Articoli

SCATOLA DEL RITAGLIO MONTESSORI

Età: dai 24 mesi.

  • Descrizione
    Una scatola di cartone molto resistente rivestita con carta fiorentina (o una carta piuttosto resistente bella, ma che non rappresenti personaggi tv ecc.), divisa in due scomparti:
    – quello a destra suddiviso in ulteriori tre scomparti (vedi disegno)
    – nel primo partendo dall’alto la forbice che dovrà  essere con le punte arrotondate e delle dimensioni adatte per essere facilmente impugnata da un bambino di questa età;
    – nel secondo e nel terzo scomparto saranno collocate delle strisce rettangolari di cartoncino leggero con tracciati segmenti che si desiderano far tagliare al bambino.

 

  • Presentazione
    Quando il bambino mostra interesse per questo lavoro, si prende la scatola con entrambe le mani e la si porta al tavolo.
    Si invita il bambino a sedersi.
    Ci si siede alla destra del bambino.
    Si prende con la mano sinistra “punta delle forbici” e la si solleva di fronte a noi e al bambino
    Si alza lentamente la mano destra e infiliamo le dita negli anelli della forbice:

si infila il pollice nella presa superiore più piccola mentre il medio si infilerà nella presa inferiore più grande, l’indice sostiene la forbice.
Solo a questo punto stacchiamo la presa della mano sinistra dalla  forbice.
Con la mano sinistra afferriamo una striscia di carta.
Si tiene la forbice ben dritta davanti a noi.
Si apre molto lentamente e si posiziona in corrispondenza del primo segmento sulla destra, presente sulla striscia di cartoncino.
Con un movimento deciso si chiude la forbice tagliando così l’estremità del cartoncino, facendolo cadere nell’apposito ciotolino contenitore.
Si apre nuovamente la forbice e si posiziona in corrispondenza dell’ultimo segno tracciato sulla destra del cartoncino.
Si procede nello stesso modo per terminare il ritaglio.
Si ripone la forbice nella sua sede.
Si chiede al bambino se desidera provare a tagliare una striscia di cartoncino.
In caso affermativo lasciar sperimentare al bambino questa attività per quanto tempo lo desidera.
Al termine del lavoro il bambino potrà scegliere se buttare i suoi ritagli oppure raccoglierli in un apposito contenitore o busta, per poi utilizzarli eventualmente in futuro per un collage.
AI termine dell’attività si ripone la scatola del ritaglio al suo posto.

 

  • Scopo diretto
    Affinamento delle abilità manuali del bambino.
    Favorire una buona coordinazione oculo-manuale.
  • Scopo indiretto
    Favorire la concentrazione.
  • Punto d’interesse
    Riuscire a tagliare autonomamente.

 

  • Varianti
    Strisce che aumenteranno progressivamente di misura in altezza.
    Linee spezzate e curve.
    Percorsi più o meno semplici.
    Forme
    Sagome di animali

    Lavoro tratto da “IL MONTESSORI A CASA” (il libro)
    di Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori.

ATTIVITA’ MONTESSORI: IL MOMENTO DEL PASTO (dai 7 mesi in poi)

– DESCRIZIONE
– un vassoio o cestino contenente tutto l’occorrente per il pranzo
– una tovaglietta
– un bavaglino
– una ciotola o piccolo piatto in ceramica
– un piccolo bicchiere di vetro
– due cucchiaini in acciaio, uno per il bambino e uno per l’adulto
– una eventuale spugnetta per raccogliere il cibo che cade

ATTIVITA’
Una volta che il bambino è seduto a tavola (o al suo tavolino), si trasporta il vassoio pronto, con il cibo, al tavolo e si appoggia lentamente.
Ci si siede di fronte al bambino, si estrae la tovaglietta e si stende davanti al bambino. “Adesso indossiamo il bavaglino” e si aiuta il bambino a indossare il bavaglino.
Si posiziona la ciotola al centro della tovaglietta e si pone un cucchiaio alla nostra destra e l’altro alla destra del bambino.
Molto lentamente si prende un po’ di cibo dal piatto e lo si offre al bambino, è importante cercare e comprendere il ritmo del bambino senza insistere.
“Hai sete?” si offre dell’acqua al bambino porgendogli il bicchiere.
Si mantiene il contatto visivo con il bambino che se desidera potrà prendere il suo cucchiaio e provare a portare il cibo alla bocca da sè. Se il bambino sperimenta di toccare il cibo con le mani, lo lasciamo fare.
Quando il bambino ci sembra sazio, o allontana la ciotola in segno di rifiuto, la prendiamo la rimettiamo sul vassoio insieme alle posate. Togliamo il bavaglino al bambino, sempre descrivendogli i movimenti che si compiono.
Arrotoliamo la tovaglietta e la ritiriamo. Ci si alza, si riordina la sedia. Si prende il vassoio e lo si porta in cucina.
A seconda dell’età del bambino il momento del pasto sarà molto differente, egli diventerà sempre più partecipativo ed indipendente.

SCOPO DIRETTO
Cura di sè nel momento del pasto.

SCOPO INDIRETTO
Sviluppare l’indipendenza.
Favorire la relazione con il bambino.
Sviluppare il linguaggio.
Stimolare la concentrazione.

PUNTO D’INTERESSE
Il cibo

(attività tratta dal mio Album come Educatrice Montessori)

Alessia Salvini TataFamilyCoachMontessori

ATTIVITA’ DI VITA PRATICA MONTESSORI: ASCIUGARE A TERRA CON LO STRACCIO E LO SPAZZOLONE

ATTIVITA’ DI VITA PRATICA MONTESSORI: ASCIUGARE A TERRA CON LO STRACCIO E LO SPAZZOLONE

ETA’
Dai 24 mesi.

DESCRIZIONE
Un grembiule, uno straccio e uno spazzolone.

PRESENTAZIONE
Per terra il pavimento è bagnato, è stata rovesciata dell’acqua. Se il bambino è interessato, lo si invita a lavorare: “Vuoi lavorare? Vedi per terra è bagnato….asciughiamo?”.
Si va a prendere il grembiule e lo si indossa.
Si prende lo straccio e lo si distende aperto a terra.
Si prende lo spazzolone e lo si appoggia dalla parte della spazzola sullo straccio, più precisamente sulla prima metà verso di noi (verso il basso).
Si appoggia il bastone a terra.
Si va verso lo,straccio e, con entrambe le mani, si afferra con la presa a pinza i due angoli superiori dello straccio, si sollevano verticalmente e si ripiegano all’indietro sul dorso della spazzola.
Si ritorna ad afferrare il bastone tenendolo impugnato con la mano destra più in basso (verso metà) col palmo rivolto verso l’alto e con la mano sinistra più in alto e col palmo rivolto verso il basso.
Facendolo scorrere a terra si raggiunge la parte bagnata da asciugare.
Muovendo le braccia avanti e indietro, lo si passa più volte sulla zona bagnata asciugandola.
A questo punto si riappoggia per terra lo spazzolone si va verso lo straccio, lo si afferra nello stesso modo di prima e lo si apre a terra.
Si riprende lo spazzolone e lo si riappende al suo posto, in un apposito armadietto, o appeso ad un gancio al muro.
Si prende lo straccio da terra e lo si mette ed asciugare.

NOTA
Eventualmente si potrà passare e ripassare più volte lo spazzolone con lo straccio a terra per asciugare meglio il pavimento. Questo ovviamente prevede durante il lavoro di strizzatura dello straccio, che (in base alle capacità del bambino) dovrà essere mostrata al bambino o effettuata dall’adulto.

SCOPO DIRETTO
Coordinazione dei movimenti.
Raffinamento psico-motorio.
Coordinazione oculo-manuale.

SCOPO INDIRETTO
Sviluppare la concentrazione e favorire atti di indipendenza. Imparare ad avere cura dell’ambiente.

PUNTO D’INTERESSE
L’acqua che “sparisce” assorbita dallo straccio.

Alessia Salvini Tata Family Coach Montessori

(lavoro tratto dal mio Album di Educatrice Montessori)
(fotografia scattata ad un Congresso organizzato dall’Associazione Montessori Brescia)

ATTIVITA’ MONTESSORI: LA PREPARAZIONE DELLA MERENDA

Un modo per incoraggiare vostro figlio a consumare spuntini sani è invitarlo o meglio ancora, a dargli gli strumenti e mostrargli come prepararseli da solo.

Se osservate che il vostro bambino è molto interessato ai vostri lavori di vita pratica in cucina e a tagliare, potrebbe essere il momento di mostrargli come si utilizza un coltellino, scegliendone uno con la punta arrotondata e con la lama affilata quanto basta per tagliare una banana o del formaggio morbido.
Mostrategli come afferrare il manico e come utilizzare la posata per spalmare il burro, marmellata e simili. In seguito, dopo che il bimbo avrà imparato ad eseguire questa operazione, potrete mostrargli ad adoperare il coltello per tagliare un alimento molle, per esempio una banana.
Il passaggio successivo, quando sarà un po’ più grande, più forte e più capace di controllare la posata, passate a cibi più difficili come carote e sedano.

Assicuratevi che possa accedere con facilità, senza aiuto, e quindi in completa autonomia, a tutti gli utensili e gli ingredienti di cui ha bisogno per prepararsi la merenda, ricordando di riservare un piano basso agli alimenti che vanno conservati in frigorifero.

Quando avrà acquisito una sufficiente sicurezza, invitatelo a preparare un piatto con una banana affettata e qualche crackers spalmato di marmellata. Aggiungete un po’ di stuzzicadenti (o se preferite delle piccole forchettine) per raccogliere le fettine di frutta dal piatto e suggeritegli di offrire lo spuntino a tutti i membri della famiglia.

Questa modalità di approccio è molto importante per aiutare a rendere sempre più autonomo e responsabile il bambino, e non solo, si va anche a lavorare sul suo senso dell’ordine. Infatti sarà lui che autonomamente andrà a prendere gli attrezzi e gli alimenti che gli servono, compirà il lavoro e dopo che avrà consumato la sua merenda,  la fase di riordino potrà essere quella di portare un oggetto per volta al lavandino e procedere al lavaggio.

Sarà compito del genitore, come sempre, mostrargli la prima volta come si fa: trasportare gli oggetti al lavandino, l’utilizzo del sapone per i piatti, della spugna e il risciacquo con acqua corrente.

La vita, come il Montessori, va mostrata.

E se proprio vogliamo, e il bambino è interessato, possiamo proporgli (mostrandogliela) l’asciugatura delle stoviglie e delle posate con riordino delle stesse al loro posto.
Questa sarà una conclusione del lavoro che lo gratificherà tantissimo, l’acqua ha infatti sempre un gran potenziale di concentrazione e nello stesso tempo di rilassamento nel bambino. E se per caso capiterà che non avrà voglia di farlo, non preoccupatevi, non forzatelo, sarà poi lui, quando nutrirà quell’interesse, a farsi avanti per sperimentare sempre più esperienze di vita pratica che vede fare a voi quotidianamente in casa, nel suo ambiente.

Infine un’altra interessante attività che si può scegliere di proporre al bambino in questo contesto è ovviamente l’apparecchiatura, utilizzando il  tavolino (con un paio di sedie abbinate) alla sua altezza che solitamente adopera per i suoi lavori; utilizzando, volendo, le pratiche tovagliette con già disegnate sopra le posizioni dove andranno disposte posate, piatto e bicchiere. E chiudendo il ciclo del lavoro: la sparecchiatura.

So che qualcuno mi scriverà sicuramente per chiedermi l’età a cui proporre queste attività, come sempre vi rispondo che non c’è un’età fissa, vi potrei dire intorno ai 2 anni di età, ma sarà come sempre il vostro bambino, attraverso la vostra osservazione, a dirvi quando sarà ora di predisporlo nell’ambiente.

Buon lavoro e buone merende a voi tutti!

Alessia Salvini Tata Family Coach Montessori
“Il Montessori a casa” di Alessia Salvini
Educatrice Coach Consulente Familiare

L’ATTENZIONE È UNA RISORSA TERRIBILMENTE IMPORTANTE, MA ANCHE TERRIBILMENTE SCARSA

Sia dal punto di vista psicologico che da quello economico, l’attenzione è una risorsa terribilmente importante ma anche terribilmente scarsa. Oggi l’attenzione è una risorsa sempre più scarsa. Gli stimoli, l’informazione senza forma, le notizie orfane che penetrano in noi continuamente attraverso la nostra quotidiana esposizione ai mass-media ci rubano l’attenzione oltre che il tempo.
È per questo che è necessario riempire d’oro invece che di rifiuti la nostra attenzione, soprattutto quella dei bambini il cui potenziale di apprendimento è infinitamente superiore a quello dell’adulto. L’economia, scienza della ricchezza ma anche scienza della povertà, perché ha a che fare con risorse limitate o scarse, ci ricorda che il tempo non solo ha un costo come ogni altra cosa, ma è una risorsa limitata; se lo si dedica ad attività irrilevanti, a ricevere informazioni insignificanti poi non ne resta abbastanza per volgere la nostra attenzione, per acquisire quegli schemi concettuali e quelle informazioni di base che sono le vere nozioni che renderebbero comprensibili proprio quei resoconti e quelle notizie transitorie che riceviamo a migliaia ogni giorno. Siamo così abituati al consumo di informazioni che ci occupiamo più delle novità dei fatti che accadono che della loro comprensione.
Come scrive una psicologo, premio Nobel per l’economia,”sebbene nella nostra società sia abbastanza diffusa la critica alla marea di informazioni da cui si è subissati, ben pochi sono gli esempi di persone che deliberatamente hanno assunto atteggiamenti difensivi per proteggersi dall’effimero e dall’evanescente. A molta gente sembrerà un’idea da romanzo che le notizie non debbano essere ingerite semplicemente perché sono lì”.
L’ambiente, soprattutto l’ambiente dell’informazione con cui oggi i bambini hanno a che fare ogni giorno, promette divertimento ma educa alla disattenzione, e la disattenzione è una malattia dell’attenzione. Oggi, il richiamo montessoriano sul valore della concentrazione mentale appare, come molti degli aspetti del messaggio pedagogico di Maria Montessori, di grande attualità, anzi, più urgente oggi di quanto non lo fosse agli inizi del secolo. I bambini sembrano molto più restii a concentrarsi in un compito continuativo, ad ordinarsi interiormente . Perché in un mondo ricco, in una società affluente come la nostra esiste questa povertà di risorse dell’attenzione? È uno dei paradossi educativi del nostro tempo, che si ritrova poi ai vari livelli scolastici e che è forse una delle cause del calo della qualità dell’apprendimento che numerose ricerche fatte nei paesi industrializzati e numerosi indicatori internazionali cominciano a registrare.
Lo osserva anche Gardner (confrontando la sua esperienza di studente con quella dei bambini e dei giovani da lui avvicinati decorso delle sue ricerche): “Spero di nome romanticizzare il mio passato, ma ho l’impressione che un tale continuativo impegno e piacere fossero più comuni nell’America di trenta-quarant’anni fa che non oggi. Ho osservato che oggi, mentre i bambini possono scegliere fra molte attività, pochi di loro rimangono immersi in un particolare compito abbastanza a lungo dai raggiungere la competenza e il piacere cui mi riferisco. Forse ci sono troppe opportunità, forse la durata dell’attenzione è stata erosa dai tempi concitati della televisione e dei video games, forse il ritmo della vita è troppo affrettato o forse lo spartiacque consiste in una combinazione di tutti questi fattori”.

Maria Montessori dice: “Il fenomeno della concentrazione ha guidato fin da principio la costruzione di questo metodo, se può chiamarsi questo un metodo. La concentrazione avviene quando i bambini si occupano con un materiale, sempre con un materiale, mai senza un materiale”. La mente per concentrarsi ha bisogno di oggetti, “senza oggetti il bambino non si può concentrare”; l’oggetto, sia sul piano cognitivo che affettivo, è un mediatore tra l’interno e l’esterno.
(R. Regni)

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori
“IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini

LE MIE OSSERVAZIONI, IERI, IN UNA SCUOLA PRIMARIA MONTESSORI DI MILANO

Sono le 9.30 in punto e, col mio sgabello in mano, entro nel largo corridoio che porta alle classi della primaria Montessori.
Scelgo inizialmente di entrare nella classe di matematica che accoglie circa 18 bambini di 1* e 2* elementare; e qui l’emozione e il profondo rispetto per il bambino arrivano fino ai miei occhi, che si illuminano e non si stancherebbero mai di osservare questo “bambino libero e felice di lavorare, conoscere, imparare e sperimentare a scuola”.
Vedere per credere, anche se Maria Montessori diceva “Credere per vedere!”
Inizia la mia osservazione, prendo nota, scrivo dei lavori che vedo, dei bambini, dell’organizzazione del lavoro, dell’adulto, dell’ambiente, ma soprattutto di “come” avviene tutto questo, di quello che sento e percepisco in queste aule insieme a tutti questi bambini.
I bambini al lavoro con le Tavole di Seguin, le perle, unità, decine, centinaia, migliaia, i cartoncini con i problemi, il lavoro delle moltiplicazioni, divisioni, somme e sottrazioni, il disegno dei solidi….il tutto rigorosamente da toccare, maneggiare, contare anche in collaborazione con un compagno…sul tavolo o a terra su un tappeto.
Mi sposto nella classe sempre di 1* e 2* , ma d’italiano. Qui vi sono circa 21 bambini con una maestra e si lavora all’alfabetario mobile, alle nomenclature dei pesci e dei fiori, all’analisi grammaticale, la divisione in sillabe, ecc…
Ed è bello osservare i dettagli: un bambino fermo in mezzo alla classe assorto dalla lettura di un vocabolo ritrovato sul dizionario; cinque bambini seduti a un tavolo lavorano ognuno al proprio lavoro, ugualmente c’è aiuto, si scambiano qualche breve parola, socializzano, poi passa la maestra e chiede come stanno procedendo i lavori; un bambino da solo ad un altro tavolo legge tranquillamente un libro.
Arriva l’ora del merenda del mattino: pane e banana, ognuno riceve il suo tovagliolo di carta, si siedono tutti in cerchio a terra e mangiano; al termine ogni bambino va a gettare la buccia di banana in un contenitore apposito e il tovagliolo (raccolto dai quattro angoli: dettaglio Montessoriano) nel cestino della carta.
Ognuno torna al suo lavoro e i bambini instancabili ritornano a concludere le loro attività e poi subito dalla maestra ( seduta a un tavolo con altri bambini) per mostrare il tutto ed avere altro lavoro da svolgere…..e se la maestra è impegnata con un altro bimbo è naturale attendere con educazione il proprio turno.
Poi sono passata nella classe di matematica di 3* 4* e 5* e qui da restare a bocca aperta! Sentire i bambini di 5* in collaborazione con la maestra, enunciare teoremi, formule e ragionamenti impensabili per quell’età!!
Se l’ho visto è perché esiste…e se c’è qualcuno che non crede a ciò che ho scritto, lo invito con tutto il mio cuore a partecipare come genitore a una giornata di scuola aperta in una scuola Montessoriana.
Poi rispondetemi e scrivetemi, sarà un piacere leggere e condividere i vostri pensieri!

Alessia Salvini – Educatrice Montessori
Tatafamilycoach Montessori

LA FIDUCIA NEL BAMBINO… E IN ME COME GENITORE – Metodo Montessori

“Non si può essere liberi se non si è indipendenti; quindi, al fine di raggiungere l’indipendenza, le manifestazioni attive della libertà personale debbono essere guidate fin dalla primissima infanzia. Dal momento in cui vengono svezzati, i piccoli  si mettono in cammino lungo la rischiosa via dell’indipendenza. (..)
Però è ancora un essere dipendente, perchè non è capace di camminare, di lavarsi o di vestirsi, e non può chiedere ciò che vuole in linguaggio intelligibile. Egli è lo schiavo di tutti. All’età di tre anni, il bambino dovrebbe essersi fatto in gran parte indipendente e libero. Non abbiamo ancora compreso nel suo vero senso l’alto concetto dell’indipendenza poichè le condizioni sociali in cui viviamo sono ancora servili.
(…) chi è servito è leso nella sua indipendenza. Questo concetto sarà il fondamento della dignità degli uomini futuri: “Non voglio essere servito, perchè non sono un impotente, ma dobbiamo aiutarci gli uni gli altri, perchè siamo esseri socievoli”: ecco ciò che bisogna conquistare prima di sentirsi veramente liberi. Un’azione pedagogica efficace sui teneri bambini deve essere quella di aiutarli ad avanzare sulla via dell’indipendenza.
Aiutarli ad imparare a camminare senza aiuto, a correre, a salire e scendere le scale, a rialzare oggetti caduti, a vestirsi e a spogliarsi, a lavarsi, a parlare per esprimere chiaramente i propri bisogni, a cercare con tentativi di giungere al soddisfacimento dei propri desideri – ecco l’educazione all’indipendenza.
Noi serviamo i bambini; e un atto servile verso di loro è non meno fatale di un atto che tende a soffocare un loro moto spontaneo utile.
Crediamo che i bambini siano simili a fantocci inanimati: li laviamo, li imbocchiamo come essi fanno con la bambola. Non pensiamo mai che il nostro dovere verso il bambino, il quale non fa, non sa fare, ma dovrà poi fare ed ha i mezzi fisio-psicologici per imparare a fare, è senza eccezione quello di aiutarlo alla conquista di atti utili. La madre che imbocca il bambino senza compiere il minimo sforzo per insegnargli a tenere il cucchiaio e a cercare la propria bocca, o che almeno non mangia ella stessa invitandolo a guardare come fa, non è una buona madre.
Chi non comprende che insegnare a un bambino a mangiare, a lavarsi e a vestirsi, è un lavoro ben più lungo, difficile e paziente che imboccarlo, lavarlo e vestirlo?
Il primo è il lavoro di chi educa: il secondo è il lavoro inferiore e facile del servo; non solo un lavoro inferiore e facile, ma anche un lavoro pericoloso che chiude vie, pone ostacoli alla vita che si svolge e, oltre alle conseguenze immediate, ha più gravi conseguenze lontane. (….)

Tutto quanto è aiuto inutile e impedimento allo sviluppo delle forze naturali.

(Maria Montessori – tratto dall’omonimo capitolo in “Educare alla libertà”)

Parole forti di Maria Montessori in relazione a un delicatissimo argomento: fin dove “arrivare” con il nostro “aiuto”, e soprattutto se darlo oppure no; un argomento che approfondisco molto con le mamme con le quali svolgo il mio lavoro di consulenza e dal quale capisco che è davvero un punto molto difficile per loro.
E’ una scelta molto delicata, e soprattutto molto “personale”. Certo ci sono delle linee guida, delle regole alle quali attenersi nella quotidiana relazione con il bambino tenendo ovviamente conto anche della sua età; ugualmente vedo e ritengo indispensabile svolgere un lavoro di approfondimento per ogni “rapporto adulto/mamma-bambino, i loro tempi insieme, la routine instaurata dal bambino ed eventuali cambiamenti in corso.
Alla base di tutta questa attenzione vi è lo svolgersi in maniera naturale e rispettosa dell’autonomia del bambino che deve essere già “vista” dalla nascita; un’attenzione nei confronti del bambino e nella preparazione del suo ambiente derivante da una sempre più attenta osservazione da parte nostra.
E quale resta resta secondo voi il principio fondamentale sul quale si può “creare e svolgere” tutto ciò di cui parla la Montessori? La FIDUCIA NEL BAMBINO!
Come dico sempre, senza la fiducia, che deve prima partire da noi adulti verso il Bambino e verso noi stessi, non riusciremo a fare molto. Lo so molto bene, non è facile, primo perchè l’ho vissuto, secondo perchè lo vedo nella maggior parte dei genitori con i quali lavoro.
Confermando le meravigliose e vere parole di Maria Montessori, prima di Educare i nostri bambini, dobbiamo Educare noi stessi. Cosa vuol dire? Vuol dire che se vogliamo scegliere di agire consapevolmente nei confronti dei nostri bambini, dobbiamo fare prima (e durante) un lavoro, più o meno profondo, su noi stessi.
Un consiglio in merito a questo? Guardate ai vostri bambini non come “una difficoltà, un problema, un ‘non so se ce la faccio’…”, ma come opportunità di miglioramento di voi stessi come persone. Quindi guardate con Fiducia i vostri bambini dicendovi “Come io posso essere utile alla tua crescita…cosa posso imparare da te oggi…e ringraziate per ogni esperienza “dolorosa o gioiosa” che il vostro bambino vi ha dato la possibilità di vivere.

Felici esperienze e felice crescita anche a voi genitori….perchè genitori non si nasce…si diventa!

Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

FACCIAMO LA PACE – IL TAVOLO DELLA PACE MONTESSORI

Di tanto in tanto, i bambini litigano con i fratelli o i compagni. Il motivo può essere banale come un turno di gioco oppure importante come un’amicizia. Talvolta i piccini arrivano al punto di essere troppo arrabbiati per ragionare. E’ qui che entra in scena il tavolo della pace, un luogo dove possono calmarsi seguendo una procedura che mette subito fine al diverbio.

COME SI PROCEDE:
Si tratta di un tavolo a misura di bambino con due sedie, una campanella e un fiore o un ornamento che simboleggi la pace, magari una rosa, una colomba o un rametto d’ulivo. Se non c’è molto spazio, andranno benissimo due sedie accostate, un tappeto nell’angolo della stanza o persino un punto particolare delle scale. Quando i bambini si sono abituati, può darsi che vadano al tavolo della pace senza bisogno di esortazioni; in altre occasioni, un genitore o un fratello più grande può accorgersi di un alterco in corso e suggerire agli interessati di risolvere il problema al tavolo della pace.
Una volta lì, occorre rispettare una certa procedura. Il bimbo che si sente particolarmente offeso posa una mano sul tavolo e l’altra sul petto, indicando che dirà la verità, che parlerà con il cuore. Quindi guarda l’altro bambino, ne pronuncia il nome e spiega il suo stato d’animo su quanto è appena accaduto e il modo in cui vorrebbe superare il disaccordo.

Poi tocca al secondo e il dialogo prosegue fino al raggiungimento di un’intesa. Se i due litiganti non riescono a trovarla da soli, avranno bisogno di un mediatore, un genitore o un fratello più grande. Se il problema è troppo complicato, possono convocare un consiglio di famiglia, durante il quale tutti ascoltano le due versioni della storia. Grazie al tavolo della pace i bambini imparano che, a prescindere dalle loro dimensioni, dall’età o dalla posizione all’interno della famiglia, il loro punto di vista verrà ascoltato e riceveranno un trattamento equo. L’insegnamento fondamentale che traggono da queste procedure è la necessità di risolvere i litigi con onestà e buona volontà per mantenere un’atmosfera armoniosa e collaborativa nell’ambiente domestico.
(Tim Seldin – “I bambini hanno bisogno di fiducia”)

Ho scelto di riportare la spiegazione del “Tavolo della pace” descritta molto bene da Tim Seldin, la trovo un’ottima soluzione/procedura da cui prendere spunto sul come affrontare momenti difficili, importanti e delicati nella relazione tra i bambini. Ed è soprattutto un invito a riflettere più profondamente sul COME, sull’approccio, sull’avere rispetto nell’ascoltare il bambino, responsabilizzarlo sulle sue azioni, dargli quindi fiducia e in questo modo stiamo lavorando per accrescere la sua autistima e la fiducia nelle sue capacità.

(da “IL MONTESSORI A CASA” di Alessia Salvini)
Alessia Salvini TataFamilyCoach Montessori

L’AUTONOMIA

Quanto ci piacerebbe che i nostri bambini siano un po’ più autonomi proprio nel momento della preparazione per uscire di casa al mattino? Un sogno? No, tanta pazienza e dedizione nel seminare qualcosa che col passare dei giorni e delle settimane diventi una normale routine. Approfondiamo questo argomento con un occhio montessoriano.

L’arte di vestirsi. Partiamo da quando i bambini sono più piccoli, quando cominciano ad allungare una mano per accompagnare la vestizione e quando a 18 mesi cominciano a infilarsi le mutandine da soli, ad alcuni di loro può piacere per gioco indossare gli abiti dei genitori; questi segnali indicano che vostro figlio è pronto a vestirsi da solo. In questi casi, proprio come un  gioco, sedetevi sul pavimento con lui e infilatevi entrambi un paio di pantaloni, dei calzini e una maglietta; oppure organizzate qualche “seduta di prova” con sciarpe, cappelli, guanti  e pantofole. Anche in questo caso il modo più corretto per “insegnare al bambino” non è spiegare, ma dimostrare “facendo”.

Anche per quanto riguarda l’argomento dell’autonomia,  è alla base di tutto (quindi molto importante)  la preparazione del suo ambiente. Infatti nella sua cameretta dovrete aver organizzato ganci, ceste, mensole e attaccapanni abbastanza bassi affinchè il bambino possa raggiungerli autonomamente, e cassetti che possa aprire senza dover chiedere il vostro aiuto. Esaminate quindi la sua stanza da questo punto di vista e lasciate alla sua portata quello che di volta in volta è in grado di gestire e utilizzare; osservandolo potrete capire cosa eventualmente aggiungere o togliere. Responsabilizzateli  e verso la fine della giornata chiedete loro che cosa preferiscono indossare il giorno dopo, soprattutto se si tratta di una giornata dove farete qualcosa di diverso e particolare. Potete anche agevolare questo momento acquistando capi che il vostro bambino possa mettersi e togliersi più facilmente: pantaloni con l’elastico in vita, evitare indumenti con molte zip o tanti bottoni finchè il bambino non è in grado di allacciarli e, per lo stesso motivo, inizialmente optate per scarpe da chiudere con il velcro.  Ricordate un concetto molto importante: cercate di essere pazienti, i bambini hanno bisogno di molto allenamento.

Qualche consiglio pratico!!

Come imparare in tre mosse a indossare il giubbotto.  Prima di tutto organizzate un ingresso con un panchetto per le sue scarpe, un gancio basso (alla sua altezza) sul quale il bambino possa appendere il giubbotto e insegnategli a tirare fuori le maniche ogni volta che se lo toglie.

  1. Stendere sul pavimento il giubbotto con la parte esterna appoggiata a terra e posizionarsi con i piedi di fronte al colletto del giubbotto.
  2. Chinarsi e infilare le braccia dentro le maniche del giubbotto, alzarsi in piedi e sollevare in modo deciso le braccia verso il cielo.
  3. Infilare completamente le braccia nel giubbotto, sistemarselo bene addosso e chiuderlo.

Come riordinare le scarpe.  Quando il bambino si toglie le scarpe, unendole insieme con una molletta da bucato, le recupererà facilmente e troverà la destra e la sinistra già nella giusta posizione per calzarle da solo.

In un prossimo articolo affronteremo l’argomento del bagno e della toeletta personale del bambino.

Per ulteriori informazioni o domande potete scrivermi a  tatafamilycoach@alessiasalvini.it o incontrarmi personalmente ai miei prossimi incontri (sul mio sito o sulla mia pagina professionale di FB).

Alessia Salvini – Tata & Family Coach Montessori
Educatrice Familiare Montessori