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SCATOLA DEL RITAGLIO MONTESSORI

Età: dai 24 mesi.

  • Descrizione
    Una scatola di cartone molto resistente rivestita con carta fiorentina (o una carta piuttosto resistente bella, ma che non rappresenti personaggi tv ecc.), divisa in due scomparti:
    – quello a destra suddiviso in ulteriori tre scomparti (vedi disegno)
    – nel primo partendo dall’alto la forbice che dovrà  essere con le punte arrotondate e delle dimensioni adatte per essere facilmente impugnata da un bambino di questa età;
    – nel secondo e nel terzo scomparto saranno collocate delle strisce rettangolari di cartoncino leggero con tracciati segmenti che si desiderano far tagliare al bambino.

 

  • Presentazione
    Quando il bambino mostra interesse per questo lavoro, si prende la scatola con entrambe le mani e la si porta al tavolo.
    Si invita il bambino a sedersi.
    Ci si siede alla destra del bambino.
    Si prende con la mano sinistra “punta delle forbici” e la si solleva di fronte a noi e al bambino
    Si alza lentamente la mano destra e infiliamo le dita negli anelli della forbice:

si infila il pollice nella presa superiore più piccola mentre il medio si infilerà nella presa inferiore più grande, l’indice sostiene la forbice.
Solo a questo punto stacchiamo la presa della mano sinistra dalla  forbice.
Con la mano sinistra afferriamo una striscia di carta.
Si tiene la forbice ben dritta davanti a noi.
Si apre molto lentamente e si posiziona in corrispondenza del primo segmento sulla destra, presente sulla striscia di cartoncino.
Con un movimento deciso si chiude la forbice tagliando così l’estremità del cartoncino, facendolo cadere nell’apposito ciotolino contenitore.
Si apre nuovamente la forbice e si posiziona in corrispondenza dell’ultimo segno tracciato sulla destra del cartoncino.
Si procede nello stesso modo per terminare il ritaglio.
Si ripone la forbice nella sua sede.
Si chiede al bambino se desidera provare a tagliare una striscia di cartoncino.
In caso affermativo lasciar sperimentare al bambino questa attività per quanto tempo lo desidera.
Al termine del lavoro il bambino potrà scegliere se buttare i suoi ritagli oppure raccoglierli in un apposito contenitore o busta, per poi utilizzarli eventualmente in futuro per un collage.
AI termine dell’attività si ripone la scatola del ritaglio al suo posto.

 

  • Scopo diretto
    Affinamento delle abilità manuali del bambino.
    Favorire una buona coordinazione oculo-manuale.
  • Scopo indiretto
    Favorire la concentrazione.
  • Punto d’interesse
    Riuscire a tagliare autonomamente.

 

  • Varianti
    Strisce che aumenteranno progressivamente di misura in altezza.
    Linee spezzate e curve.
    Percorsi più o meno semplici.
    Forme
    Sagome di animali

    Lavoro tratto da “IL MONTESSORI A CASA” (il libro)
    di Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori.

INSERIRE ED ESTRARRE BOTTONI – ATTIVITA’ MONTESSORI

INSERIRE ED ESTRARRE BOTTONI – ATTIVITA’ MONTESSORI

Età: dai 14 mesi

Descrizione

Vassoio contenente:

  • una barattolo in cartone foderato (o in metallo) dotato di fessura sul coperchio superiore apribile e richiudibile.
  • ciotola contenente circa 7 bottoni (o gettoni) tutti uguali

Presentazione

Quando il bambino ha mostrato interesse per questo lavoro, si afferra il vassoio con entrambe le mani e lo si trasporta al tavolo.  Se il bambino è in grado e vuole trasportare il vassoio lo si invita a farlo.

Si invita il bambino a sedersi.
Ci si siede alla destra del bambino.

“Ti faccio vedere come si infilano i bottoni”.

Con la mano sinistra si tiene la scatola. Con la mano destra si prende un bottone con la presa a pinza.
Si solleva il bottone e lo si sposta sulla fessura.
Con l’indice della mano sinistra indichiamo la fessura.
Inseriamo il bottone per metà per qualche istante, poi lo lasciamo cadere.
Si ripete l’operazione con tutti i bottoni.
Si pone la scatola in modo che il bambino veda l’apertura.
Con la mano sinistra si tiene fermo il barattolo, con la mano destra si afferra il coperchio superiore e lo si apre:

“Aperto”.

Si appoggia il coperchio di lato, e prendendo  il barattolo  con entrambe le mani, lo si solleva e si rovesciano i bottoni nella ciotola.
A questo punto si riposiziona il barattolo alla destra della ciotola.
Si chiede al bambino se desidera utilizzare il lavoro.
Si lascia il bambino libero di esplorare il materiale, che si dedichi all’attività senza intervenire.
Quando il bambino ha terminato il lavoro, lo si invita a riporre il materiale. Se il bambino è in grado di trasportare il lavoro, lo si accompagna.

Scopo diretto

Coordinazione oculo-manuale, manipolazione. Coordinazione dei movimenti della mano, delle dita e del polso.

Scopo indiretto

Favorire la concentrazione.
Lavoro da sinistra a destra: senso della scrittura.

Punto d’interesse

Inserire il bottone nella fessura.
Rumore prodotto dal bottone che cade e “sparisce” dentro il barattolo.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
Lavoro tratto dal progetto: “IL MONTESSORI A CASA”

 

 

I TELAI DELLE ALLACCIATURE MONTESSORI: IL TELAIO CON I BOTTONI

I TELAI DELLE ALLACCIATURE MONTESSORI: IL TELAIO CON I BOTTONI

I telai sono oggetti che servono ai bambini come esercizi di analisi dei movimenti, così strutturati: un telaio di legno che porta due rettangoli di stoffa i quali si possono unire/allacciare.
Ogni telaio presenta un differente modo di unione: bottoni, ganci, lacci, nastri, fibbie, automatici ecc. Questi oggetti di sviluppo si riferiscono agli atti pratici del vestirsi. I due lembi di stoffa devono prima essere giustapposti in modo che ai due lati si corrispondano reciprocamente per essere allacciati.
Se questi sono occhielli nei quali si deve infilare un laccio, ovvero se sono asola e bottone, o nastri da annodare, richiedono manovre diverse, e abbastanza complesse per poter far distinguere al bambino gli atti successivi; ciascuno dei quali deve completarsi prima di procedere all’altro.

Esempio: il bottone deve essere preso con una mano mentre l’altra tira l’asola in modo che essa ed il bottone messo di taglio si sovrappongano; poi il bottone passa; quindi esso viene ancora disposto orizzontalmente.
Dopo che viene mostrato con esattezza il modo di procedere, il bambino continua indefinitamente a provare e riprovare, abbottonando e sbottonando molte volte, fino a che acquista abilità e sveltezza.
(Maria Montessori, “La scoperta del bambino”)

TELAIO CON BOTTONI GRANDI

Età: dai 24 mesi

Descrizione
Telaio quadrato in legno con cinque chiusure a bottone di egual grandezza e di egual colore.

Presentazione
Quando il bambino mostra interesse per questa attività, si prende il telaio e lo si porta al tavolo nominandolo.
Si appoggia il telaio sul tavolo, si invita il bambino a sedersi e ci si siede alla sua destra.
Con le dita della mano sinistra (presa a pinza) si afferra il primo bottone in alto.
Con le dita della mano destra (presa a pinza) si afferra il lembo di stoffa accanto all’occhiello del bottone che si sta per sfilare.
Si allarga leggermente l’occhiello e vi si inserisce parte del bottone
spingendolo delicatamente.
Con la mano destra si lascia la presa del lembo di stoffa e si afferra il bottone che sta passando attraverso l’asola.
Con la mano sinistra si lascia la presa del bottone e si afferra il lembo di stoffa.

Con la mano destra si tira completamente il bottone fino a sfilarlo.
Si ripete l’operazione anche per gli altri quattro bottoni.
Si procede ad aprire prima un lato e poi l’altro dei due lembi di stoffa.
Si afferra con le due mani (presa a pinza) gli angoli della stoffa del
lato delle asole e lo si apre, si procede nello stesso modo e si apre il lato dei bottoni.
Si fa una breve pausa per far notare al bambino l’apertura.
“Aperto”.
Si afferra sempre con le due mani, e la presa a pinza, i due angoli della stoffa coi bottoni e la si chiude.
Si procede nello stesso modo chiudendo anche il lato di stoffa con le asole e si cerca di sovrapporre quest’ultime ai bottoni.

Si comincia l’abbottonatura.
Con la mano destra (presa a pinza) si afferra l’asola.
Con la mano sinistra (presa a pinza) si afferra il bottone e lo si spinge infilandolo per metà nell’asola.
Con la mano destra si lascia l’asola e si afferra il bottone.
Con la mano sinistra si lascia il bottone e si afferra l’asola.
A questo punto con la mano destra tiro il bottone fino a farlo uscire del tutto. Si ripete la stessa operazione per anche gli altri quattro bottoni.
“Chiuso”.
Terminato il lavoro si prende il telaio e lo si rimette al suo posto.

Scopo diretto
Coordinazione oculo-manuale.
Raffinamento della presa a pinza.
Sviluppo dell’indipendenza.

Scopo indiretto
Ordine logico e sequenzialità delle azioni.
Favorire l’indipendenza nello svestirsi e nel vestirsi.
Arricchimento del linguaggio.

Punto d’interesse
Riuscire ad infilare completamente il bottone.

Alessia Salvini

(tratto dal mio progetto e futuro libro “IL MONTESSORI A CASA” – Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori)

METODO MONTESSORI: QUALI SONO I LIMITI POSTI AI BAMBINI?

NEL METODO #MONTESSORI QUALI SONO I LIMITI POSTI AI BAMBINI??

“Nel nostro lavoro c’è molto rispetto per la libertà individuale, è uno spazio di libertà che si dà al #bambino ma non senza limiti; il bambino può scegliere ma ci sono alcune cose che non può fare, per esempio non può togliere un gioco ad un altro bambino.

Se capita ad esempio che un bimbo arraffa un giochino a quell’altro, con gentilezza l’educatrice cerca di far capire al bimbo in questione che ci potrà giocare più tardi con quello stesso gioco e nel frattempo di prenderne un altro. Ovviamente non si ottiene subito il risultato voluto, i bimbi poi adesso sono abituati a dimenarsi a terra e urlare per ottenere le cose.

Questo è un criterio per cui di ogni oggetto c’è un solo esemplare e i bambini sanno che lo possono tenere per tutto il tempo a loro necessario, dopo però lo devono rimettere a posto, i piccolini all’inizio non lo sanno fare, lasciano le cose in giro, allora con pazienza si insegna che se questo è il posto del bicchiere lì va rimesso, ed è compito della maestra curare l’ordine dell’ambiente.

I visitatori che vengono nelle nostre scuole sono sempre molto colpiti dall’ordine che è un punto di riferimento visivo per il bambino. C’è una grande libertà però ci sono dei confini molto precisi. I bambini oggi fanno di tutto e di più perché i #genitori non mettono confini, per questo le maestre sono disperate; bisogna ricominciare con pazienza a dire si, no, si può fare, tanti si molto concreti con gli oggetti a disposizione, questo è molto importante, di modo che i bambini abbiano tante cose da fare concrete al loro livello(…).

Però i No vanno detti senza rabbia, senza giudizio, devono impararlo questo le maestre.

Gli devi dire il tuo di no, quello giusto, che lo aiuta a darsi una regola e questo è per i bambini una cosa straordinaria, osservare come già nei piccolini comincia questo senso di responsabilità, del capire che la bambola va rimessa nella sua culla, perché dopo c’è qualche altro bambino che ci vuole giocare. Ci sono tante modalità per far crescere i bambini con questo senso di rispetto per l’ambiente, visto che l’adulto ha preparato per loro in modo molto rispettoso l’ambiente in cui loro vivono(…)

Bisogna dare al bambino il tempo di imparare, ma non facendo delle prediche o sgridandoli o punendoli, ma semplicemente avendo un atteggiamento molto tranquillo sapendo che la #regola è quella e che fa stare bene il bambino, perché lui sa come si deve comportare. Il metodo #Montessori offre ai bimbi #autonomia, ricchezza e indipendenza e allo stesso tempo questo senso di calma e di ordine che parte dal fatto che l’educatore non grida mai, perché l’adulto non deve mai alzare la voce, deve parlare ai bambini con rispetto, come si fa tra persone amiche”.

(Grazia Honegger Fresco)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori – IL MONTESSORI A CASA

POSSIAMO SCEGLIERE DI CAMBIARE PER I NOSTRI FIGLI?

Solo analizzando le nostre reazione emotive possiamo evitare il rischio di giudicare a vuoto, di buttare sull’altro i nostri modi di vedere. E’ un rischio sempre presente, tuttavia ridimensionabile se si vive il rapporto con i figli non in termini pedagogici, ma semplicemente umani.

Mettiamo vicine le nostre diversità, i nostri limiti, e cerchiamo quello che possiamo avere in comune, soprattutto sul piano del sentire. Se ci confrontiamo sull’età, sull’esperienza, sulle nozioni che possediamo, forse ci separano abissi, ma sul piano del sentire possiamo scoprirci invece molto vicini: io, adulto, sicuro di me e questo bambino di 2 anni che chiede aiuto o questo adolescente aggressivo e caparbio o questa bimba chiusa nel suo doloroso autismo o questa vecchia che chiede ascolto ai suoi ricordi un po’ sbiaditi.

Sul piano del sentire, gli umani possono raggiungere livelli di unione e di comunicabilità insospettati: bisogna però fare lo sforzo di uscire dal ruolo per sviluppare “la propria capacità di amare…di pensare in maniera critica, senza abbandonarsi a sentimentalismi”, come suggerisce Eric Fromm in “Avere o Essere”.

Bisogna reinventare un modo di essere genitori, cambiando i modelli parentali che abbiamo assorbito, se ci si riesce, ma non sovvertendoli a vuoto solo perchè ci hanno fatto soffrire. Erano frutto di quel tempo, di quella generazione: se ne sappiamo un po’ di più, è anche perchè possiamo avvalerci dei loro errori, e forse ci è più semplice operare un cambiamento positivo senza scelte traumatiche.

(tratto da “Essere Genitori” di G. H. Fresco)

Possiamo scegliere di cambiare per i nostri figli?
Questa è la domanda/titolo di questo articolo. La risposta? Ognuno di noi, dentro di sè, sa già la sua risposta, perchè siamo sempre liberi di scegliere, in ogni momento della giornata, della nostra vita, facile o difficile che sia.
Accorgetevi di questo e fate in modo che ogni vostra scelta sia ‘consapevolmente scelta’.
Felice cambiamento a voi tutti..!

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori  –  “IL MONTESSORI A CASA”

 

LE 6 STRATEGIE DEL “NO MONTESSORIANO” E LE REGOLE

Come utilizzare i NO e limitare le lotte di potere.

1) Offrite alternative a vostro figlio. Quando è possibile permettetegli di scegliere tra due alternative accettabili. Per esempio, sta lavorando a un travaso con le mani di nocciole da un contenitore ad un altro, improvvisamente comincia a lanciare nell’ambiente le nocciole. Anzichè intervenire in modo autoritario con un “No” imperativo e quasi giudicante; ci rivolgeremo a lui con tono fermo e deciso (senza urlare) dicendogli: “Queste sono le nocciole del travaso, non possiamo lanciarle, cosa vuoi fare: vuoi continuare a travasare le nocciole o andare a tirare le palline contro i birilli?”.
A questo punto il bambino si sentirà “accolto e ascoltato”, con la possibilità di una scelta, ovviamente data in base a ciò che stiamo osservando, e non semplicemente “bloccato”!

2) Insegnategli/mostrategli a dire “NO” con educazione (noi dobbiamo essere il primo esempio per lui da emulare).
I bambini sono lo specchio di ciò che “assorbono” dall’adulto (o dagli adulti) che si occupano di lui. Quindi qualsiasi cosa ci capita di osservare nei nostri bambini, se non ci piace, deve essere un “campanello dall’allarme” per fare meglio noi, come adulti, la prossima volta o per migliorare quel particolare “atteggiamento” nei suoi confronti.

3) Regola importante: “La gentilezza e la cortesia sono valori importanti e fondamentali tra marito e moglie, tra mamma e papà, tra genitori e figli…in famiglia.

4) Non limitatevi a cedere. Fate un passo indietro con garbo. Spesso, trovando un compromesso, voi e vostro figlio otterrete tutto ciò che volete o quasi. A volte può essere utile anche una breve e semplice spiegazione in merito alla scelta che stiamo facendo.

5) Potete ridurre le lotte di potere concedendo al bambino un grado ragionevole di indipendenza e responsabilità. Così si sentirà “grande” e dotato di una certa autonomia.

6) Riservate i “NO” ai casi veramente importanti, per esempio vietando un’attività che potrebbe nuocere a vostro figlio o agli altri o provocare danni.

7) Noi adulti cerchiamo di non “prendere sul personale” gli atteggiamenti o le risposte dei nostri bambini.

E ricordatevi, anche se immagino che lo sappiate, che anche noi adulti sbagliamo, e più spesso di quanto possiamo credere. Questo è “buono” quando ce ne accorgiamo e siamo consapevoli di “cosa abbiamo fatto” e di “come avremmo potuto fare”. Bene! Questo è il punto di partenza per ammettere i nostri errori, chiedere “scusa” e spiegare l’errore che abbiamo commesso nei confronti dei nostri bambini (in questo modo interiorizzeranno anche loro questo concetto). E da qui partire per un, sicuramente impegnativo, ma meraviglioso lavoro di crescita e di miglioramento personale di noi stessi come adulti nei confronti dei nostri bambini.

Grazie ai nostri bambini….i nostri maestri.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

dal mio progetto “IL MONTESSORI A CASA”.

RISPETTIAMO I TEMPI DEL BAMBINO?

Questa mattina scelgo di condividere con voi parte di un’intervista a Grazia Honegger Fresco, che, per chi non lo sa, è una delle ultime allieve di Maria Montessori e autrice di interessanti e utili libri sul metodo.
Il tema trattato è il rispetto dei tempi dei bambino, così diversi dai nostri..

(..)”Altro aspetto importante è quello della VELOCITA’ DEL NOSTRO VIVERE: il bambino piccolo è in uno stato di lentezza incredibile, ha bisogno di tempi lunghissimi per costruire il suo mondo interno, non è che sia vuoto, perché nasce con un patrimonio di neuroni incredibile, ma deve costruire le immagini interne di quello che gli succede; ci vuole un tempo lungo per noi adulti per conoscere una cosa nuova, figurarsi per un bambino, che parte da una base molto limitata di conoscenza. E’ normale dunque che i bambini ricevono forti contraccolpi dalla frettolosità degli adulti andando contro il loro bisogno di continuità e di protezione. Protezione, continuità, lentezza, sono proprio come dire le basi, il fondamento della costruzione mentale di un bambino, e allora, diversamente, vuol dire non permettere al bambino di vivere secondo il suo ritmo personale. C’è anche da dire che ogni bambino è unico, diverso da ogni altro, nel presente, nel passato e nel futuro, perché questo è il gioco dei cromosomi, delle mescolanze tra gli esseri umani. Invece noi ci comportiamo come se i bambini fossero vuoti. Vi consiglio di leggere i libri di Alice Miller, una grande studiosa tedesca che ha analizzato le radici della violenza, vi consiglio in particolar modo “Le radici della violenza” sulla storia di Hitler dove si cerca di analizzare che cosa c’è alla base del comportamento di una persona malata come lo è stato Hitler che ha rovesciato tutto questo suo odio nel mondo. Non voglio entrare nel merito, ma vorrei arrivare alla radice, come ad esempio chiedendosi, rispetto alla ragazzina che si distrugge con la droga, cosa gli è successo dentro… perché è arrivata a quel punto… Questo è un grosso problema che ci dobbiamo porre! I risultati del nostro modo di porci nei confronti dell’infanzia ne fa conseguire che i bambini sono sempre più irritabili, si notano sempre più degli accenni di depressione nei bambini di 2 anni, senza tenere conto che il passaggio tra i 2 e i 3 anni è delicatissimo, mentre noi ci andiamo così, a cuor leggero, dicendoci finalmente sta in piedi, corre, gioca.. Li riempiamo di giocattoli che non hanno nessun significato, montagne di peluche e plastica con cui i bambini non fanno niente, si annoiano; in questo modo il loro cervello che è ricchissimo e che ha fame di esperienze e di esplorazione, sta nel vuoto, aggrediti dall’inutilità degli oggetti perché se il bambino piglia il cestino delle mele e le tira fuori e fa dentro e fuori, subito gli dicono: no non si tocca, le cipolle no per carità, non si tocca, apre lo sportellino: no fermo che me lo ammacchi… Ma che deve fare questo bambino? Siccome sono così agitati, poi non dormono più, rifiutano il cibo, vanno dal pediatra che gli da il Nopron e poi diventano ancora più agitati, vanno a scuola non hanno concentrazione e non stanno mai fermi.”(..)

Parole a tratti un po’ dure, ma in alcuni casi ancora tristemente reali e attuali. Vi auguro una buona lettura e delle buone riflessioni.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

LA PRIMA SCUOLA STATALE MONTESSORI – Mongrando/La proposta dell’Educatrice Alessia Salvini: “Manca una realtà simile nel Biellese”.

“Si chiama “The Westacre Montessori School Nursery” e si trova in Norfolk, non lontano da Anmer Hall, dove il duca e la duchessa di Cambridge hanno deciso di far crescere i loro figli. È bastato che il rampollo della casa reale britannica George, erede al trono di Kate Middleton e del principe William, varcasse la soglia di questo asilo, ispirato al metodo educativo sviluppato da Maria Montessori, per far tornare d’attualità l’argomento. Più in Italia, per paradosso, che all’estero: basti pensare che, nel mondo, il metodo nato nel 1907 è applicato in oltre 22mila scuole, mentre nel Paese natale della nota pedagogista e medico, invece, di simili strutture se ne trovano poco più di 150, quasi tutte materne ed elementari concentrate al Nord. Biellese escluso, restando al Settentrione: in provincia, di scuole montessoriane riconosciute e statali non ne è mai stata aperta nessuna.

Una “Montessori” per il Biellese. Fino ad oggi. Sì, perché le cose potrebbero presto cambiare. Il condizionale è d’obbligo, dal momento che si attende l’ok al progetto. Ma, certo, la notizia costituisce un “unicum” sul territorio, e a tutto il territorio intende, se approvata, rivolgersi. Si tratterebbe di una nuova sezione di scuola primaria statale a indirizzo montessoriano, cui farebbero capo le elementari di Mongrando. E lì, a Mongrando, dovrebbe sorgere: il sindaco, Tony Filoni, sostiene il progetto, a firma di una educatrice specializzata della zona, Alessia Salvini, 45 anni, mamma di una bambina di 9.

L’aggettivo “statale” è certo una caratteristica importante dell’iniziativa, come spiega la stessa educatrice: «Ho pensato a una primaria statale che possa essere alla portata di tutti. Questo garantirebbe veramente accessibilità, se pensiamo che di norme le scuole montessoriane non sono statali e hanno rette molto elevate, che arrivano anche a 500 euro al mese. Ho avuto due incontri con la dirigenza scolastica della primaria di Mongrando e la proposta verrà messo ai voti nel prossimo consiglio. Se sarà un sì, si procederà; se sarà un no, vedremo. Sono ottimista».

Il metodo Montessori è, infatti, l’ingrediente fondamentale dell’attività di Alessia Salvini (“Il Montessori a casa”), educatrice e “TataFamilyCoach”: «Porto il metodo Montessori a casa – racconta – creando Incontri con gruppi di genitori della durata di un week end e facendo consulenze personalizzate a domicilio, lavorando sulla preparazione dell’ambiente montessoriano e il rapporto adulto/bambino. Si rivolgono a me, infatti, genitori, nonni, zii, educatori, tate». Consulenze e Incontri che portano questa professionista biellese in giro per l’Italia: «E proprio visitando altre zone, spesso assisto alla nascita di realtà scolastiche legate al metodo Montessori, cosa che qui nel Biellese, a livello statale, non è stata presa in considerazione. Così, ho pensato di farlo io stessa, cercando di realizzare questo mio grande sogno, con l’appoggio dell’Opera Nazionale Montessori di Roma.»

Libera scelta, concentrazione, fiducia, ascolto e autonomia. Un lavoro manuale, in uno spazio organizzato, tempi adeguati alle esigenze del bambino e attività mai imposte, ma che ne seguano le propensioni. Questo il contenuto che potrebbe riempire l’aula della prima classe della prima scuola statale montessoriana del Biellese, con sede a Mongrando: «Questo progetto vuole essere un’opportunità di scelta in più per i genitori non solo di Mongrando ovviamente, ma per tutto il Biellese, la provincia e probabilmente anche oltre. L’obbiettivo primario è il benessere del bambino, loro sono il nostro futuro proprio come dice Maria Montessori “Il Bambino è il padre dell’uomo».”

(Giovanna Boglietti – Eco di Biella del 14 Gennaio 2016)

LA SOLIDARIETÀ’: UNA PROFONDA GRATITUDINE – Maria Montessori

Cosa pensava e diceva la Montessori in merito a un concetto così tanto importante è problematico per noi ancora oggi?
“L’uomo ha raggiunto una grandissima meta, realizzando un’armonia di scambi quasi perfette, pari alla circolazione del sangue nel corpo mano.
Perché, dunque, continuiamo a dire che bisogna educare gli uomini all’unione universale? Questa unione nel mondo c’è già, esiste! Bisogna, dunque, fare il possibile per rendere gli uomini coscienti di questa realtà, sostituendo all’idea della necessità di realizzazione la unione fra gli uomini la constatazione dell’esistenza reale e profonda di questi legami di interdipendenza e di solidarietà sociale fra i popoli di tutta la terra.
Si tratta, quindi, di cambiare sostanzialmente il modo di considerare questi rapporti e di influire sulla coscienza degli uomini, al fine di dar loro ideali nuovi, di combattere l’indifferenza e l’incomprensione, di far nascere nelle loro anime un sentimento di GRATITUDINE verso gli uomini. Questo si può fare anche con i fanciulli. Anzi si deve cominciare dai bambini, facendoli riflettere sul valore sociale del lavoro, sulla bellezza del lavoro compiuto per gli altri, al fine che lo sforzo comune arricchisca la vita di tutti.

Per mia esperienza personale, ho visto che i bambini rispondono perfettamente a questi richiami che sono pronti ad afferrare con gioia l’idea della solidarietà umana. Io credo che la vita sarebbe molto più facile e serena se tutti gli uomini si sentissero uniti fra di loro da questo senso di profonda gratitudine, che non è altro che un modo di partecipare al divino potere della creazione e della bontà universale.
Dobbiamo essere grati alla provvidenza che ha favorito l’evoluzione di questi rapporti di interdipendenza, in modo che gli uomini devono vivere con l’aiuto degli altri uomini, per tutte le cose necessarie alla vita, partecipando così al bene universale.
È necessario, però, penetrare molto a fondo nel significato di questo aiuto: non si tratta di un “atto di carità”, atto di carità al quale si risponde anche con la gratitudine. L’atto di carità riguarda di solito i casi patologici della vita e deve essere considerato come una medicina data a chi soffre. Questa cooperazione fra gli uomini, alla quale ho inteso riferirmi, deve rappresentare la norma corrente di vita, la regola, non l’eccezione e rendere possibile la partecipazione all’universalità del bene.

Se attraverso l’opera educativa vogliamo moltiplicare le facoltà intellettuali e sensitive dei bambini che ci sono affidati, dobbiamo moltiplicare anche le nostre facoltà. E in questo campo non dobbiamo mai separare l’insegnamento delle varie cognizioni scientifiche, geografiche, storiche, ecc., dall’opera appassionata dell’uomo, che con il suo lavoro, la sua dedizione il suo sacrificio, ha portato luce di nuove verità in questo campo, altrimenti non faremmo altro che inaridire la nostra anima e quella dei piccoli che vogliamo formare alla vita.
È sotto questo aspetto che dobbiamo considerare i rapporti umani per creare un’umanità migliore, degna di arrivare alla comprensione delle verità più nobile nella luce dell’amore universale che viene da Dio agli uomini tutti, come una pioggia di benedizioni.”

Parole di Maria Montessori in un suo discorso di quasi cent’anni fa…ancora oggi attualissime e soprattutto da mettere in atto da parte nostra come genitori e adulti che si occupano della crescita e dell’educazione dei bambini.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
da “IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

L’ATTENZIONE È UNA RISORSA TERRIBILMENTE IMPORTANTE, MA ANCHE TERRIBILMENTE SCARSA

Sia dal punto di vista psicologico che da quello economico, l’attenzione è una risorsa terribilmente importante ma anche terribilmente scarsa. Oggi l’attenzione è una risorsa sempre più scarsa. Gli stimoli, l’informazione senza forma, le notizie orfane che penetrano in noi continuamente attraverso la nostra quotidiana esposizione ai mass-media ci rubano l’attenzione oltre che il tempo.
È per questo che è necessario riempire d’oro invece che di rifiuti la nostra attenzione, soprattutto quella dei bambini il cui potenziale di apprendimento è infinitamente superiore a quello dell’adulto. L’economia, scienza della ricchezza ma anche scienza della povertà, perché ha a che fare con risorse limitate o scarse, ci ricorda che il tempo non solo ha un costo come ogni altra cosa, ma è una risorsa limitata; se lo si dedica ad attività irrilevanti, a ricevere informazioni insignificanti poi non ne resta abbastanza per volgere la nostra attenzione, per acquisire quegli schemi concettuali e quelle informazioni di base che sono le vere nozioni che renderebbero comprensibili proprio quei resoconti e quelle notizie transitorie che riceviamo a migliaia ogni giorno. Siamo così abituati al consumo di informazioni che ci occupiamo più delle novità dei fatti che accadono che della loro comprensione.
Come scrive una psicologo, premio Nobel per l’economia,”sebbene nella nostra società sia abbastanza diffusa la critica alla marea di informazioni da cui si è subissati, ben pochi sono gli esempi di persone che deliberatamente hanno assunto atteggiamenti difensivi per proteggersi dall’effimero e dall’evanescente. A molta gente sembrerà un’idea da romanzo che le notizie non debbano essere ingerite semplicemente perché sono lì”.
L’ambiente, soprattutto l’ambiente dell’informazione con cui oggi i bambini hanno a che fare ogni giorno, promette divertimento ma educa alla disattenzione, e la disattenzione è una malattia dell’attenzione. Oggi, il richiamo montessoriano sul valore della concentrazione mentale appare, come molti degli aspetti del messaggio pedagogico di Maria Montessori, di grande attualità, anzi, più urgente oggi di quanto non lo fosse agli inizi del secolo. I bambini sembrano molto più restii a concentrarsi in un compito continuativo, ad ordinarsi interiormente . Perché in un mondo ricco, in una società affluente come la nostra esiste questa povertà di risorse dell’attenzione? È uno dei paradossi educativi del nostro tempo, che si ritrova poi ai vari livelli scolastici e che è forse una delle cause del calo della qualità dell’apprendimento che numerose ricerche fatte nei paesi industrializzati e numerosi indicatori internazionali cominciano a registrare.
Lo osserva anche Gardner (confrontando la sua esperienza di studente con quella dei bambini e dei giovani da lui avvicinati decorso delle sue ricerche): “Spero di nome romanticizzare il mio passato, ma ho l’impressione che un tale continuativo impegno e piacere fossero più comuni nell’America di trenta-quarant’anni fa che non oggi. Ho osservato che oggi, mentre i bambini possono scegliere fra molte attività, pochi di loro rimangono immersi in un particolare compito abbastanza a lungo dai raggiungere la competenza e il piacere cui mi riferisco. Forse ci sono troppe opportunità, forse la durata dell’attenzione è stata erosa dai tempi concitati della televisione e dei video games, forse il ritmo della vita è troppo affrettato o forse lo spartiacque consiste in una combinazione di tutti questi fattori”.

Maria Montessori dice: “Il fenomeno della concentrazione ha guidato fin da principio la costruzione di questo metodo, se può chiamarsi questo un metodo. La concentrazione avviene quando i bambini si occupano con un materiale, sempre con un materiale, mai senza un materiale”. La mente per concentrarsi ha bisogno di oggetti, “senza oggetti il bambino non si può concentrare”; l’oggetto, sia sul piano cognitivo che affettivo, è un mediatore tra l’interno e l’esterno.
(R. Regni)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini