In questo articolo voglio affrontare ed approfondire un argomento che a volte rischiamo di non vedere…sia in veste di mamma che di donna.

Quanto prendiamo sul personale gli affronti dei nostri figli?

E questa domanda la rivolgo a te come a me stessa.
So bene cosa vuol dire…e quante volte sono cascata in questa dinamica-tranello.
Fin da quando mia figlia era più piccola, capitava che era in disaccordo rispetto a quello che le dicevo, e le sue reazioni a volte non mi piacevano.
Immagino sia capitato anche a te…
Come reagivo?
Be’ all’inizio non è stato sicuramente facile, agli inizi la prima reazione era quella: “Ma ce l’ha con me? Perché è così difficile?”

Il cammino è stato lungo e continuo da quelle prime reazioni…ma ti assicuro che si può fare….e porterà del bene non solo al tuo bambino/a, anche alla vostra relazione e a te stessa.

Come si fa?

Sembra facile spiegandolo a parole o scrivendotelo qui, ma è un lavoro che richiede un impegno quotidiano, lo vedo anche durante i lavori di consulenza e coaching che faccio con le famiglie.

Ma andiamo al punto…qual è il primo passaggio da fare?

Cambiare la propria visione nei confronti del bambino, mi spiego meglio elencandoti questi passaggi che potrai mettere in atto da subito nella tua quotidianità:

  1. Pensa a ogni atteggiamento di tuo figlio come a una richiesta di aiuto o di comprensione
  2. Osserva te stesso/a e il tuo bambino/a proprio come fa uno scienziato quando osserva la reazione di un elemento: senza giudizio e nell’attesa di vedere
  3. Osserva l’atteggiamento di tuo figlio/a come uno specchio che ti mostra un aspetto che risiede anche dentro di te

Vediamo meglio ognuno di questi tre punti.

Nel primo punto ti invito a pensare ad ogni atteggiamento di tuo figlio come una richiesta di aiuto. Facciamo un esempio: hai presente quando è ora di uscire, e vuole a tutti costi mettersi lui le scarpe, noi abbiamo fretta, lo vogliamo aiutare per fare prima e lui comincia scalciare, urlare e magari a tirarci una scarpa!
In questo caso la richiesta di aiuto è: dammi il modo o il tempo per fare questo lavoro da solo. Sarà quindi importante spiegargli che in quel momento bisogna andare e con rispetto lo aiutiamo, ma dovremo preparare un lavoro nell’ambiente rispondente o dargli più tempo la prossima volta prima di uscire.

Nel secondo punto ti invito a vedere te stesso come uno scienziato che osserva come si comporta un elemento in natura….è proprio ciò che fece durante i suoi studi Maria Montessori. Questo vuol dire osservarli cercando di liberarci il più possibile dai nostri pregiudizi e preconcetti, e vedere cosa ci mostra di lui il nostro bambino/a. Il mio consiglio: procurati un quaderno e annotati ciò che osservi, le tue reazioni, cosa fai tu e cosa fa il tuo bambino.
Più impareremo a fare questo lavoro in maniera sempre più oggettiva, più avremo la possibilità di imparare davvero tanto.

Nel terzo punto ti invito a osservare tuo figlio/a come uno specchio che ti mostra un aspetto di te che magari non ti piace e tendi a nascondere o a non mostrare. Prova ad andare in profondità su questo concetto e vedi cosa ti ritorna: questo lavoro porterà beneficio sia a te che al tuo bambino…e sai perchè?
Perchè ti sei accorta, e questa è davvero una parola magica, perchè da qui potrai scegliere: fare come hai sempre fatto, ottenendo sempre gli stessi risultati, oppure scegliere di fare diversamente per vedere quali nuovi risultati potrai ottenere.

Ti ho voluto raccontare come ho fatto e faccio io ancora oggi…i figli crescono e il nostro modo di accompagnare la loro crescita (educazione) cambia ed evolve insieme a loro.

Ed  è anche ciò che spiego e mostro nel mio lavoro accompagnando i genitori nella loro crescita personale montessoriana.

E tu quanto prendi sul personale gli atteggiamenti di tuo/a figlio/a?
Scrivimelo se ti va nei commenti su Facebook.
Alessia Salvini