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ATTIVITA’: SPAZZARE A TERRA

ETA’
Dai 20 mesi in poi.

DESCRIZIONE
– Grembiule
– Scopa con setole
– Scopino con paletta annessa
Entrambi dotati di foro o fettuccia per essere appesi.
– Cestino porta immondizia
– Scatolina per contenere pezzetti di carta che il bambino può gettare a terra per compiere autonomamente l’attività

PRESENTAZIONE
Con del nastro adesivo colorato creare a terra un rettangolo o un quadrato. Questo sarà lo spazio entro il quale verrà raccolta “l’immondizia” spazzata.
Si getta sul pavimento la carta a pezzetti (alcuni fogli strappati a piccoli pezzi). Il materiale da spazzare può variare in base alla capacità del bambino, successivamente potremmo gettare anche coriandoli di piccole dimensioni e successivamente farina gialla.
Si indossa il grembiule.
prendiamo la scopa (quella da adulti), e si impugna con le mani ben distanziate.
Compiendo un movimento oscillatorio si sposta lentamente tutta la “sporcizia” dentro lo spazio precedentemente designato.
Si ripone la scopa.
Si prende la paletta, si stacca lo scopino, ci si china, e con scopino si raccoglie tutta l’immondizia nella paletta.
Si getta l’immondizia nel cestino, facendo cadere tutto lo sporco dalla paletta, aiutandosi con lo scopino.
Si ripone scopino e paletta.
Si ripone il grembiule.
A questo punto la presentazione è ultimata e chiediamo, come sempre, al bambino se ora vuole continuare lui questo lavoro. Se Sì, lo aiutiamo a indossare il suo grembiule, e lo lasciamo lavorare per tutto il tempo che gli è necessario; altrimenti andremo a lavarci le mani e lasceremo che sia poi lui, con i suoi tempi ad avvicinarsi al lavoro.

SCOPO DIRETTO
Sviluppare l’attenzione e la concentrazione.
Sviluppare la coordinazione dei movimenti e la coordinazione oculo-manuale.
Sviluppare il senso dell’ordine.

SCOPO INDIRETTO
Favorire l’autonomia e l’amore per l’ambiente.

PUNTO D’INTERESSE
Convogliare tutto lo sporco nel cerchio.
Buttare il contenuto della paletta nel cestino.

(attività tratta da “IL MONTESSORI A CASA di Alessia Salvini”)

RISPETTIAMO I TEMPI DEL BAMBINO?

Questa mattina scelgo di condividere con voi parte di un’intervista a Grazia Honegger Fresco, che, per chi non lo sa, è una delle ultime allieve di Maria Montessori e autrice di interessanti e utili libri sul metodo.
Il tema trattato è il rispetto dei tempi dei bambino, così diversi dai nostri..

(..)”Altro aspetto importante è quello della VELOCITA’ DEL NOSTRO VIVERE: il bambino piccolo è in uno stato di lentezza incredibile, ha bisogno di tempi lunghissimi per costruire il suo mondo interno, non è che sia vuoto, perché nasce con un patrimonio di neuroni incredibile, ma deve costruire le immagini interne di quello che gli succede; ci vuole un tempo lungo per noi adulti per conoscere una cosa nuova, figurarsi per un bambino, che parte da una base molto limitata di conoscenza. E’ normale dunque che i bambini ricevono forti contraccolpi dalla frettolosità degli adulti andando contro il loro bisogno di continuità e di protezione. Protezione, continuità, lentezza, sono proprio come dire le basi, il fondamento della costruzione mentale di un bambino, e allora, diversamente, vuol dire non permettere al bambino di vivere secondo il suo ritmo personale. C’è anche da dire che ogni bambino è unico, diverso da ogni altro, nel presente, nel passato e nel futuro, perché questo è il gioco dei cromosomi, delle mescolanze tra gli esseri umani. Invece noi ci comportiamo come se i bambini fossero vuoti. Vi consiglio di leggere i libri di Alice Miller, una grande studiosa tedesca che ha analizzato le radici della violenza, vi consiglio in particolar modo “Le radici della violenza” sulla storia di Hitler dove si cerca di analizzare che cosa c’è alla base del comportamento di una persona malata come lo è stato Hitler che ha rovesciato tutto questo suo odio nel mondo. Non voglio entrare nel merito, ma vorrei arrivare alla radice, come ad esempio chiedendosi, rispetto alla ragazzina che si distrugge con la droga, cosa gli è successo dentro… perché è arrivata a quel punto… Questo è un grosso problema che ci dobbiamo porre! I risultati del nostro modo di porci nei confronti dell’infanzia ne fa conseguire che i bambini sono sempre più irritabili, si notano sempre più degli accenni di depressione nei bambini di 2 anni, senza tenere conto che il passaggio tra i 2 e i 3 anni è delicatissimo, mentre noi ci andiamo così, a cuor leggero, dicendoci finalmente sta in piedi, corre, gioca.. Li riempiamo di giocattoli che non hanno nessun significato, montagne di peluche e plastica con cui i bambini non fanno niente, si annoiano; in questo modo il loro cervello che è ricchissimo e che ha fame di esperienze e di esplorazione, sta nel vuoto, aggrediti dall’inutilità degli oggetti perché se il bambino piglia il cestino delle mele e le tira fuori e fa dentro e fuori, subito gli dicono: no non si tocca, le cipolle no per carità, non si tocca, apre lo sportellino: no fermo che me lo ammacchi… Ma che deve fare questo bambino? Siccome sono così agitati, poi non dormono più, rifiutano il cibo, vanno dal pediatra che gli da il Nopron e poi diventano ancora più agitati, vanno a scuola non hanno concentrazione e non stanno mai fermi.”(..)

Parole a tratti un po’ dure, ma in alcuni casi ancora tristemente reali e attuali. Vi auguro una buona lettura e delle buone riflessioni.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

ATTIVITA’ MONTESSORI: LA PREPARAZIONE DELLA MERENDA

Un modo per incoraggiare vostro figlio a consumare spuntini sani è invitarlo o meglio ancora, a dargli gli strumenti e mostrargli come prepararseli da solo.

Se osservate che il vostro bambino è molto interessato ai vostri lavori di vita pratica in cucina e a tagliare, potrebbe essere il momento di mostrargli come si utilizza un coltellino, scegliendone uno con la punta arrotondata e con la lama affilata quanto basta per tagliare una banana o del formaggio morbido.
Mostrategli come afferrare il manico e come utilizzare la posata per spalmare il burro, marmellata e simili. In seguito, dopo che il bimbo avrà imparato ad eseguire questa operazione, potrete mostrargli ad adoperare il coltello per tagliare un alimento molle, per esempio una banana.
Il passaggio successivo, quando sarà un po’ più grande, più forte e più capace di controllare la posata, passate a cibi più difficili come carote e sedano.

Assicuratevi che possa accedere con facilità, senza aiuto, e quindi in completa autonomia, a tutti gli utensili e gli ingredienti di cui ha bisogno per prepararsi la merenda, ricordando di riservare un piano basso agli alimenti che vanno conservati in frigorifero.

Quando avrà acquisito una sufficiente sicurezza, invitatelo a preparare un piatto con una banana affettata e qualche crackers spalmato di marmellata. Aggiungete un po’ di stuzzicadenti (o se preferite delle piccole forchettine) per raccogliere le fettine di frutta dal piatto e suggeritegli di offrire lo spuntino a tutti i membri della famiglia.

Questa modalità di approccio è molto importante per aiutare a rendere sempre più autonomo e responsabile il bambino, e non solo, si va anche a lavorare sul suo senso dell’ordine. Infatti sarà lui che autonomamente andrà a prendere gli attrezzi e gli alimenti che gli servono, compirà il lavoro e dopo che avrà consumato la sua merenda,  la fase di riordino potrà essere quella di portare un oggetto per volta al lavandino e procedere al lavaggio.

Sarà compito del genitore, come sempre, mostrargli la prima volta come si fa: trasportare gli oggetti al lavandino, l’utilizzo del sapone per i piatti, della spugna e il risciacquo con acqua corrente.

La vita, come il Montessori, va mostrata.

E se proprio vogliamo, e il bambino è interessato, possiamo proporgli (mostrandogliela) l’asciugatura delle stoviglie e delle posate con riordino delle stesse al loro posto.
Questa sarà una conclusione del lavoro che lo gratificherà tantissimo, l’acqua ha infatti sempre un gran potenziale di concentrazione e nello stesso tempo di rilassamento nel bambino. E se per caso capiterà che non avrà voglia di farlo, non preoccupatevi, non forzatelo, sarà poi lui, quando nutrirà quell’interesse, a farsi avanti per sperimentare sempre più esperienze di vita pratica che vede fare a voi quotidianamente in casa, nel suo ambiente.

Infine un’altra interessante attività che si può scegliere di proporre al bambino in questo contesto è ovviamente l’apparecchiatura, utilizzando il  tavolino (con un paio di sedie abbinate) alla sua altezza che solitamente adopera per i suoi lavori; utilizzando, volendo, le pratiche tovagliette con già disegnate sopra le posizioni dove andranno disposte posate, piatto e bicchiere. E chiudendo il ciclo del lavoro: la sparecchiatura.

So che qualcuno mi scriverà sicuramente per chiedermi l’età a cui proporre queste attività, come sempre vi rispondo che non c’è un’età fissa, vi potrei dire intorno ai 2 anni di età, ma sarà come sempre il vostro bambino, attraverso la vostra osservazione, a dirvi quando sarà ora di predisporlo nell’ambiente.

Buon lavoro e buone merende a voi tutti!

Alessia Salvini Tata Family Coach Montessori
“Il Montessori a casa” di Alessia Salvini
Educatrice Coach Consulente Familiare

PERCHÉ LA SCUOLA FALLISCE?

“Nella scuola gli educatori di solito richiedono e accettano prestazioni meccaniche, ritualistiche o convenzionali, quelle che gli studenti offrono quando semplicemente rispondono, nel sistema simbolico desiderato, buttando fuori i particolari complessi dei fatti, concetti o problemi che sono stati loro insegnanti”. (H. Gardner)
Secondo Gartner bisognerebbe prendere molto sul serio la risposta che spesso i genitori si sentano dare dei propri figli a ritorno da scuola: “Che cosa hai fatto stamattina?”; la risposta è spesso “Niente”. Non è solo lo schernirsi o il non voler parlare, forse è vera alla lettera. Forse questo accade perché a scuola nessuno gli pone più l’altra domanda: “Ma tu hai capito veramente?”. L’approssimazione, la semicomprensione, oltre alla noia intellettuale proliferano; poca è la competenza come capacità di trasferire in contesti nuovi gli strumenti concettuali che si sono acquisiti. Così quando gli studenti escono da scuola, di fronte a banali problemi di fisica o di matematica, ma anche di lingua e di storia, nei quali non hanno saputo riconoscere le tematiche studiate a scuola, ricadono in modi di ragionare ingenui, dove dominano le spiegazioni elaborate intuitivamente dalla mente del bambino piccolo, quei copioni iniziali e quelli stereotipi imparati da bambino. E questo accade perché gli insegnamenti scolastici vengono sopraffatti dagli apprendimenti della mente non scolarizzata. Secondo Gardner: “Non ci siamo resi conto che in quasi tutti gli studenti c’è la mente non scolarizzata di un bambino di cinque anni che lotta per emergere e per esprimersi”.
La scuola, anche quando sembra funzionare con successo, ma anche proprio obiettivi più importanti, che sono la comprensione adeguata di contenuti e concetti.
Quando va bene, e non sempre succede, il bambino apprende una serie di conoscenze che poi non riesce ad utilizzare in contesti nuovi e più ampi, appare come intrappolato nella logica del compromesso delle risposte corrette.
Gardner si pone una importante domanda: “Perché i membri di una specie capace di impadronirsi con tanta facilità di certi concetti e di certe abilità vanno incontro a difficoltà così notevoli quando si tratta di far proprie quelle abilità e quelle capacità di comprendere che la scuola nelle sue espressioni migliori cerca di trasmettere loro?”. É la stessa domanda della Montessori!!
Se sistemi educativi molto diversi danno risultati molto simili e tutt’altro che apprezzabili, e se ciò accade proprio nel momento in cui c’è stata la massima forma di investimento statale nell’istruzione, vuol dire che siamo non di fronte ad una crisi congiunturale, ma strutturale, di sistema. Oramai i palliativi e gli inseguimenti delle riforme hanno deluso le aspettative; se continuano ad esistere ancora speranze affidate a parole magiche come “autonomia”, “progetto”, ecc., questo accade per una forma di inerzia intellettuale.
La cosa più sorprendente è però costituita dal fatto che le scoperte montessoriane sono state confermate solo dalla ricerca psicologica del nostro secolo quindi il paradigma montessoriano è ancora vero.

Maria Montessori fece una straordinaria e “naturale” scoperta nel bambino: la presenza di insospettate energie psichiche latenti, che si sono mostrate attraverso un fenomeno di polarizzazione dell’attenzione.
Essa stessa dice:”Io cominciai la mia opera come un contadino che avesse a parte una buona semente di grano e al quale fosse stato offerto un campo di terra feconda per seminarvi liberamente. Ma non fu così: appena mossi le zolle di quella terra, io trovai oro invece che grano: le zone nascoste nascondevano un prezioso tesoro”.
L’incredulità e la sorpresa iniziale della Montessori si trasformarono in una vera e propria teoria della mente e della personalità infantile ed in un’organica proposta educativa. Il tesoro nascosto, il capitale invisibile contenuto in ogni generazione di figli dell’uomo può essere messo a disposizione dell’umanità.
Ma se la mente del bambino è così potente perché allora nella scuola i risultati sono così scarsi e si fa tanta fatica ad insegnare e ad apprendere?
Lascio a voi tutti, soprattutto a chi “lavora” quotidianamente con bambini e ragazzi, questa profonda riflessione e l’eventuale ardua risposta.
(bibliografia: R. Regni – “Infanzia e società in Maria Montessori”)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

LE MIE OSSERVAZIONI, IERI, IN UNA SCUOLA PRIMARIA MONTESSORI DI MILANO

Sono le 9.30 in punto e, col mio sgabello in mano, entro nel largo corridoio che porta alle classi della primaria Montessori.
Scelgo inizialmente di entrare nella classe di matematica che accoglie circa 18 bambini di 1* e 2* elementare; e qui l’emozione e il profondo rispetto per il bambino arrivano fino ai miei occhi, che si illuminano e non si stancherebbero mai di osservare questo “bambino libero e felice di lavorare, conoscere, imparare e sperimentare a scuola”.
Vedere per credere, anche se Maria Montessori diceva “Credere per vedere!”
Inizia la mia osservazione, prendo nota, scrivo dei lavori che vedo, dei bambini, dell’organizzazione del lavoro, dell’adulto, dell’ambiente, ma soprattutto di “come” avviene tutto questo, di quello che sento e percepisco in queste aule insieme a tutti questi bambini.
I bambini al lavoro con le Tavole di Seguin, le perle, unità, decine, centinaia, migliaia, i cartoncini con i problemi, il lavoro delle moltiplicazioni, divisioni, somme e sottrazioni, il disegno dei solidi….il tutto rigorosamente da toccare, maneggiare, contare anche in collaborazione con un compagno…sul tavolo o a terra su un tappeto.
Mi sposto nella classe sempre di 1* e 2* , ma d’italiano. Qui vi sono circa 21 bambini con una maestra e si lavora all’alfabetario mobile, alle nomenclature dei pesci e dei fiori, all’analisi grammaticale, la divisione in sillabe, ecc…
Ed è bello osservare i dettagli: un bambino fermo in mezzo alla classe assorto dalla lettura di un vocabolo ritrovato sul dizionario; cinque bambini seduti a un tavolo lavorano ognuno al proprio lavoro, ugualmente c’è aiuto, si scambiano qualche breve parola, socializzano, poi passa la maestra e chiede come stanno procedendo i lavori; un bambino da solo ad un altro tavolo legge tranquillamente un libro.
Arriva l’ora del merenda del mattino: pane e banana, ognuno riceve il suo tovagliolo di carta, si siedono tutti in cerchio a terra e mangiano; al termine ogni bambino va a gettare la buccia di banana in un contenitore apposito e il tovagliolo (raccolto dai quattro angoli: dettaglio Montessoriano) nel cestino della carta.
Ognuno torna al suo lavoro e i bambini instancabili ritornano a concludere le loro attività e poi subito dalla maestra ( seduta a un tavolo con altri bambini) per mostrare il tutto ed avere altro lavoro da svolgere…..e se la maestra è impegnata con un altro bimbo è naturale attendere con educazione il proprio turno.
Poi sono passata nella classe di matematica di 3* 4* e 5* e qui da restare a bocca aperta! Sentire i bambini di 5* in collaborazione con la maestra, enunciare teoremi, formule e ragionamenti impensabili per quell’età!!
Se l’ho visto è perché esiste…e se c’è qualcuno che non crede a ciò che ho scritto, lo invito con tutto il mio cuore a partecipare come genitore a una giornata di scuola aperta in una scuola Montessoriana.
Poi rispondetemi e scrivetemi, sarà un piacere leggere e condividere i vostri pensieri!

Alessia Salvini – Educatrice Montessori
Tatafamilycoach Montessori

COME DEVE INTERVENIRE L’ADULTO?

Come devo intervenire?” Si preoccupa spesso l’adulto, senza porsi abbastanza il dubbio se sia necessario intervenire.
Ogni intervento invade lo spazio del bambino. Può essere positivo, rassicurante, liberante. Può costituire sostegno incoraggiante a fare, presentando un gioco o un libro nuovi, un’attività. Può essere un “no” fermo, necessario di fronte al disordine gratuito e non costruttivo. ma può essere anche un’intrusione negativa, frustrante, umiliante.

Proviamo a operare qualche distinzione:

– l’adulto che parla a voce alta, richiamando, ordinando, reprimendo
l’adulto che si rivolge con calma al bambino;

– l’adulto che per “far socializzare” evita costantemente il momento del lavoro individuale
l’adulto che prepara, cura gli oggetti per le attività, la disposizione del mobilio, l’ordine logico dei materiali,
la rotazione delle attività stesse: tutto in funzione del bambino;

– l’adulto che chiude gli oggetti negli armadi e li dà al bambino quando lo ritiene opportuno
l’adulto che usa l’armadio per la riserva di materiali o giochi  e mette a disposizione del  bambino quel materiale  che può davvero interessargli;

– l’adulto che ritiene che il bambino per riposare abbia bisogno di sfogo, di urla in grandi ambienti
l’adulto che consente al bambino di passare da solo da una attività all’altra secondo il proprio ritmo, non      arrivando mai  alla tensione e alla stanchezza indotte da un “fare troppo diretto dall’adulto”;

– l’adulto che privilegia talune attività perchè meno disturbanti, per mantenere inalterati l’ordine e le abitudini
l’adulto che non mette limiti preconcetti alle attività possibili, ma è anzi alla continua ricerca di varianti che
soddisfino i multiformi bisogni infantili;

– l’adulto che considera con tono di superiorità e sufficienza i giochi del bambino, le sue piccole scoperte ingenue
l’adulto che partecipa affettivamente al senso di meraviglia che il piccolo esprime nelle sue osservazioni, e ogni    volta risponde alla sua richiesta di dialogo come se fosse la cosa più importante del mondo in quel momento.

Se si riconosce come scelta pedagogica che il bambino piccolo non ha bisogno che gli si “facciano fare” delle cose, ma chiede di trovare nell’ambiente quello che gli corrisponde e di organizzarsi da sè, il ruolo dell’adulto cambia profondamente.

Il bambino piccolo lavora per sè; è l’egocentrismo per antonomasia, secondo una modalità che è costruttiva e sana nei primi due, tre anni. Prima ha bisogno di formare se stesso, il suo intelletto (esperienze, memorie, concetti), il suo linguaggio, le sue abilità motorie, la sua capacità d’orientarsi. Non sa esprimersi attraverso un prodotto concreto come avverrà a 4-5 anni: ora lo fa in modo per noi poco afferrabile ma non meno significativo, attraverso il movimento, il gioco, l’esplorazione.
Solo in quanto “riempie” se stesso ora, potrà poi entrare in comunicazione con altri.
Nel suo apparente baloccarsi, nelle sue, per noi, insensate ripetizioni, nei suoi balbettamenti e incertezze motorie, prediligendo per ora una o due persone, egli sviluppa via via un essere pensante, capace di azione e di ampi rapporti sociali. Ma questo può anche non avvenire se il bambino ha dovuto impegnare le proprie forze a difendersi, se è vissuto in uno stato di deprivazione affettiva, manuale, sensoriale, verbale e così via.”

(Bibliografia: “Per ogni bambino una risposta” – M. L. Canderle Sala, G.H. Fresco, C. Soru)

Alessia Salvini Tata&FamilyCoach Montessori

 

Montessori – Il Bambino e il Genitore nascono quando la loro anima sente se stessa, si fissa, si orienta, sceglie.

“La libera scelta è la più alta attività: solo il bambino, che conosce ciò di cui ha bisogno per esercitarsi e sviluppare la sua vita spirituale, può in verità scegliere liberamente.
Non si può parlare di libera scelta quando ogni oggetto esterno richiama ugualmente il bambino ed egli, mancando di potere volitivo, segue ogni richiamo e passa dall’una cosa all’altra senza posa. Questa è una delle più importanti distinzioni che (l’adulto) deve saper fare.
Il bambino che non sa ancora obbedire a una sua guida interiore non è il bambino libero che si mette sulla strada lunga e stretta della perfezione. E’ ancora lo schiavo di sensazioni superficiali che lo lasciano in balia dell’ambiente; il suo spirito rimbalza da un oggetto all’altro come una palla. L’uomo nasce quando la sua anima sente se stessa, si fissa, si orienta, sceglie.
Questo semplice e grande fenomeno si rivela in ogni essere creato. Tutti gli esseri viventi possiedono il potere di scegliere, in un ambiente complicato e di molti aspetti, ciò, e soltanto ciò, che è necessario a mantenere la vita.
Le radici di ogni pianta cercano fra i molti elementi del suolo quelli di cui hanno bisogno; un insetto sceglie determinatamente e si fissa sul fiore fatto per riceverlo. Nell’uomo lo stesso meraviglioso discernimento non è semplice istinto, ma qualcosa che deve essere conquistato.
I bambini hanno, specialmente nei primi anni, un’intima sensibilità come necessità spirituale, che educazione mal diretta o repressioni possono far svanire e sostituire con una specie di schiavitù dei sensi esterni verso ogni oggetto dell’ambiente.
Noi stessi abbiamo perduto questa profonda e vitale sensibilità e dinanzi ai bimbi, in cui la vediamo risorgere, ci troviamo come dinanzi a un mistero rivelato”.
(Maria Montessori – “La mente del bambino”)

Proprio davanti a queste parole di Maria Montessori non dobbiamo aver paura di sbagliare…dobbiamo imparare, il nostro bambino è giunto a noi, nella nostra vita con lo scopo di darci una possibilità: quella di evolvere, quella di essere persone migliori. Tutti abbiamo vissuto e viviamo questa esperienza, sta solamente a noi la scelta di “come” vogliamo viverla.
Facciamo oggi una cosa diversa, un esercizio su di noi, cerchiamo di liberarci il più possibile da tutti i possibili condizionamenti sui bambini, pensiamo e immaginiamo che lui oggi sia un maestro, una persona di grande profondità spirituale, venuto a trovarci per aiutarci in questo nostro momento della nostra vita. Come vi sentite?

Ricordatevi che ogni cosa che ci “arriva” nella nostra vita è ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento per evolvere, per migliorarci; e il nostro bambino…. così impegnativo rispetto ad altri,  che a volte ci mette davvero in crisi….
Beh! Dobbiamo ringraziarlo quel Bambino perchè più le difficoltà di quel momento, più l’impegno richiesto è grande e più sarà grande la nostra crescita e di conseguenza anche quella di nostro figlio.
Non arrendetevi mai….avete davanti a voi il dono più grande che la vita poteva farvi….sta solo a voi la volontà di ‘vederlo’.

Alessia Salvini Tata&FamilyCoach Montessori
IL MONTESSORI A CASA di Alessia Salvini

CHI E’ IL BAMBINO LIBERO?

CHI E’ IL BAMBINO LIBERO?
Quando un bambino è libero? Quando gli lasciamo fare tutto ciò che vuole, quando con questa motivazione non gli diamo nessuna regola fissa? Lo guardiamo “vagare” da una cosa all’altra, da un oggetto all’altro, senza attenzione, senza interesse, magari ogni tanto “usciamo” con dei NO autoritari senza neanche una spiegazione, e pensiamo che lasciato libero in questo modo stiamo rispettando il suo essere, la sua crescita….in questo modo siamo montessoriani…..!?!
NO! Assolutamente NO! E’ un’altra la libertà del bambino di cui parla Maria Montessori, e in cui io credo fermamente. Noi, gli adulti “consapevoli”, siamo il trait d’union tra l’ambiente e il bambino
Noi abbiamo il compito di preparare un ambiente corretto per lui, ma quando dico ambiente non intendo solo quello fatto di lavori e oggetti a misura di bambino, intendo prima di tutto quell’ambiente dove noi genitori (che siamo il suo primo ambiente di vita alla nascita) siamo accanto ai nostri figli per aiutare la loro crescita.
Come? Con umiltà, rispetto, fiducia, amore e tanta tanta volontà di rimettere in discussione noi stessi per “crescere” anche noi insieme ai nostri bambini.
Noi “lavoreremo” sull’approccio e la relazione con loro, lavoreremo sulla preparazione dell’ambiente con determinate regole; tutto questo a partire da cosa? Dall’osservazione! Un lavoro importantissimo… il grande lavoro che ha portato proprio Maria Montessori a “scoprire il Bambino” e creare il suo metodo.
Mamme e papà esercitatevi sull’osservazione, confrontatevi e condividete (il confronto e la condivisione sono sempre arricchenti) ciò che avete osservato, e da qui preparate un ambiente per i vostri bambini.

Quali domande porvi in tutto questo:
– Cosa ricerca nell’ambiente?
– Quali azioni sta compiendo o sta cercando di compiere?
– Quali esperienze sta cercando di fare?
– Come posso aiutarlo per arrivare a compiere questa o queste esperienze?
– Come e cosa predisporre nell’ambiente “di rispondente” ai bisogni del mio bambino?

In questo modo, imparando anche noi di volta in volta a migliorare la nostra osservazione, passo dopo passo, vedremo fiorire nel bambino l’interesse, ed è questa la piccola grande fiamma che andrà di volta in volta ad alimentare l’entusiasmo e la passione del bambino.
Da qui cominceremo ad assistere al miracolo della concentrazione, un delicato e prezioso “passaggio” da salvaguardare…proteggere!
Questa sarà la libertà del bambino….la libertà di ascoltare e seguire il proprio maestro interiore.
Maria Montessori diceva in un suo discorso a Londra nel 1930:
“Il più grande aiuto che possiamo dare ai nostri bambini è di stare al loro fianco e lasciarli liberi di svilupparsi a modo loro…poichè su quest’argomento i nostri figli ne sanno più di noi”.
Ma, in relazione al concetto di libertà la Montessori ha precisato anche che: “Lasciar fare quello che si vuole al bambino che non ha sviluppato la volontà, è tradire il senso di libertà”.

E’ importante il concetto di “libertà” nella crescita dei nostri bambini, è un grande valore nella costruzione del loro subconscio, soprattutto nei primi anni di vita.
Perchè poi da adulti, come noi oggi…tutti vogliamo essere liberi, ma pochi ci riescono veramente, poichè la libertà, quella vera, quella nell’Essere, comporta una grande responsabilità e un grande lavoro su noi stessi, sempre.

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

da IL MONTESSORI A CASA di Alessia Salvini

ATTIVITA’ MONTESSORI DAI 6 AI 9 MESI CIRCA (1° parte)

TRAINARE (6/7 MESI)
traino con corda coccodrillo

Descrizione = Si tratta di oggetti in legno dotati di ruote ed un cordino legato ad un’estremità in modo che possa essere trainato. Questo materiale va posto sul tappeto in modo che il bambino lo possa raggiungere. E’ opportuno non offrire più di due oggetti.

Presentazione = Questo materiale si presenta semplicemente ponendolo nell’ambiente. Il bambino trainerà l’oggetto apprezzandone il movimento e ascoltandone il rumore e deve poter esplorare il materiale fino a quando non avrà esaurito il suo interesse, l’adulto offrirà la sua presenza discreta nel caso in cui il bambino richieda il suo intervento.

Scopo diretto =
Sviluppo dell’esplorazione sensoriale
Sviluppo del movimento grosso e fino
Sviluppo della forza

Scopo indiretto =
Favorire la concentrazione
Sviluppare la coordinazione del movimento
Promuovere il libero movimento, mosso da desiderio di scoprire
Sviluppare la consapevolezza causa/effetto

Punto d’interesse =
Il movimento dell’oggetto
Il rumore prodotto
Il peso che varia

 

CESTINO DEI TESORI (6/9 MESI)

cestino tesori.1

Descrizione = Materiale inventato da Elinor Goldschmied, psicologa inglese. Consiste in un cestino di circa 35 cm di diametro e 15 cm di altezza, di materiale naturale, abbastanza rigido con o senza manici.
All’interno verranno posti oggetti di vita quotidiana differenti per forma e dimensione.
Deve essere posto sul tappeto accanto al bambino, è necessario che il bambino sia in grado di stare seduto, che estragga gli oggetti e ne sperimenti la forma, la consistenza, il peso, la temperatura, il gusto, il profumo, il colore.

Presentazione = Presentiamo questo materiale semplicemente ponendolo nell’ambiente del bambino, in modo che sia facilmente raggiungibile. L’adulto lascia che il bambino esplori liberamente il materiale fino a quando non avrà esaurito il suo interesse, offrirà la sua presenza solo nel caso in cui il bambino richieda il suo intervento.
Esaurito l’interesse del bambino, l’adulto si avvicinerà a lui sedendosi sul tappeto. Invitandolo ad aiutarla, riporranno insieme tutti gli oggetti all’interno del cestino posto accanto al bambino. Si potranno anche verbalizzare gli oggetti nominandoli. Sempre con movimenti calmi riporrà il cestino sulla mensola facendosi accompagnare dal bambino se lo desidera. Gli oggetti contenuti dopo qualche settimana andranno sostituiti, la continuità rispetto all’attività, è data dal contenitore che rimane il medesimo. L’adulto, osservando di volta in volta il bambino, coglierà il momento giusto per rinnovare il materiale, in quanto ogni bambino “si impossessa dell’ambiente” on tempi diversi. Anche l’età del bambino influirà su questo, poiché verso i 9/10 mesi sostituiremo il materiale anche 1-2 volte nella stessa settimana.

Scopo diretto =
Sviluppare l’esplorazione sensoriale di oggetti di vita quotidiana.

 Scopo indiretto =
Favorire la concentrazione
Promuovere il libero movimento e la libera scelta, mosso dal desiderio di scoprire
Sviluppare l’ordine
Si sostiene eventualmente la capacità di interazione tra bambini

Punto d’interesse =
Le diverse forme
Il peso
La temperatura
Il profumo
Il colore

(Tratto dal Quaderno Montessori di Alessia Salvini Tata&FamilyCoach Montessori)

Appaiare copie classificate di oggetti con corrispondenti immagini/nomenclature (Area del Linguaggio)

Età
Dai 20 mesi circa.
Descrizione
Un cestino contenente: le immagini/nomenclature e sopra di esso un sacchetto con all’interno le copie classificate degli oggetti.
Presentazione
Si invita il o i bambini a lavorare….”Oggi parliamo degli animali della fattoria”.
Si prende il cestino con il materiale e lo si appoggia sul tavolino o a terra su un tappeto. Si estrae il sacchetto dal cestino e lentamente si estraggono gli oggetti nominandoli uno alla volta: “Qui abbiamo una….mucca”, “Qui abbiamo una….pecora”, “Qui abbiamo un….cavallo”….
E si vanno ad appoggiare raggruppati in alto a destra rispetto ai bambini.
Si estraggono dal cestino anche le immagini/nomenclature una alla volta appoggiandole sul tappeto, da sinistra verso destra, dicendo:
“Questa è l’immagine di una pecora”, “Questa è l’immagine di un cavallo”, “Questa è l’immagine di una mucca”….
Una volta terminato, si va ad afferrare tra il gruppo di oggetti quello rappresentato sulla prima immagine partendo dalla sinistra dei bambini e lo si appoggia sopra, ripetendone il nome.
Si può continuare l’operazione con gli altri oggetti, ma a questo punto sarebbe meglio coinvolgere (se vogliono) il o i bambini invitandoli ad appoggiare l’oggetto sull’immagine/nomenclatura corrispondente.
Quando questo lavoro è terminato, si chiede al bambino, uno per volta, di rimettere nel sacchetto gli “animali” e allo stesso con le immagini/nomenclature nel cestino.

Una volta presentato questo lavoro.si lascia nell’ambiente  pronto per l’utilizzo autonomo del bambino, e nel caso lavorandoci da solo osservate che compie degli errori, non correggetelo, ma ripresentateglielo un’altra volta.

(parte di una presentazione tratta dal mio Quaderno dei lavori Montessori)