nel PRIMO tempo si dà la rappresentazione dell’oggetto in se stesso (quantità e simboli numerici).
Nel SECONDO tempo si domanda qual è la quantità corrispondente a ciascun simbolo.
Nel TERZO tempo si domanda sia la successione dei numeri, sia la quantità ad essi corrispondente.

Il lavoro contiene il controllo dell’errore: quando il lavoro è terminato la scatola dei gettone deve essere vuota.

Il bambino può scegliere di ripetere il lavoro tutte le volte che gli è necessario.

Al termine del lavoro, le tessere numerate e i gettoni, andranno ricollocati nei relativi scomparti e riposto il tutto sul ripiano dove era stato preso.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
lavoro tratto da IL MONTESSORI A CASA di Alessia Salvini

RISPETTIAMO I TEMPI DEL BAMBINO?

Questa mattina scelgo di condividere con voi parte di un’intervista a Grazia Honegger Fresco, che, per chi non lo sa, è una delle ultime allieve di Maria Montessori e autrice di interessanti e utili libri sul metodo.
Il tema trattato è il rispetto dei tempi dei bambino, così diversi dai nostri..

(..)”Altro aspetto importante è quello della VELOCITA’ DEL NOSTRO VIVERE: il bambino piccolo è in uno stato di lentezza incredibile, ha bisogno di tempi lunghissimi per costruire il suo mondo interno, non è che sia vuoto, perché nasce con un patrimonio di neuroni incredibile, ma deve costruire le immagini interne di quello che gli succede; ci vuole un tempo lungo per noi adulti per conoscere una cosa nuova, figurarsi per un bambino, che parte da una base molto limitata di conoscenza. E’ normale dunque che i bambini ricevono forti contraccolpi dalla frettolosità degli adulti andando contro il loro bisogno di continuità e di protezione. Protezione, continuità, lentezza, sono proprio come dire le basi, il fondamento della costruzione mentale di un bambino, e allora, diversamente, vuol dire non permettere al bambino di vivere secondo il suo ritmo personale. C’è anche da dire che ogni bambino è unico, diverso da ogni altro, nel presente, nel passato e nel futuro, perché questo è il gioco dei cromosomi, delle mescolanze tra gli esseri umani. Invece noi ci comportiamo come se i bambini fossero vuoti. Vi consiglio di leggere i libri di Alice Miller, una grande studiosa tedesca che ha analizzato le radici della violenza, vi consiglio in particolar modo “Le radici della violenza” sulla storia di Hitler dove si cerca di analizzare che cosa c’è alla base del comportamento di una persona malata come lo è stato Hitler che ha rovesciato tutto questo suo odio nel mondo. Non voglio entrare nel merito, ma vorrei arrivare alla radice, come ad esempio chiedendosi, rispetto alla ragazzina che si distrugge con la droga, cosa gli è successo dentro… perché è arrivata a quel punto… Questo è un grosso problema che ci dobbiamo porre! I risultati del nostro modo di porci nei confronti dell’infanzia ne fa conseguire che i bambini sono sempre più irritabili, si notano sempre più degli accenni di depressione nei bambini di 2 anni, senza tenere conto che il passaggio tra i 2 e i 3 anni è delicatissimo, mentre noi ci andiamo così, a cuor leggero, dicendoci finalmente sta in piedi, corre, gioca.. Li riempiamo di giocattoli che non hanno nessun significato, montagne di peluche e plastica con cui i bambini non fanno niente, si annoiano; in questo modo il loro cervello che è ricchissimo e che ha fame di esperienze e di esplorazione, sta nel vuoto, aggrediti dall’inutilità degli oggetti perché se il bambino piglia il cestino delle mele e le tira fuori e fa dentro e fuori, subito gli dicono: no non si tocca, le cipolle no per carità, non si tocca, apre lo sportellino: no fermo che me lo ammacchi… Ma che deve fare questo bambino? Siccome sono così agitati, poi non dormono più, rifiutano il cibo, vanno dal pediatra che gli da il Nopron e poi diventano ancora più agitati, vanno a scuola non hanno concentrazione e non stanno mai fermi.”(..)

Parole a tratti un po’ dure, ma in alcuni casi ancora tristemente reali e attuali. Vi auguro una buona lettura e delle buone riflessioni.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

ATTIVITA’ MONTESSORI: IL MOMENTO DEL PASTO (dai 7 mesi in poi)

– DESCRIZIONE
– un vassoio o cestino contenente tutto l’occorrente per il pranzo
– una tovaglietta
– un bavaglino
– una ciotola o piccolo piatto in ceramica
– un piccolo bicchiere di vetro
– due cucchiaini in acciaio, uno per il bambino e uno per l’adulto
– una eventuale spugnetta per raccogliere il cibo che cade

ATTIVITA’
Una volta che il bambino è seduto a tavola (o al suo tavolino), si trasporta il vassoio pronto, con il cibo, al tavolo e si appoggia lentamente.
Ci si siede di fronte al bambino, si estrae la tovaglietta e si stende davanti al bambino. “Adesso indossiamo il bavaglino” e si aiuta il bambino a indossare il bavaglino.
Si posiziona la ciotola al centro della tovaglietta e si pone un cucchiaio alla nostra destra e l’altro alla destra del bambino.
Molto lentamente si prende un po’ di cibo dal piatto e lo si offre al bambino, è importante cercare e comprendere il ritmo del bambino senza insistere.
“Hai sete?” si offre dell’acqua al bambino porgendogli il bicchiere.
Si mantiene il contatto visivo con il bambino che se desidera potrà prendere il suo cucchiaio e provare a portare il cibo alla bocca da sè. Se il bambino sperimenta di toccare il cibo con le mani, lo lasciamo fare.
Quando il bambino ci sembra sazio, o allontana la ciotola in segno di rifiuto, la prendiamo la rimettiamo sul vassoio insieme alle posate. Togliamo il bavaglino al bambino, sempre descrivendogli i movimenti che si compiono.
Arrotoliamo la tovaglietta e la ritiriamo. Ci si alza, si riordina la sedia. Si prende il vassoio e lo si porta in cucina.
A seconda dell’età del bambino il momento del pasto sarà molto differente, egli diventerà sempre più partecipativo ed indipendente.

SCOPO DIRETTO
Cura di sè nel momento del pasto.

SCOPO INDIRETTO
Sviluppare l’indipendenza.
Favorire la relazione con il bambino.
Sviluppare il linguaggio.
Stimolare la concentrazione.

PUNTO D’INTERESSE
Il cibo

(attività tratta dal mio Album come Educatrice Montessori)

Alessia Salvini TataFamilyCoachMontessori

MATERIALE SCIENTIFICO SENSORIALE MONTESSORI: LA TORRE ROSA

– Età
Dai 30 mesi.

– Descrizione
Dieci cubi di legno di colore rosa, il più grande ha un lato che misura 10 cm, il più piccolo 1 cm e degradano di 1 cm per cubo.

– Presentazione
Una volta che il bambino ha mostrato interesse per questo tipo di attività, lo si invita a prendere un tappeto e arrotolarlo a terra nel posto scelto per lavorare.
“Vuoi lavorare con la torre rosa? Ti faccio vedere come si utilizza..”
Si va a prendere la torre rosa con le “mani preparate in senso verticale a palmo piatto”, la si trasporta sul tappeto un cubo alla volta partendo dal più piccolo e ponendo i cubi in ordine sparso.
Con questo tipo di presa verrà naturale afferrare i cubi più piccoli con i soli due indici, mentre i cubi più grossi con le mani intere.
Una volta che tutti i cubi sono sparsi sul tappeto ci si rivolge al bambino dicendo: “Fra tutti questi cerco il più grande.”
Lo si prende e lo si appoggia in un angolo del tappeto. Riferendosi ai cubi rimasti si dice al bambino: “Ora fra tutti questi cerco sempre il più grande”.
Lo si sovrappone al precedente cubo mettendolo bene al centro.
Si procede in questo modo per tutti i restanti cubi impilandoli correttamente.

” Vuoi lavorarci tu ora?”
E se il bambino vuole, lo si lascia lavorare liberamente per il tempo che desidera, osservandolo e ritirandosi con discrezione.
Quando il bambino avrà esaurito il suo interesse per l’attività, lo si inviterà a riporre il materiale scomponendo la torre rosa dal tappeto e rimontandola sul suo piedistallo o nel posto dove va ritirata.

– Scopo diretto
Educazione visiva delle dimensioni.
Affinamento della coordinazione oculo-manuale.

– Scopo indiretto
Sviluppo della volontà e della concentrazione.
Formazione della mente logico-matematica.

Lezione dei tre tempi.
Si rapporta la torre rosa sul tappeto.
Si isolano il cubo grande e il cubo piccolo.

– Primo tempo:
“Questo è grande!”
Si manipola il cubo grande e lo si offre al bambino.
“Questo è piccolo!”
Si manipola il cubo piccolo e lo si offre al bambino.

– Secondo tempo:
(E’ molto importante e va prolungato fino a quando il bambino non risponde prontamente, se incontra qualche difficoltà lo si può aiutare a riconoscere l’oggetto a cui si riferisce indicandoglielo)
“Mi dai il cubo piccolo..”
“Mi dai il cubo grande..”
“Metti qui il cubo grande..”
“Metti qui il cubo piccolo..”
“Tocca il cubo piccolo..”
“Tocca il cubo grande..”

– Terzo tempo: si indica un oggetto per volta.
“Questo com’è?”
“E questo…com’è?”

– Scopo diretto
Sviluppo del linguaggio.
Educare l’occhio a riconoscere la dimensione dell’oggetto, osservare e fare confronti con gli oggetti, provocare il ragionamento sull’eventuale errore e la sua correzione.
Graduare gli oggetti secondo le loro differenze.

– Scopo indiretto
Preparazione alla formazione della mente matematica (dimensioni, grandezza).

(Attivitá Montessoriana tratta dal mio Album di Educatrice Montessori)

Alessia Salvini TataFamilyCoachMontessori

ATTIVITA’ MONTESSORI: INSERIRE ED ESTRARRE UNA CATENELLA

Età
Dai 15 mesi

Descrizione
Vassoio contenente:
– una ciotolina di ceramica nel cui interno viene posta una catenella
– un vasetto di vetro

Presentazione
Una volta che il bambino sceglie questo lavoro, si prende vassoio con entrambi le mani e se il bambino è in grado e vuole trasportare il vassoio lo si invita a farlo.
Si porta al lavoro sul tavolo.
Si invita a sedersi.
Ci siete alla destra del bambino.
“Ti faccio vedere come si mette la catenella vasetto”.
Con la mano destra, presa pinza, si prende un capo della catenella.
Si solleva verticalmente, sopra la ciotolina, in modo che si allunghi completamente.
Ci si sposta da sinistra a destra, in direzione del vasetto.
Si arriva all’imbocco del vasetto.
Si inserisce l’estremo inferiore della catenella nel vasetto facendo scendere lentamente la mano “accompagnando e inserendo” così tutta la catenella nel vasetto.
Si fa una breve pausa.
A questo punto si afferra con la mano destra il vasetto contenente la catenella, lo si solleva e lo si sposta in direzione della ciotolina.
Si abbassa il vasetto sulla ciotolina e vi si travasa dentro la catenella.
“Adesso tu”.
Si lascia il bambino libero di esplorare il materiale, il quale si dedica all’attività senza alcun nostro intervento.
Quando il bambino ha terminato il lavoro, lo si invita a riporre il materiale.
Se il bambino in grado di trasportare lavoro, lo si accompagna.

Scopo diretto
Coordinazione oculo manuale, manipolazione.
Sviluppare la presa pinza.

Scopo indiretto
Favorire la concentrazione.

Punto d’interesse
La catenella che si allunga e poi sparisce dentro il vasetto.

Varianti
Si potrà variare l’imbocco del vasetto, proponendo un diametro sempre più stretto.

(Lavoro T ratto dal mio Album personale come Educatrice Montessori)

Buon lavoro a voi tutti, genitori e non, nella preparazione e presentazione del lavoro.
Aspetto i vostri commenti qui o su FB.
Alla presentazione del prossimo lavoro…!!

Alessia Salvini

PERCHÈ “PORTO IL MONTESSORI” IN QUESTO MODO NELLE FAMIGLIE: LA CRESCITA DI UN BAMBINO…LA RINASCITA DI UN ADULTO

“La psicologia moderna e specialmente la psicoanalisi, scienza di moda oggi, seguono il metodo di indagare nell’anima dell’adulto, quasi si può dire applicando una sonda, per rintracciare le cause profonde che, nella lontana infanzia, hanno potuto dare origine ai suoi presenti difetti di carattere, ai suoi per turbamenti, ai suoi squilibri fisici e mentali.
Per curare l’uomo, cioè, si è pensato di ricercare come era da bambino, perché nel bambino si formano quei difetti, che viziano quasi sempre irreparabilmente, la personalità dell’adulto. La scienza moderna ha confermato quanto io vado dicendo da molti anni, e, cioè, che soltanto attraverso lo studio delle facoltà del bambino, che è un nucleo vitale e dinamico, si può arrivare a comprendere e ad aiutare l’adulto. Un esame approfondito del problema, ci porta naturalmente a considerare la necessità di adottare il procedimento inverso a quello cui abbiamo accennato.
Si è sempre detto che è l’umanità che deve aiutare il bambino, l’essere debole, privo di intelligenza e di forze. Ma noi pensiamo, invece, che l’umanità debba ricorrere al bambino per farsi aiutare da lui, per orientarsi, per trovare la strada giusta. Solo il bambino può aiutare l’umanità a risolvere una grande quantità di problemi sociali ed individuali.
Il bambino non è debole e povero: il bambino è il padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione. Questa non è una esaltazione fuori misura dell’infanzia: è una grande verità.

La mente del bambino prende le cose dall’ambiente e le incarna in se stesso. Questa “mente assorbente” non assorbe, però, come una spugna che lascia passare l’acqua e non la trattiene; la mente del bambino assorbe definitivamente, e così facendo crea il carattere dell’uomo.
E questo non avviene per eredità, ma per effetto di una potenzialità creatrice del bambino. Tutti i bambini della terra seguono questa legge, allo stesso modo, con la stessa intensità e la stessa forza. Questa facoltà di creazione non è la prerogativa di una razza, piuttosto che di un’altra, ma è inerente alla natura del bambino.
Ecco il punto importante: i caratteri psichici, che oggi dividono l’umanità e causano tante lotte, sono stabili, sì, ma non immutabili. È il bambino che li crea.
E poiché noi abbiamo il modo di guidare il bambino, è chiaro che la formazione dell’uomo è nelle nostre mani: per questa via siamo in grado di formare il cittadino del mondo. Lo studio del bambino piccolo è fondamentale per il progresso e per la pace dell’umanità.”
Concludo sottolineando la grande responsabilità che noi genitori o adulti, che abbiamo l’opportunità di essere d’aiuto alla crescita dei nostri bambini, abbiamo oggi per l’uomo o la donna adulti che saranno domani: più fiduciosi in loro stessi, più sicuri di loro, più creativi, più liberi di scegliere e più liberi dal giudizio degli altri!
Come dice una mia carissima amica nonché formatrice…. Accorgiamoci!
Buon lavoro a voi tutti…

Alessia Salvini TataFamilyCoachMontessori
IL MONTESSORI A CASA di Alessia Salvini

ATTIVITA’ MONTESSORI: INSERIRE ED ESTRARRE STUZZICADENTI (dai 30-36 mesi)

ETA’:
Dai 30-36 mesi.

DESCRIZIONE:
Preparare un vassoio contenente un bicchierino in vetro (in legno o plastica dura) con all’interno degli stuzzicadenti (questi ultimi dovrebbero sporgere una piccola parte fuori dal bicchierino) e un recipiente simile a una saliera o per spargere cacao o zucchero a velo; in vetro trasparente e con la parte superiore forata e svitabile.

PRESENTAZIONE:
Una volta che il bambino ha dimostrato interesse verso questo lavoro, lo aiutiamo (solo se necessario) a trasportare il vassoio con entrambe le mani sul tavolino. Lasciamo che il bambino si sieda e noi ci sediamo alla sua destra e gli diciamo: “Ti mostro come si usa questo lavoro…”.
In silenzio e con lentezza nei movimenti afferro con la mano destra prima il bicchierino, poi la saliera, e li “estraggo” dal vassoio ponendoli davanti a noi (allontano un po’ il vassoio verso l’angolo in alto a sinistra del tavolo).
Con la mano sinistra afferro uno stuzzicadenti dal bicchierino (presa a pinza) e lo sollevo orizzontalmente.
Con la mano destra (con presa a principe) lo afferro all’altra estremità e lo porto verticalmente sopra la saliera. Con l’indice della mano sinistra indico un foro della saliera in cui inserirò lo stuzzicadenti.
Lentamente avvicino la punta dello stuzzicadenti in concomitanza del foro indicato, ne inserisco una parte, mi soffermo un istante, guardo il bambino negli occhi, “mettendo attenzione all’azione che sto compiendo”, e termino di inserire lo stuzzicadenti nella saliera.
Ripeto questa operazione ancora un paio di volte.
Termino il lavoro svitando il coperchio della saliera, rovesciando gli stuzzicadenti nel bicchierino e riavvitando il coperchio sulla saliera.
A questo punto chiedo al bambino se vuole lavorarci lui ora.
Quando anche il bambino avrà terminato il suo lavoro, riporrò il bicchierino con gli stuzzicadenti e la saliera nel vassoio, e inviterò il bambino a riporre il vassoio nel luogo dove si era preso.

SCOPO DIRETTO
Sviluppare la coordinazione oculo-manuale.

SCOPO INDIRETTO
Favorire la concentrazione. Preparazione alle abilità della scrittura (presa a principe e lavoro da sinistra a destra).

PUNTO D’INTERESSE
Riuscire ad inserire ed estrarre stuzzicadenti da una saliera.

LA SOLIDARIETÀ’: UNA PROFONDA GRATITUDINE – Maria Montessori

Cosa pensava e diceva la Montessori in merito a un concetto così tanto importante è problematico per noi ancora oggi?
“L’uomo ha raggiunto una grandissima meta, realizzando un’armonia di scambi quasi perfette, pari alla circolazione del sangue nel corpo mano.
Perché, dunque, continuiamo a dire che bisogna educare gli uomini all’unione universale? Questa unione nel mondo c’è già, esiste! Bisogna, dunque, fare il possibile per rendere gli uomini coscienti di questa realtà, sostituendo all’idea della necessità di realizzazione la unione fra gli uomini la constatazione dell’esistenza reale e profonda di questi legami di interdipendenza e di solidarietà sociale fra i popoli di tutta la terra.
Si tratta, quindi, di cambiare sostanzialmente il modo di considerare questi rapporti e di influire sulla coscienza degli uomini, al fine di dar loro ideali nuovi, di combattere l’indifferenza e l’incomprensione, di far nascere nelle loro anime un sentimento di GRATITUDINE verso gli uomini. Questo si può fare anche con i fanciulli. Anzi si deve cominciare dai bambini, facendoli riflettere sul valore sociale del lavoro, sulla bellezza del lavoro compiuto per gli altri, al fine che lo sforzo comune arricchisca la vita di tutti.

Per mia esperienza personale, ho visto che i bambini rispondono perfettamente a questi richiami che sono pronti ad afferrare con gioia l’idea della solidarietà umana. Io credo che la vita sarebbe molto più facile e serena se tutti gli uomini si sentissero uniti fra di loro da questo senso di profonda gratitudine, che non è altro che un modo di partecipare al divino potere della creazione e della bontà universale.
Dobbiamo essere grati alla provvidenza che ha favorito l’evoluzione di questi rapporti di interdipendenza, in modo che gli uomini devono vivere con l’aiuto degli altri uomini, per tutte le cose necessarie alla vita, partecipando così al bene universale.
È necessario, però, penetrare molto a fondo nel significato di questo aiuto: non si tratta di un “atto di carità”, atto di carità al quale si risponde anche con la gratitudine. L’atto di carità riguarda di solito i casi patologici della vita e deve essere considerato come una medicina data a chi soffre. Questa cooperazione fra gli uomini, alla quale ho inteso riferirmi, deve rappresentare la norma corrente di vita, la regola, non l’eccezione e rendere possibile la partecipazione all’universalità del bene.

Se attraverso l’opera educativa vogliamo moltiplicare le facoltà intellettuali e sensitive dei bambini che ci sono affidati, dobbiamo moltiplicare anche le nostre facoltà. E in questo campo non dobbiamo mai separare l’insegnamento delle varie cognizioni scientifiche, geografiche, storiche, ecc., dall’opera appassionata dell’uomo, che con il suo lavoro, la sua dedizione il suo sacrificio, ha portato luce di nuove verità in questo campo, altrimenti non faremmo altro che inaridire la nostra anima e quella dei piccoli che vogliamo formare alla vita.
È sotto questo aspetto che dobbiamo considerare i rapporti umani per creare un’umanità migliore, degna di arrivare alla comprensione delle verità più nobile nella luce dell’amore universale che viene da Dio agli uomini tutti, come una pioggia di benedizioni.”

Parole di Maria Montessori in un suo discorso di quasi cent’anni fa…ancora oggi attualissime e soprattutto da mettere in atto da parte nostra come genitori e adulti che si occupano della crescita e dell’educazione dei bambini.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
da “IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

PERCHÉ LA SCUOLA FALLISCE?

“Nella scuola gli educatori di solito richiedono e accettano prestazioni meccaniche, ritualistiche o convenzionali, quelle che gli studenti offrono quando semplicemente rispondono, nel sistema simbolico desiderato, buttando fuori i particolari complessi dei fatti, concetti o problemi che sono stati loro insegnanti”. (H. Gardner)
Secondo Gartner bisognerebbe prendere molto sul serio la risposta che spesso i genitori si sentano dare dei propri figli a ritorno da scuola: “Che cosa hai fatto stamattina?”; la risposta è spesso “Niente”. Non è solo lo schernirsi o il non voler parlare, forse è vera alla lettera. Forse questo accade perché a scuola nessuno gli pone più l’altra domanda: “Ma tu hai capito veramente?”. L’approssimazione, la semicomprensione, oltre alla noia intellettuale proliferano; poca è la competenza come capacità di trasferire in contesti nuovi gli strumenti concettuali che si sono acquisiti. Così quando gli studenti escono da scuola, di fronte a banali problemi di fisica o di matematica, ma anche di lingua e di storia, nei quali non hanno saputo riconoscere le tematiche studiate a scuola, ricadono in modi di ragionare ingenui, dove dominano le spiegazioni elaborate intuitivamente dalla mente del bambino piccolo, quei copioni iniziali e quelli stereotipi imparati da bambino. E questo accade perché gli insegnamenti scolastici vengono sopraffatti dagli apprendimenti della mente non scolarizzata. Secondo Gardner: “Non ci siamo resi conto che in quasi tutti gli studenti c’è la mente non scolarizzata di un bambino di cinque anni che lotta per emergere e per esprimersi”.
La scuola, anche quando sembra funzionare con successo, ma anche proprio obiettivi più importanti, che sono la comprensione adeguata di contenuti e concetti.
Quando va bene, e non sempre succede, il bambino apprende una serie di conoscenze che poi non riesce ad utilizzare in contesti nuovi e più ampi, appare come intrappolato nella logica del compromesso delle risposte corrette.
Gardner si pone una importante domanda: “Perché i membri di una specie capace di impadronirsi con tanta facilità di certi concetti e di certe abilità vanno incontro a difficoltà così notevoli quando si tratta di far proprie quelle abilità e quelle capacità di comprendere che la scuola nelle sue espressioni migliori cerca di trasmettere loro?”. É la stessa domanda della Montessori!!
Se sistemi educativi molto diversi danno risultati molto simili e tutt’altro che apprezzabili, e se ciò accade proprio nel momento in cui c’è stata la massima forma di investimento statale nell’istruzione, vuol dire che siamo non di fronte ad una crisi congiunturale, ma strutturale, di sistema. Oramai i palliativi e gli inseguimenti delle riforme hanno deluso le aspettative; se continuano ad esistere ancora speranze affidate a parole magiche come “autonomia”, “progetto”, ecc., questo accade per una forma di inerzia intellettuale.
La cosa più sorprendente è però costituita dal fatto che le scoperte montessoriane sono state confermate solo dalla ricerca psicologica del nostro secolo quindi il paradigma montessoriano è ancora vero.

Maria Montessori fece una straordinaria e “naturale” scoperta nel bambino: la presenza di insospettate energie psichiche latenti, che si sono mostrate attraverso un fenomeno di polarizzazione dell’attenzione.
Essa stessa dice:”Io cominciai la mia opera come un contadino che avesse a parte una buona semente di grano e al quale fosse stato offerto un campo di terra feconda per seminarvi liberamente. Ma non fu così: appena mossi le zolle di quella terra, io trovai oro invece che grano: le zone nascoste nascondevano un prezioso tesoro”.
L’incredulità e la sorpresa iniziale della Montessori si trasformarono in una vera e propria teoria della mente e della personalità infantile ed in un’organica proposta educativa. Il tesoro nascosto, il capitale invisibile contenuto in ogni generazione di figli dell’uomo può essere messo a disposizione dell’umanità.
Ma se la mente del bambino è così potente perché allora nella scuola i risultati sono così scarsi e si fa tanta fatica ad insegnare e ad apprendere?
Lascio a voi tutti, soprattutto a chi “lavora” quotidianamente con bambini e ragazzi, questa profonda riflessione e l’eventuale ardua risposta.
(bibliografia: R. Regni – “Infanzia e società in Maria Montessori”)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori