Come potete notare, l’immagine che ho scelto per voi in questo articolo, risale a un po’ di tempo fa.
Con un po’ di nostalgia nel cuore vi confermo che la bambina che vedete in questa foto è mia figlia Elisa quando aveva esattamente 2 anni e 4 mesi, undici anni fa or sono.

La ritrae in un momento speciale: la prima volta che tagliava una verdura cruda di una certa consistenza in completa autonomia.
Già…perchè fino ad allora aveva tagliato solo la banana o qualche carota bollita.
Era già qualche mese che era fortemente interessata ai coltelli, a tagliare…e anche alle forbici.

Come facevo a capirlo?

Mi osservava con un’attenzione così forte che, il più delle volte arrivava con le sue manine alle mie, per togliermi il coltello dalle mani, dicendomi a gran voce: “Io…io…io!!!”

Io in quel momento magari stavo tagliando le verdure con un coltello grande ed anche appuntito, e quindi non idoneo a lei e alle sue mani.
Decisi allora di mostrarle come si tagliava: le presentai il lavoro.

Andammo al suo tavolino, mi procurai un piccolo tagliere, una banana e un coltellino dalla punta arrotondata.
Lei era eccitatissima, non stava più nella pelle.
Aspettai che si calmasse un po’, che i suoi occhi arrivassero a miei e cominciai.
Le mostrai la presa del coltello e lentamente tagliai qualche fetta di banana.
Non appena posai il coltello sul tavolo per chiederle se voleva tagliare lei…i suoi occhi erano talmente spalancati, che in un attimo si ritrovò lei stessa a tagliare, a modo sue, le fette di banana.

Da quel giorno, la sua smania di tagliare non appena era ora di preparare una merenda o la cena, era alle stelle…e io la lasciai sperimentare, osservandola sempre però con attenzione.
Il giorno in cui le scattai questa foto eravamo appena rientrate dall’orto e avevamo raccolto un bel mazzo di coste, le lavai e poi cominciai a tagliarle per poi cucinarle. Ed ecco che di corsa arrivò Elisa, mi chiese di aiutarla ad indossare e legare il grembiulino, aprì il suo cassettino della cucina dove c’erano il tagliere e il suo coltellino, e mi disse:

“Anch’io taglio!”

Accettai ovviamente il suo aiuto, osservandola impegnata, concentrata e soddisfatta del suo lavoro.

Ho scelto di raccontarvi questa storia, non solo per descrivervi come vivere e rispondere ad un interesse così importante del bambino, ma anche per sottolinearvi che alla base ci deve essere una profonda fiducia da parte nostra nei confronti dei nostri bambini.
Con questo non voglio dire che io stessa non mi sono trovata qualche volta ad esitare davanti a una scelta: sì..no, glielo faccio fare…oppure no, ecc. ecc..

Sono mamma da tredici anni e i dubbi e le perplessità sono venuti anche a me.

Ma come ho fatto poi a scegliere?

In genere ho sempre fatto le mie scelte, a volte anche sbagliando, seguendo tre importanti valori:

  1. L’osservazione della mia bambina, oggettivamente parlando, cosa mi trasmette? E’ sicura mentre compie quella determinata cosa?
  2. Qual è la cosa peggiore che potrebbe capitare se le permetto di fare quella cosa?
  3. Qual è la cosa migliore che potrebbe capitare se le permetto di fare quella cosa?

E voi come avete vissuto o state vivendo nella relazione con i vostri bambini, il loro bisogno di compiere lavori dei quali voi avete paura?

Spero di avervi dato qualche spunto sul quale riflettere….e attendo eventuali vostre risposte o condivisioni.

Alessia