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MONTESSORI…PERCHE’ NO? Le 10 differenze tra l’Educazione Montessori e l’Educazione tradizionale

In questa settimana di inizio scuola voglio enunciare a gran voce: “Montessori…perchè no?”
Ecco qui di seguito le 10 fondamentali differenze tra una scuola a metodo Montessori e una tradizionale.

1) L’educazione  si fonda sul profondo rispetto per i bambini intesi come esseri unici ed irripetibili e si intende  come aiuto al naturale sviluppo dell’essere umano.
1) L’educazione si identifica con un programma curricolare nazionale applicato ad un gruppo di bambini che devono uniformarsi allo stesso standard.

2)      I bambini non sono tutti uguali:  ci sono modi  e tempi diversi di imparare, attitudini differenziate. L’approccio Montessori è studiato in funzione del rispetto di queste diversità, rispondendo alle caratteristiche di ciascuno.
2) I bambini vengono considerati tutti uguali: devono imparare secondo modalità e ritmi uniformi, flessibilità scarsa o nulla.

3) L’insegnante lavora in collaborazione con i bambini sfruttando  la ricchezza degli spunti individuali.
3) Il lavoro è condotto dall’insegnante che non può assecondare spunti individuali se non per brevissimo tempo.

4) I bambini deducono contenuti, regole e significati dall’esperienza diretta con il Materiale Montessori.
4) I bambini ricevono contenuti regole e significati dall’insegnante.

5) I bambini si muovono scegliendo liberamente dove stare,   apprendono attraverso il movimento delle mani utilizzando il Materiale Montessori. Movimento e apprendimento sono interdipendenti.
5) I bambini stanno seduti ai loro banchi  con posti fissi e imparano osservando la lavagna, lavorando esclusivamente con schede prestampate o sui  quaderni.

6) L’autostima di ciascuno si costruisce attraverso la consapevolezza del proprio perfezionamento. I bambini desiderano migliorarsi spinti dalla motivazione personale.
6) L’autostima è costruita attraverso un sistema basato sulla valutazione dell’insegnante. I bambini sono spinti a competere l’uno contro l’altro per meritarsi il miglior voto.

7) Gruppi di lavoro di età eterogenea:  i bambini possono lavorare individualmente o costituire autonomamente un  piccolo gruppo per mettere in atto progetti creativi, e personalizzati.
7) Classi di età omogenea:  il lavoro, organizzato   nei modi e gestito  nei tempi dall’insegnante, non consente ai bambini alcuna libertà di sperimentare soluzioni e processi creativi individuali.  I lavori di gruppo sono guidati.

8) I bambini imparano moltissimo e con grande facilità,  appropriandosi di  efficaci strumenti operativi personalizzati.
8)I bambini imparano meno e spesso con fatica, hanno  possibilità ridotte di sperimentare strumenti operativi personalizzati.

9) Gli errori servono per imparare: i bambini si correggono attraverso il Materiale Montessori, quindi non si scoraggiano e si cimentano con determinazione, energia ed entusiasmo.
9)Gli errori vengono segnalati dall’insegnante, penalizzano la valutazione e  spesso i bambini si scoraggiano,  frenati dalla paura di sbagliare. 

10)  I bambini maturano un alto grado di autodisciplina.
10) La disciplina  è legata al controllo degli insegnanti.

(tratto dal sito di Casa dei bambini Scuola Montessori Milano)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

“IL MONTESSORI A CASA” – Percorsi di Formazione Montessoriana per Genitori e Tate.

 

ATTIVITA’ MONTESSORI: LA PREPARAZIONE DELLA MERENDA

Un modo per incoraggiare vostro figlio a consumare spuntini sani è invitarlo o meglio ancora, a dargli gli strumenti e mostrargli come prepararseli da solo.

Se osservate che il vostro bambino è molto interessato ai vostri lavori di vita pratica in cucina e a tagliare, potrebbe essere il momento di mostrargli come si utilizza un coltellino, scegliendone uno con la punta arrotondata e con la lama affilata quanto basta per tagliare una banana o del formaggio morbido.
Mostrategli come afferrare il manico e come utilizzare la posata per spalmare il burro, marmellata e simili. In seguito, dopo che il bimbo avrà imparato ad eseguire questa operazione, potrete mostrargli ad adoperare il coltello per tagliare un alimento molle, per esempio una banana.
Il passaggio successivo, quando sarà un po’ più grande, più forte e più capace di controllare la posata, passate a cibi più difficili come carote e sedano.

Assicuratevi che possa accedere con facilità, senza aiuto, e quindi in completa autonomia, a tutti gli utensili e gli ingredienti di cui ha bisogno per prepararsi la merenda, ricordando di riservare un piano basso agli alimenti che vanno conservati in frigorifero.

Quando avrà acquisito una sufficiente sicurezza, invitatelo a preparare un piatto con una banana affettata e qualche crackers spalmato di marmellata. Aggiungete un po’ di stuzzicadenti (o se preferite delle piccole forchettine) per raccogliere le fettine di frutta dal piatto e suggeritegli di offrire lo spuntino a tutti i membri della famiglia.

Questa modalità di approccio è molto importante per aiutare a rendere sempre più autonomo e responsabile il bambino, e non solo, si va anche a lavorare sul suo senso dell’ordine. Infatti sarà lui che autonomamente andrà a prendere gli attrezzi e gli alimenti che gli servono, compirà il lavoro e dopo che avrà consumato la sua merenda,  la fase di riordino potrà essere quella di portare un oggetto per volta al lavandino e procedere al lavaggio.

Sarà compito del genitore, come sempre, mostrargli la prima volta come si fa: trasportare gli oggetti al lavandino, l’utilizzo del sapone per i piatti, della spugna e il risciacquo con acqua corrente.

La vita, come il Montessori, va mostrata.

E se proprio vogliamo, e il bambino è interessato, possiamo proporgli (mostrandogliela) l’asciugatura delle stoviglie e delle posate con riordino delle stesse al loro posto.
Questa sarà una conclusione del lavoro che lo gratificherà tantissimo, l’acqua ha infatti sempre un gran potenziale di concentrazione e nello stesso tempo di rilassamento nel bambino. E se per caso capiterà che non avrà voglia di farlo, non preoccupatevi, non forzatelo, sarà poi lui, quando nutrirà quell’interesse, a farsi avanti per sperimentare sempre più esperienze di vita pratica che vede fare a voi quotidianamente in casa, nel suo ambiente.

Infine un’altra interessante attività che si può scegliere di proporre al bambino in questo contesto è ovviamente l’apparecchiatura, utilizzando il  tavolino (con un paio di sedie abbinate) alla sua altezza che solitamente adopera per i suoi lavori; utilizzando, volendo, le pratiche tovagliette con già disegnate sopra le posizioni dove andranno disposte posate, piatto e bicchiere. E chiudendo il ciclo del lavoro: la sparecchiatura.

So che qualcuno mi scriverà sicuramente per chiedermi l’età a cui proporre queste attività, come sempre vi rispondo che non c’è un’età fissa, vi potrei dire intorno ai 2 anni di età, ma sarà come sempre il vostro bambino, attraverso la vostra osservazione, a dirvi quando sarà ora di predisporlo nell’ambiente.

Buon lavoro e buone merende a voi tutti!

Alessia Salvini Tata Family Coach Montessori
“Il Montessori a casa” di Alessia Salvini
Educatrice Coach Consulente Familiare

PERCHÉ LA SCUOLA FALLISCE?

“Nella scuola gli educatori di solito richiedono e accettano prestazioni meccaniche, ritualistiche o convenzionali, quelle che gli studenti offrono quando semplicemente rispondono, nel sistema simbolico desiderato, buttando fuori i particolari complessi dei fatti, concetti o problemi che sono stati loro insegnanti”. (H. Gardner)
Secondo Gartner bisognerebbe prendere molto sul serio la risposta che spesso i genitori si sentano dare dei propri figli a ritorno da scuola: “Che cosa hai fatto stamattina?”; la risposta è spesso “Niente”. Non è solo lo schernirsi o il non voler parlare, forse è vera alla lettera. Forse questo accade perché a scuola nessuno gli pone più l’altra domanda: “Ma tu hai capito veramente?”. L’approssimazione, la semicomprensione, oltre alla noia intellettuale proliferano; poca è la competenza come capacità di trasferire in contesti nuovi gli strumenti concettuali che si sono acquisiti. Così quando gli studenti escono da scuola, di fronte a banali problemi di fisica o di matematica, ma anche di lingua e di storia, nei quali non hanno saputo riconoscere le tematiche studiate a scuola, ricadono in modi di ragionare ingenui, dove dominano le spiegazioni elaborate intuitivamente dalla mente del bambino piccolo, quei copioni iniziali e quelli stereotipi imparati da bambino. E questo accade perché gli insegnamenti scolastici vengono sopraffatti dagli apprendimenti della mente non scolarizzata. Secondo Gardner: “Non ci siamo resi conto che in quasi tutti gli studenti c’è la mente non scolarizzata di un bambino di cinque anni che lotta per emergere e per esprimersi”.
La scuola, anche quando sembra funzionare con successo, ma anche proprio obiettivi più importanti, che sono la comprensione adeguata di contenuti e concetti.
Quando va bene, e non sempre succede, il bambino apprende una serie di conoscenze che poi non riesce ad utilizzare in contesti nuovi e più ampi, appare come intrappolato nella logica del compromesso delle risposte corrette.
Gardner si pone una importante domanda: “Perché i membri di una specie capace di impadronirsi con tanta facilità di certi concetti e di certe abilità vanno incontro a difficoltà così notevoli quando si tratta di far proprie quelle abilità e quelle capacità di comprendere che la scuola nelle sue espressioni migliori cerca di trasmettere loro?”. É la stessa domanda della Montessori!!
Se sistemi educativi molto diversi danno risultati molto simili e tutt’altro che apprezzabili, e se ciò accade proprio nel momento in cui c’è stata la massima forma di investimento statale nell’istruzione, vuol dire che siamo non di fronte ad una crisi congiunturale, ma strutturale, di sistema. Oramai i palliativi e gli inseguimenti delle riforme hanno deluso le aspettative; se continuano ad esistere ancora speranze affidate a parole magiche come “autonomia”, “progetto”, ecc., questo accade per una forma di inerzia intellettuale.
La cosa più sorprendente è però costituita dal fatto che le scoperte montessoriane sono state confermate solo dalla ricerca psicologica del nostro secolo quindi il paradigma montessoriano è ancora vero.

Maria Montessori fece una straordinaria e “naturale” scoperta nel bambino: la presenza di insospettate energie psichiche latenti, che si sono mostrate attraverso un fenomeno di polarizzazione dell’attenzione.
Essa stessa dice:”Io cominciai la mia opera come un contadino che avesse a parte una buona semente di grano e al quale fosse stato offerto un campo di terra feconda per seminarvi liberamente. Ma non fu così: appena mossi le zolle di quella terra, io trovai oro invece che grano: le zone nascoste nascondevano un prezioso tesoro”.
L’incredulità e la sorpresa iniziale della Montessori si trasformarono in una vera e propria teoria della mente e della personalità infantile ed in un’organica proposta educativa. Il tesoro nascosto, il capitale invisibile contenuto in ogni generazione di figli dell’uomo può essere messo a disposizione dell’umanità.
Ma se la mente del bambino è così potente perché allora nella scuola i risultati sono così scarsi e si fa tanta fatica ad insegnare e ad apprendere?
Lascio a voi tutti, soprattutto a chi “lavora” quotidianamente con bambini e ragazzi, questa profonda riflessione e l’eventuale ardua risposta.
(bibliografia: R. Regni – “Infanzia e società in Maria Montessori”)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

IL BAMBINO PICCOLO COSTRUTTORE DELL’INTELLIGENZA (2°parte)

Da sempre, nella crescita del bambino, le prime parole e i primi passi, hanno avuto il valore di simboliche pietre miliari, vengono sempre considerati i primi progressi fondamentali. Le prime parole implicano lo sviluppo del linguaggio, i primi passi, la possibilità di camminare. Di conseguenza sono avvenimenti molto importanti per la famiglia, e la madre accorta e intelligente ne segnerà la data sul suo diario.
Ma camminare e parlare sono conquiste piuttosto difficili. Occorrono molti sforzi prima che il bambino riesca a tenere in equilibrio il suo corpicino goffo, con la testa troppo pesante, sulle sue gambette corte. La parola stessa è un mezzo di espressione molto complesso. Quindi non è possibile che queste due siano le prime conquiste nella vita di un bambino.
La sua intelligenza e il suo senso di equilibrio devono aver già compiuto un lungo cammino, saper parlare e saper camminare dritti non rappresentano che le tappe più evidenti. Ma la strada seguita per arrivare a queste conquiste merita tutta la nostra attenzione. Per la madre è un compito al quale ella deve consacrare molta pazienza e molto amore; deve nutrire contemporaneamente il corpo e l’anima del suo bambino; tuttavia, l’anima deve avere la precedenza su un corpo. Le si chiede di trascurare solo temporaneamente alcuni principi, talune molto lodevoli, come per esempio quello della pulizia, poiché in quel momento essi non hanno che un’importanza di secondo piano. Il bambino che comincia a mangiare da solo non è ancora capace, ovviamente, e si sporca. Bene! Bisogna sacrificare la pulizia per il suo bisogno giustificato di attività. Durante la crescita il bambino perfezionerà i suoi movimenti e imparerà a mangiare senza sporcarsi. La pulizia acquisita sarà un autentico progresso, un trionfo per lo spirito del bambino. Lo sforzo di volontà di cui è capace si rivela attraverso una serie di attività razionali che compie continuamente.
Così, molto tempo prima di parlare o di camminare, verso la fine del primo anno di vita, il bambino comincia ad agire, come se obbedisse ha una voce interiore.
I suoi tentativi di mangiare da solo, impadronendosi del cucchiaio, sono commoventi. Non riesce a portare alla bocca la minestra di cui ha voglia, ha fame, eppure respinge tutti quelli che vogliono aiutarlo. È solo dopo aver placato il suo bisogno di attività che accetta l’aiuto della madre. È spaventosamente sporco ma il suo visetto brilla di contentezza e di intelligenza. Ora che i suoi sforzi sono stati coronati da successo, si lascia imboccare tutto sorridente. E constatiamo meravigliati che un bambino educato in questo modo riesce fin dal primo anno di vita a servirsi e a mangiare da solo. Non sa ancora parlare ma capisce molto bene ciò che gli si dice e cerca di compiere gesti che possono corrispondere alle nostre parole.
Il terzo principio afferma che poiché il bambino è sensibile più di quanto si creda alle influenze esterne, dobbiamo essere molto prudenti nelle nostre relazioni con lui.
Se non abbiamo abbastanza esperienza o amore per riconoscere tutte le espressioni importanti e delicate della vita infantile, se non siamo capaci di rispettarle, ci accorgeremo soltanto di quelle che si manifesteranno in maniera violenta, e a quel punto il nostro aiuto arriverà troppo tardi.
Inoltre, alcuni genitori hanno principi pedagogici differenti: non si preoccupano del pianto dei loro figli, sapendo bene, per esperienza, che poi alla lunga smetteranno di piangere e si calmeranno da soli. Dicono che se interveniamo per consolarli con le carezze, I bambini piangeranno apposta per farsi consolare tutti diventeranno schiavi di bambini così viziati. Bisogna rispondere loro che tutti i pianti che sembrano non avere senso compaiono molto prima che il bambino si sia abituato alle nostre carezze. Il pianto esprime un malessere reale che turba il suo animo. Per costruire la sua vita interiore, il bambino ha bisogno di pace e di tranquillità. Noi, invece, lo disturbiamo continuamente con il nostro intervento brutale. In più sabbatte su di lui una valanga di impressioni che si susseguono con rapidità tale da non lasciargli il tempo di assimilarle.
Allora il bambino piange come quando un pasto eccessivo gli provoca difficoltà a digerire. Se lasciamo che il bambino asciughi da solo le sue lacrime, trascuriamo i suoi bisogni. La ragione essenziale del suo pianto ci sfugge perché troppo sottile e, tuttavia, è in essa che si trova la spiegazione di tutto. La nostra comprensione lo consola, lo aiuta a capire le sue osservazioni e a sviluppare il suo istinto sociale.
Non diciamogli “Non è niente” quando afferma di provare una qualche sofferenza, dobbiamo accogliere la sua sensazione di disagio e cercare di consolarlo con tenerezza, senza dare, tuttavia, troppa importanza al fatto.
Dire “Non è niente” a un bambino che non si sente bene significa confonderlo perché è come negare una sua sensazione proprio nel momento in cui vorrebbe riceverne una conferma da noi. Invece, la nostra partecipazione lo incoraggia a raccogliere altre esperienze mostrandogli al tempo stesso come partecipare al dolore degli altri.
(da “Scritti e documenti inediti e rari“, Roma, Opera Nazionale Montessori)

Alessia Salvini Tata&FamilyCoach Montessori
“IL MONTESSORI A CASA”

LAVORO MONTESSORI: SETACCIARE

ETA’
Dai 24 mesi
DESCRIZIONE
Un vassoio di legno contenente tre ciotole di ceramica: due dello stesso colore e una diversa: le due uguali sono posizionate appaiate davanti e sono vuote; quella di colore diverso dietro è riempita per metà di semolino e piselli verdi secchi mescolati insieme.
Davanti alle ciotole, vi sono appoggiati, orizzontalmente (col manico dalla parte destra), un cucchiaino e un piccolo setaccio (col manico rivolto verso sinistra).
PRESENTAZIONE
Dopo che il bambino ha preso il lavoro e lo ha portato al tavolo, lo si invita a sedersi e ci si siede alla sua destra: “Ti faccio vedere come si setaccia”.
Si afferra e si tiene fermo con la mano sinistra il setaccio.
Con la destra si afferra il cucchiaino con la sua presa specifica.
Si solleva il cucchiaino, lo si porta sopra la ciotola col semolino e ve lo si affonda dentro.
Se ne prende una quantità, si solleva il cucchiaino, lo si sposta fin sopra la ciotola col setaccio, lo si abbassa poggiandolo dentro e vi si rovescia il semolino con i piselli.
Con un gesto rotatorio si “passa” il tutto nel setaccio, facendo in modo che il semolino ricada nella tazza sottostante e i piselli rimangano nel setaccio.
A questo puntosi toglie il cucchiaino dal setaccio, con la mano sinistra su solleva quest’ultimo, lo si porta sopra la ciotola vuota e vi si rovesciano dentro i piselli secchi.
Se il bambino ha pazienza si ripete questa operazione fino a travasare l’ultimo granello di semola, altrimenti lo si coinvolge nella presentazione.
Una divisi nelle due tazze il semolino e i piselli, si appoggiano sul vassoio il cucchiaino e il setaccio e, con entrambe le mani si afferrano prima la tazza di sinistra (col semolino), poi la tazza di destra (con i piselli) e si rovesciano nella tazza rimasta vuota.
Si lascia che il bambino si dedichi all’attività liberamente per il tempo che desidera, ritirandoci con discrezione.
Quando il bambino avrà esaurito il suo interesse per l’attività lo si inviterà a riporre il materiale: “Mettiamo a posto il vassoio? Vuoi trasportarlo tu?” Se il bambino lo desidera, gli lasciamo riporre il vassoio al suo posto.
SCOPO DIRETTO
Coordinazione oculo-manuale e dei movimenti.
Raffinamento psico-motorio.
Setacciare.
SCOPO INDIRETTO
Esplorazione sensoriale di un oggetto di vita quotidiana.
Sviluppare la concentrazione e favorire l’indipendenza.
PUNTO D’INTERESSE
La resistenza esercitata dalle maglie del piccolo setaccio verso l’elemento più grande.
Il rumore prodotto dallo sfregamento tra cucchiaino e passino e dal materiale che cade nella tazza vuota.

(tratto da “IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori)

Felice lavoro e Voi tutti….e raccontatemi le vostre esperienze!

Alessia Salvini

ATTIVITA’ MONTESSORI DAI 6 AI 9 MESI CIRCA (1° parte)

TRAINARE (6/7 MESI)
traino con corda coccodrillo

Descrizione = Si tratta di oggetti in legno dotati di ruote ed un cordino legato ad un’estremità in modo che possa essere trainato. Questo materiale va posto sul tappeto in modo che il bambino lo possa raggiungere. E’ opportuno non offrire più di due oggetti.

Presentazione = Questo materiale si presenta semplicemente ponendolo nell’ambiente. Il bambino trainerà l’oggetto apprezzandone il movimento e ascoltandone il rumore e deve poter esplorare il materiale fino a quando non avrà esaurito il suo interesse, l’adulto offrirà la sua presenza discreta nel caso in cui il bambino richieda il suo intervento.

Scopo diretto =
Sviluppo dell’esplorazione sensoriale
Sviluppo del movimento grosso e fino
Sviluppo della forza

Scopo indiretto =
Favorire la concentrazione
Sviluppare la coordinazione del movimento
Promuovere il libero movimento, mosso da desiderio di scoprire
Sviluppare la consapevolezza causa/effetto

Punto d’interesse =
Il movimento dell’oggetto
Il rumore prodotto
Il peso che varia

 

CESTINO DEI TESORI (6/9 MESI)

cestino tesori.1

Descrizione = Materiale inventato da Elinor Goldschmied, psicologa inglese. Consiste in un cestino di circa 35 cm di diametro e 15 cm di altezza, di materiale naturale, abbastanza rigido con o senza manici.
All’interno verranno posti oggetti di vita quotidiana differenti per forma e dimensione.
Deve essere posto sul tappeto accanto al bambino, è necessario che il bambino sia in grado di stare seduto, che estragga gli oggetti e ne sperimenti la forma, la consistenza, il peso, la temperatura, il gusto, il profumo, il colore.

Presentazione = Presentiamo questo materiale semplicemente ponendolo nell’ambiente del bambino, in modo che sia facilmente raggiungibile. L’adulto lascia che il bambino esplori liberamente il materiale fino a quando non avrà esaurito il suo interesse, offrirà la sua presenza solo nel caso in cui il bambino richieda il suo intervento.
Esaurito l’interesse del bambino, l’adulto si avvicinerà a lui sedendosi sul tappeto. Invitandolo ad aiutarla, riporranno insieme tutti gli oggetti all’interno del cestino posto accanto al bambino. Si potranno anche verbalizzare gli oggetti nominandoli. Sempre con movimenti calmi riporrà il cestino sulla mensola facendosi accompagnare dal bambino se lo desidera. Gli oggetti contenuti dopo qualche settimana andranno sostituiti, la continuità rispetto all’attività, è data dal contenitore che rimane il medesimo. L’adulto, osservando di volta in volta il bambino, coglierà il momento giusto per rinnovare il materiale, in quanto ogni bambino “si impossessa dell’ambiente” on tempi diversi. Anche l’età del bambino influirà su questo, poiché verso i 9/10 mesi sostituiremo il materiale anche 1-2 volte nella stessa settimana.

Scopo diretto =
Sviluppare l’esplorazione sensoriale di oggetti di vita quotidiana.

 Scopo indiretto =
Favorire la concentrazione
Promuovere il libero movimento e la libera scelta, mosso dal desiderio di scoprire
Sviluppare l’ordine
Si sostiene eventualmente la capacità di interazione tra bambini

Punto d’interesse =
Le diverse forme
Il peso
La temperatura
Il profumo
Il colore

(Tratto dal Quaderno Montessori di Alessia Salvini Tata&FamilyCoach Montessori)

LA FIDUCIA NEL BAMBINO… E IN ME COME GENITORE – Metodo Montessori

“Non si può essere liberi se non si è indipendenti; quindi, al fine di raggiungere l’indipendenza, le manifestazioni attive della libertà personale debbono essere guidate fin dalla primissima infanzia. Dal momento in cui vengono svezzati, i piccoli  si mettono in cammino lungo la rischiosa via dell’indipendenza. (..)
Però è ancora un essere dipendente, perchè non è capace di camminare, di lavarsi o di vestirsi, e non può chiedere ciò che vuole in linguaggio intelligibile. Egli è lo schiavo di tutti. All’età di tre anni, il bambino dovrebbe essersi fatto in gran parte indipendente e libero. Non abbiamo ancora compreso nel suo vero senso l’alto concetto dell’indipendenza poichè le condizioni sociali in cui viviamo sono ancora servili.
(…) chi è servito è leso nella sua indipendenza. Questo concetto sarà il fondamento della dignità degli uomini futuri: “Non voglio essere servito, perchè non sono un impotente, ma dobbiamo aiutarci gli uni gli altri, perchè siamo esseri socievoli”: ecco ciò che bisogna conquistare prima di sentirsi veramente liberi. Un’azione pedagogica efficace sui teneri bambini deve essere quella di aiutarli ad avanzare sulla via dell’indipendenza.
Aiutarli ad imparare a camminare senza aiuto, a correre, a salire e scendere le scale, a rialzare oggetti caduti, a vestirsi e a spogliarsi, a lavarsi, a parlare per esprimere chiaramente i propri bisogni, a cercare con tentativi di giungere al soddisfacimento dei propri desideri – ecco l’educazione all’indipendenza.
Noi serviamo i bambini; e un atto servile verso di loro è non meno fatale di un atto che tende a soffocare un loro moto spontaneo utile.
Crediamo che i bambini siano simili a fantocci inanimati: li laviamo, li imbocchiamo come essi fanno con la bambola. Non pensiamo mai che il nostro dovere verso il bambino, il quale non fa, non sa fare, ma dovrà poi fare ed ha i mezzi fisio-psicologici per imparare a fare, è senza eccezione quello di aiutarlo alla conquista di atti utili. La madre che imbocca il bambino senza compiere il minimo sforzo per insegnargli a tenere il cucchiaio e a cercare la propria bocca, o che almeno non mangia ella stessa invitandolo a guardare come fa, non è una buona madre.
Chi non comprende che insegnare a un bambino a mangiare, a lavarsi e a vestirsi, è un lavoro ben più lungo, difficile e paziente che imboccarlo, lavarlo e vestirlo?
Il primo è il lavoro di chi educa: il secondo è il lavoro inferiore e facile del servo; non solo un lavoro inferiore e facile, ma anche un lavoro pericoloso che chiude vie, pone ostacoli alla vita che si svolge e, oltre alle conseguenze immediate, ha più gravi conseguenze lontane. (….)

Tutto quanto è aiuto inutile e impedimento allo sviluppo delle forze naturali.

(Maria Montessori – tratto dall’omonimo capitolo in “Educare alla libertà”)

Parole forti di Maria Montessori in relazione a un delicatissimo argomento: fin dove “arrivare” con il nostro “aiuto”, e soprattutto se darlo oppure no; un argomento che approfondisco molto con le mamme con le quali svolgo il mio lavoro di consulenza e dal quale capisco che è davvero un punto molto difficile per loro.
E’ una scelta molto delicata, e soprattutto molto “personale”. Certo ci sono delle linee guida, delle regole alle quali attenersi nella quotidiana relazione con il bambino tenendo ovviamente conto anche della sua età; ugualmente vedo e ritengo indispensabile svolgere un lavoro di approfondimento per ogni “rapporto adulto/mamma-bambino, i loro tempi insieme, la routine instaurata dal bambino ed eventuali cambiamenti in corso.
Alla base di tutta questa attenzione vi è lo svolgersi in maniera naturale e rispettosa dell’autonomia del bambino che deve essere già “vista” dalla nascita; un’attenzione nei confronti del bambino e nella preparazione del suo ambiente derivante da una sempre più attenta osservazione da parte nostra.
E quale resta resta secondo voi il principio fondamentale sul quale si può “creare e svolgere” tutto ciò di cui parla la Montessori? La FIDUCIA NEL BAMBINO!
Come dico sempre, senza la fiducia, che deve prima partire da noi adulti verso il Bambino e verso noi stessi, non riusciremo a fare molto. Lo so molto bene, non è facile, primo perchè l’ho vissuto, secondo perchè lo vedo nella maggior parte dei genitori con i quali lavoro.
Confermando le meravigliose e vere parole di Maria Montessori, prima di Educare i nostri bambini, dobbiamo Educare noi stessi. Cosa vuol dire? Vuol dire che se vogliamo scegliere di agire consapevolmente nei confronti dei nostri bambini, dobbiamo fare prima (e durante) un lavoro, più o meno profondo, su noi stessi.
Un consiglio in merito a questo? Guardate ai vostri bambini non come “una difficoltà, un problema, un ‘non so se ce la faccio’…”, ma come opportunità di miglioramento di voi stessi come persone. Quindi guardate con Fiducia i vostri bambini dicendovi “Come io posso essere utile alla tua crescita…cosa posso imparare da te oggi…e ringraziate per ogni esperienza “dolorosa o gioiosa” che il vostro bambino vi ha dato la possibilità di vivere.

Felici esperienze e felice crescita anche a voi genitori….perchè genitori non si nasce…si diventa!

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

L’AMORE PER L’AMBIENTE SECONDO IL METODO MONTESSORI

Il primo passo che il bambino deve fare, è trovare la via ed i mezzi di concentrazione che stabiliscono le fondamenta del carattere e preparano il comportamento sociale. Appare subito evidente l’importanza dell’ambiente a questo fine; poichè nessuno dall’esterno può dare al bambino concentrazione ed organizzare la sua psiche, egli lo deve fare da sè.” (Maria Montessori – La mente del bambino)

Il compito più importante dell’adulto non è “educare”, ma preparare l’ambiente e osservare a lungo il bambino che si sviluppa liberamente (l’educatore è quindi scienziato), potrà, anche se necessario, migliorare l’ambiente introducendo delle variabili.
Il lavoro del bambino è quello di modificare le sue competenze assorbendo l’ambiente.
Il bambino non deve essere ostacolato nella sua “crescenza”, altrimenti si andranno a limitare le sue potenzialità psichiche e la formazione dei suoi organi psichici.
Il bambino si costruisce a spese (anche economiche) dell’ambiente che diventa per lui vero nutrimento psichico, il bambino si innamora dell’ambiente (elemento utile per il suo percorso di formazione psichica)

AMBIENTE PREPARATO
BAMBINO LIBERO
MAESTRO DELLA NATURA

Un ambiente a misura del nostro corpo ci permette di svilupparci meglio.
Il bambino va quindi, rispettato in quanto tale, sarà necessario per il suo completo sviluppo che abbia intorno a sè un ambiente a sua misura.
La mentalità del bambino a volte è un mistero e va rispettata, il bambino piccolo non ha mentalità fantasiosa, lui fa uno sforzo razionale (reale).

Tre fattori importanti rivestono all’interno del metodo, estrema importanza:

1. L’arredo come motivo di attività (le cose ci parlano)
2. La presentazione delle attività da parte dell’adulto
3. La libera scelta del bambino (fondamentale)

La vita stessa è una forma di libertà.

Vi sono due elementi importanti nel pensiero di Maria Montessori:

– Un forte naturalismo (sviluppo naturale). Tutti gli esseri del mondo e gli organismi si sviluppano con un loro processo e sono inarrestabili, ponendo una grande  fiducia nella natura stessa, supportata da una forte scientificità.

– Il bambino sta sviluppando il punto precedente, abbiamo fiducia di questo e quindi siamo sereni e tranquilli (non in ansia).

Il bambino a partire dai due anni di vita come attività svolge lavori quotidiani che vede compiere dagli adulti a lui vicini.
Il bambino deve avere la possibilità di fare cose vere, che portano alla sicurezza in se stesso e all’autostima personale.

E’ molto importante quindi ciò che un genitore può già scegliere fare e attuare nell’ambiente di casa: il primo ambiente di vita del bambino, dopo il periodo di “vita prenatale”. L’adulto attraverso la conoscenza e, prima di tutto, l’educazione di se stesso, saprà come preparare un ambiente corretto come interessi e a misura del suo bambino.
Infatti tra “il bambino” e “l’ambiente”, l’adulto sarà solo il trait d’union tra i due, e lo potrà fare solamente “preparandosi” prima, mettendosi in discussione e aprendosi alla sua crescita personale attraverso la crescita del suo bambino.

Felice crescita a voi tutti!

Alessia Salvini

Dal Progetto: “IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini Tata&FamilyCoach Montessori