Nell’articolo di oggi voglio condividervi un interessante visione della scuola oggi, tratto da un libro che sto leggendo…in fondo all’articolo trovi la bibliografia.
E forse lo scrivo proprio in questo periodo, nel quale abbiamo nuovamente scelto una scuola “non tradizionale” per il liceo di mia figlia…perché c’è sempre un altro modo.

Ho cinquantuno anni e quando andavo a scuola io, c’erano i voti e il voto in condotta, i compiti in classe e i compiti a casa, i banchi in file, i professori che parlavano e gli studenti che ascoltavano. Oggi abbiamo ancora i voti e il voto in condotta, i compiti in classe e i compiti a casa, i banchi in file, i professori che parlano e gli studenti che ascoltano.
Quando andavo a scuola io c’erano cabine telefoniche dappertutto e ora ci sono gli smartphone, c’erano le macchine da scrivere e adesso ci sono i computer, si ascoltava la musica con i dischi in vinile o in musicassetta, ora questi oggetto sono diventati antiquariato o vintage.

Da questo confronto pare proprio che la scuola non sia stata al passo con i progressi del resto della società. Sì ok oggi c’è la LIM, il registro elettronico, ecc. ma la rivoluzione digitale nelle aule riguarda più che altro la ‘carrozzeria’ che il ‘motore’ della macchina scuola, si è cambiata la superficie senza aver cambiato il cuore.
Certamente nella scuola italiana moderna vi sono alcuni esempi di insegnanti che svolgono il loro lavoro in maniera innovativa ed eccellente, ma esiste una fetta troppo grande della scuola italiana con aule piene di alunni demotivati, annoiati, rassegnati e immobilizzati nei banchi.
Non è più tollerabile avere alunni che vanno a scuola perché sono obbligati a farlo.
Senza bussola, motivazioni, orizzonti culturali ampi, slanci emotivi. Cambiare si può ed è diventata più che mai un’esigenza non più rimandabile.

Nel libro da cui ho tratto questi concetti con i quali mi trovo perfettamente allineata si parla prima di tutto dell’approccio metodologico, di felicità scolastica, di cooperazione, dell’abbattimento di barriere rispetto agli orari e agli spazi di apprendimento, di libri, compiti, pratiche inclusive, verifiche e valutazione.

Per gli studenti spesso il malessere derivante dal ritrovarsi rinchiusi in quella che pare una fabbrica, una prigione, una caserma, produce fenomeni di ribellione perversi e violenti che prendono di mira docenti spaesati. Gli eccessi, le prevaricazioni e le violenze assurgono agli onori della cronaca per qualche giorno ma poi vengono archiviati come prassi. La situazione grigia generalizzata della scuola italiana rimane sottotraccia.

L’insegnamento può e deve elevarsi a opera d’arte.

Un piano di lettura che identifica l’insegnante con l’artista che ha sempre un pubblico con cui rapportarsi. Questi dovrà fare sempre del suo meglio per rendere piacevole, soddisfacente, appagante lo spettacolo. Questo vuol dire evitare lezioni noiose e poco coinvolgenti, non può prendersela con pubblico disattento, deve essere consapevole del proprio ruolo, deve accettare insomma anche i fischi e le lamentele quando questi arrivano.
Si è mai visto un attore inveire contro il pubblico ingrato? Senza contare che gli studenti, a differenza degli spettatori, sono obbligati ad assistere allo “spettacolo” degli insegnanti, per cui accampare scuse non serve a nessuno.

Un’altra scuola è possibile e Maria Montessori se ne accorse già più di cento anni fa.
Io dico basta e mi apro al cambiamento…e tu?

Alessia Salvini
la tua Formatrice FamilyCoach Montessori 

(dal libro “Una scuola a misura dei sogni” di Giuseppe Paschetto)